Nuova era

«L’Intelligenza artificiale può salvarci dall’infarto»: Indolfi a Catanzaro racconta la rivoluzione nella cura delle malattie cardiovascolari

VIDEO | Il primario della Dulbecco commenta l’applicazione dell’Ia alla medicina: «Non sostituirà il medico ma con un elettrocardiogramma e uno smartphone avremo diagnosi che nessun cardiologo riesce a fare» 

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di Luana  Costa
12 giugno 2024
15:37

«Ci troviamo di fronte a una tecnologia dirompente». Così il primario del reparto di Cardiologia dell'azienda ospedaliero universitaria Dulbecco di Catanzaro, Ciro Indolfi, commenta l'applicazione dell'intelligenza artificiale alla medicina. Questa mattina le possibili implicazioni e sviluppi sono stati descritti nel corso di un seminario tenuto all'università Magna Grecia a cui ha partecipato il professor Youngiin Cho, cardiologo e pioniere degli studi di intelligenza artificiale nelle sindromi coronariche acute dell'Università di Seul.

«Quello che sarà possibile in futuro è di poter fare delle diagnosi in maniera semplice» ha illustrato Indolfi. «Da un elettrocardiogramma sarà possibile fare una diagnosi che nessun cardiologo riesce a fare, ad esempio, della prognosi del paziente e del tipo di infarto. La tecnologia insomma aiuterà nel trattamento dei pazienti con infarto».


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«Sarà come avere una seconda opinione - spiega ancora Indolfi - per poter confermare le diagnosi e ad avere una maggiore certezza per iniziare le terapie opportune. Siamo di fronte ad un cambio di paradigma: non più un sistema computeristico come quelli che utilizziamo adesso ma sistemi che potranno aiutare il medico. L'intelligenza artificiale non sostituirà il medico; al momento ci sono timori ma in realtà sarà solo un aiuto. Consentirà ad esempio nel campo dell'oncologia di eseguire delle diagnosi di tumore al seno in modo più preciso».

Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la prima causa di morte nell'uomo e nella donna, principalmente come conseguenza delle mancate diagnosi e al ritardo nella terapia dei pazienti con infarto. «Il sud è messo peggio - ha aggiunto ancora - la mortalità è maggiore nell'uomo e nella donna al sud per infarto. Abbiamo quindi bisogno di strumenti nuovi per poter ridurre la  mortalità».

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All'università di Catanzaro ci sono già delle sperimentazioni in corso: «Stiamo utilizzando un sistema che ci consente, attraverso la fotografia dell'elettrocardiogramma realizzato con uno smartphone, di poter fare una diagnosi e di poter avere delle informazioni che prima non erano pensabili. Siamo di fronte ad un nuovo paradigma della medicina». 

 

Giornalista
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