Tumore al seno, presto una rete regionale per la cura delle neoplasie femminili

VIDEO | Capofila del progetto la breast unit dell'ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro, il primo in Calabria per numero di interventi

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di Rossella  Galati
18 febbraio 2020
18:07

Una rete regionale per la cura delle neoplasie mammarie. È l’obiettivo a cui punta la breast unit dell’ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro, il centro integrato per il trattamento dei tumori alla mammella, coordinato dal direttore di chirurgia plastica Franco Abbonante che ha avviato la procedura per ottenere la certificazione Eusoma, il riconoscimento di qualità conferito dal massimo organismo scientifico europeo che si occupa di tumore al seno.

Il gruppo multidisciplinare del centro di senologia, già dotato di un numero telefonico dedicato per abbattere tempi d’attesa e garantire alle donne una visita specialistica immediata (0961883241), prende in carico le pazienti dal momento della diagnosi fino alla terapia, senza trascurare l’aspetto psicologico del percorso. Un sforzo che ora deve necessariamente allargare il suo raggio d’azione coinvolgendo tutti i presidi calabresi, da Reggio Calabria a Cosenza, da Lamezia Terme a Crotone.

Contrastare la migrazione sanitaria

«La breast unit dell’azienda ospedaliera di Catanzaro è pioniera in questa organizzazione – spiega Abbonante - che accoglierà tutti i professionisti all’interno. I casi verranno discussi in un core team, un gruppo che deciderà la strategia da seguire e poi i pazienti, a seconda della complessità dei casi, potranno essere trattati o negli ospedali di provenienza oppure all’interno dell’ospedale regionale di Catanzaro».

Dunque il nosocomio catanzarese, il primo in Calabria per numero di interventi per tumore al seno, secondo un'indagine realizzata dal portale sulle strutture sanitarie italiane doveecomemicuro.it relativa al 2017, è in prima linea per arginare il fenomeno della migrazione sanitaria. «Il dato negativo regionale – conclude lo specialista - è che su 1450 nuovi casi trattati nel 2017, circa 600 sono andati fuori regione per farsi operare in ospedali del centro e del nord. E questo non è più accettabile».

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