Vita in trincea dei medici del 118 in Calabria: lotta contro il tempo e le strade

VIDEO | Dottori, infermieri, autisti: eroi del quotidiano i cui sacrifici spesso vengono ignorati. A raccontare un lavoro, fatto di corse contro il tempo per salvare vite, Antonio Telesa, direttore Suem 

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di P. C.
26 agosto 2019
19:16
Ambulanza
Ambulanza

Ogni giorno una corsa contro il tempo, per salvare vite. E contro l’orografia di un territorio impervio. Le strade tortuose e dissestate. I ritardi infrastrutturali di una regione maledetta. Benvenuti in una delle sale operative del 118 calabrese. Trincea di un plotone di medici, infermieri, autisti, eroi del quotidiano il cui lavoro, i cui sacrifici spesso vengono ignorati.

Le complicate condizioni delle strade

Antonio Talesa è il direttore del Suem 118 nell’area centrale della Calabria e, in particolare, nelle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Rivendica i grandi passi in avanti compiuti dal servizio sanitario di urgenza ed emergenza in un territorio in cui la caccia al medico è sempre aperta e le strumentalizzazioni politiche e campanilistiche sono all’ordine del giorno. Ciò malgrado solo nella provincia di Vibo, ovvero quella più complicata per le condizioni di strade, collegamenti ed in un cui si passa dal mare alla montagna, dagli asfalti asciutti alla neve in poche decine di chilometri, dall’inizio dell’anno sono stati compiuti ben 5.000 interventi, il 35% in codice rosso, in pratica operazioni salvavita: «Il 118 calabrese è un 118 d'eccellenza, funziona molto bene. È uno dei pochi in Italia che ha tutte le ambulanze medicalizzate, ovvero dotate di equipaggio completo», specifica Talesa evidenziando: «Siamo in grado di rispondere al 99 per centro delle richieste della popolazione che necessita di interventi di emergenza».

 

Le chiamate per interventi non urgenti

E’ una terra difficile la Calabria. Qui la distribuzione delle ambulanze riflette pedissequamente i dettami dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ma sovente ci si ritrova a fare i conti con chiamate per interventi che nei fatti si riveleranno non urgenti e che ritardano o talvolta addirittura privano di copertura chiamate per casi più gravi. E’ necessaria, quindi, una presa di coscienza del cittadino-utente, ma anche la creazione di quella che lo stesso direttore Talesa indica come una rete dell’emergenza urgenza:«Stiamo cercando di costruirla questa rete perché da solo il servizio 118 non può fare tutto. Per ottemperare alle esigenze del territorio è necessaria una comunicazione tra i vari attori dell'intero sistema che vede la centrale operativa come fulcro, poi devono essere coinvolti i medici di continuità assistenziale, i medici di base, i pediatri e le associazioni di volontariato», conclude Talesa.

 

 

Giornalista
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