Emergenza pandemia

Covid, Gimbe: «Obbligo vaccini? È un problema politico. Meglio ragionare in un’ottica di responsabilità civile»

Il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta: «Immaginare in questo momento un imposizione di popolazione è molto difficile, perché bisogna definire la contropartita e capire quali sono le conseguenze per chi non vi adempie»

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di Redazione
6 settembre 2021
11:33
Nino Cartabellotta (foto Ansa)
Nino Cartabellotta (foto Ansa)

Per l'obbligo vaccinale, «vanno superate problematiche politiche e operative. In Parlamento probabilmente non ci sarebbero i numeri per approvarlo e bisogna ragionare sulle sanzioni per chi non adempie all'obbligo». A fare il punto è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, alla trasmissione 'L'Italia s'è desta' su Radio Cusano Campus.

Sull'obbligo, la prima problematica è politica, ragiona Cartabellotta, «perché a mio avviso oggi i numeri in Parlamento non ci sarebbero per farlo passare. Immaginare in questo momento un obbligo di popolazione è molto difficile, perché bisogna definire la contropartita e capire quali sono le conseguenze per chi non vi adempie». Quella che oggi è la libertà individuale di non vaccinarsi, aggiunge, «quando si somma, finisce per limitare le libertà altrui, con i cambiamenti di fascia di rischio delle Regioni, ma anche per occupare posti letto ospedalieri. Cerchiamo di ragionare in un'ottica di responsabilità civile, come ha detto il presidente della Repubblica Mattarella».


Cartabellotta rileva anche come la chiamata attiva (fatta dopo la prenotazione volontaria) abbia funzionato poco perché «fatta in maniera frammentata, ostacolata anche da problemi di privacy a mio avviso inesistenti: il medico di famiglia non riesce a risalire dagli archivi ai pazienti non vaccinati». Ad oggi «oltre 38 milioni di persone hanno completato il ciclo vaccinale e poco più di 4.6 milioni hanno fatto una sola dose - rileva Cartabellotta -. Il dato è sicuramente positivo, tenendo conto anche che ad agosto c'è stata una flessione importante per varie ragioni. Ci sono però più di 16 milioni senza neanche una dose, dai quali bisogna sottrarre i 5 milioni di bambini da zero a 11 anni». Da un punto di vista epidemiologico, quando c'è una fetta di popolazione che non può essere vaccinata, conclude l'esperto, «non si può utilizzare il termine di immunità di popolazione perché la fascia di non vaccinabile è una sacca di circolazione virale».

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