Sanita’ Calabria

L’Opi Cosenza sui 250 milioni non spesi: «I soldi ci sono, perché non si investono su strutture e assunzioni?»

Il presidente dell'Ordine provinciale delle professioni infermieristiche Fausto Sposato interviene sulla vicenda dei fondi stanziati per emergenza Covid e potenziamento della rete ospedaliera ancora fermi nelle casse della Regione. «Si individuino le responsabilità»

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di Redazione
29 settembre 2021
11:33

Sulla vicenda dei 250 milioni fermi nelle casse della Regione e che, stanziati da Governo e Unione europea, sarebbero serviti per affrontare l'emergenza Covid e rafforzare inoltre la rete ospedaliera e territoriale, interviene anche l'Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi) di Cosenza. «Non ci spieghiamo perché non siano stati utilizzati per le assunzioni e, ancora peggio, investiti in strutture, attrezzature, tecnologie. Ancora oggi non è stata pagata l’indennità Covid agli operatori e nessuno sa darci una spiegazione», sottolinea il presidente Fausto Sposato.

«Possibile che nessuno se ne sia accorto? A prescindere dai colori politici e dalle diverse appartenenze nessuno ha controllato, programmato e verificato?», si chiede, aprendo poi una riflessione più ampia: «Sono anni che lo ribadiamo, se non si individuano le responsabilità che causano tale immobilismo la nostra terra è destinata al fallimento sanitario. Occorre invece monitorare costantemente e garantire, in continuità, il diritto ai cittadini. Come? Con nuove strutture, con l’assunzione del personale a tempo indeterminato e con l’aumento degli standard qualitativi imposti in questo periodo. I soldi ci sono».


Sposato solleva poi un'altra questione: «Il 15 % del personale assunto per curare ed assistere svolge altre funzioni, per motivi di salute o per “altre motivazioni”. Si cambi la loro qualifica oppure si consenta di fare ciò per cui si è stati assunti ed inquadrati. Garantire gli operatori equivale a garantire maggiormente la salute e la sicurezza dei pazienti che rappresentano il terminale di questa filiera. La qualità delle cure deve essere oggetto di attenzioni da parte delle Istituzioni. Se ciò non si riesce a fare, intervenga direttamente il ministero».

«Il modello hub spoke è ormai fallito, la dotazione organica non è più adeguata e le responsabilità non vengono accertate. Ognuno faccia il proprio: per questo motivo ci aspettiamo dal prossimo governatore della Calabria un segnale di cambiamento radicale e reale. I pazienti sono “impazienti” - conclude - ed il personale tutto attende una inversione di rotta ed un forte impatto per riprendere il sistema sanitario».

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