Shuel ha perso la sua ultima battaglia, il ricordo di chi lo aveva in cura

Il giovane originario del Bangladesh è morto all'età di 18 anni. La sua storia nelle parole del direttore del reparto di pediatria di Catanzaro

di Rossella  Galati
19 febbraio 2019
22:48

«Veniva dall’altra parte del pianeta, aveva un diverso colore della pelle, parlava un’altra lingua, aveva abitudini assolutamente diverse dalle nostre ma tutti abbiamo considerato Shuel nostro figlio». Inizia così la riflessione del direttore del reparto di pediatria dell'Azienda Ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro Giuseppe Raiola, dedicata al ragazzo del Bangladesh affetto da una grave patologia tumorale, che proprio in corsia aveva festeggiato i suoi 18 anni ma che oggi ha perso la sua battaglia. «La storia, la bellissima e tristissima storia di Shuel ha fatto sì che si rinnovasse la bellezza e la ricchezza della nostra società, una società, nonostante tutto, in cui ancora prevalgono sentimenti di compassione e di condivisione».

Il giorno del compleanno 

«Shuel il 21 giugno compì 18 anni, il suo ultimo compleanno, nel nostro reparto - ricorda Raiola, che lo ha seguito nel suo percorso di cura - fu una bellissima festa, in cui per qualche ora tutti noi ci sentimmo realmente cittadini del mondo. A festeggiare Shuel - racconta ancora - vi erano ragazzi della stessa età dei nostri figli, provenienti da tutto quel mondo “povero”, spesso vissuto come fastidioso, invadente. Shuel era quello che viene definito “un migrante economico”, spinto dalla disperazione e dalla povertà estrema della sua famiglia, decide di partire dal suo villaggio in Bangladesh per “l’opulenta” Europa alla ricerca di quel pizzico di fortuna che gli avrebbe permesso di far sopravvivere i suoi cari e di poter organizzare il matrimonio di sua sorella».

Il viaggio verso un futuro migliore 

«Ed allora ecco che il 18 aprile del 2017, dopo aver recuperato i soldi per affrontare questo viaggio parte. Parte portandosi dietro il suo bagaglio di miseria e di speranza. Dopo mille peripezie arriva in Libia e dopo aver subito innumerevoli violenze e soprusi, riesce ad imbarcarsi ed affronta quel viaggio che sperava lo portasse verso un futuro migliore. La barca approda a Vibo Valentia ed il ragazzo viene ospitato in più centri di accoglienza sino a quando non inizia a stare male e, quindi l’infausta diagnosi, gli interventi chirurgici, il ricovero prima in ematoncologia pediatrica e poi  in pediatria e la sofferenza, confortato dall’affetto del personale e dei volontari della Fondazione Città Solidale».

L'insegnamento di Shuel

«E proprio grazie all’impegno della Fondazione, del Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Regione Calabria Antonio Marziale, del Lions Catanzaro Host  e del Presidente del Tribunale dei Minori di Catanzaro Teresa Chiodo, Shuel riesce a realizzare il suo desiderio, quello di riabbracciare la sua mamma, fatta giungere in Italia.

Oggi Shuel ci ha lasciati - conclude il Giuseppe Raiola - ed è andato via in punta di piedi, ma lo ha fatto solo dopo aver assolto al suo mandato, quello di aver fatto riscoprire alla nostra comunità il il diritto di provare ancora compassione e condivisione, in questo mondo globalizzato in cui si è assistito anche alla globalizzazione dell’indifferenza.  Un mondo in cui l’avidità ha avvelenato le nostre anime, ha ostruito il mondo con l’odio, rendendoci cinici e crudeli. Ciao Shuel, ragazzo mite e cortese, grandioso rivoluzionario delle coscienze, ciao!»

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