La testimonianza

La buona sanità calabrese, il racconto di un papà lombardo: «A Lamezia mio figlio ha avuto cure eccellenti»

Il genitore ha voluto scrivere una lettera di ringraziamento al commissario Guido Longo per la professionalità e l'umanità incontrate al Centro di fibrosi cistica dell'ospedale Giovanni Paolo II

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di Redazione
17 ottobre 2021
06:30

La buona sanità? Esiste, certo. Anche in Calabria? Ovviamente. Si tratta di riconoscerla e farla scoprire anche a chi tende a sottovalutare costantemente le capacità professionali dei medici che operano in questa regione. Dal Centro regionale di fibrosi cistica situato nell’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme arriva una storia che rappresenta un monito per tutti i calabresi, e soprattutto quelli che tendono a guardare sempre oltre – e cioè verso il Settentrione – prima di intraprendere il percorso sanitario necessario a curarsi.

La testimonianza arriva da un operatore del 118 – un pilota – che vive e opera in Lombardia, cioè nella regione in cui il sistema sanitario è da sempre considerato uno tra i migliori d’Italia. Questa estate, il figlio appena adolescente ha avuto necessità di cure urgentissime per un aggravamento del suo quadro clinico. La prima reazione: prendere un volo e tornare in Lombardia. Ma la fortuna, stavolta, ha voluto che non ci fosse il tempo per farlo... Una vera fortuna alla luce della successiva esperienza nel Centro di fibrosi calabrese. A raccontare l’inattesa esperienza positiva vissuta è lo stesso papà del ragazzo, come riporta una nota dell'Asp di Catanzaro. In sintesi: non soltanto tutto è filato liscio dal punto di vista strettamente sanitario, ma l’ambiente incontrato – sul piano strutturale e umano – ha lasciato di stucco lo stesso operatore sanitario lombardo. Da qui il ringraziamento al commissario Guido Longo attraverso una lettera.


Lavorando nel mondo sanitario, scrive il genitore, ha avuto modo di vedere giornalmente la gestione della macchina sanitaria nella più importante regione italiana. Per questo, quando il figlio è stato male mentre si trovava in Calabria, aveva forti dubbi a farlo curare nella nostra regione. Ma è stato “costretto”, in quanto le condizioni del ragazzo sono precipitate e necessitavano di un controllo ospedaliero urgente. Essendo «estremamente prevenuto nei confronti del servizio sanitario calabrese (dopo aver visto le varie inchieste televisive e giornalistiche), ho cercato di partire immediatamente via aereo per tornare all’ospedale di Torino», si legge.

Dopo un rapido confronto dei parametri del figlio, con il personale dell’ospedale di riferimento della famiglia il genitore del ragazzo è stato «fortemente consigliato» di recarsi al pronto soccorso dell’ospedale di Lamezia Terme e di chiedere le cure del Centro regionale di Fibrosi cistica calabrese lì localizzato. «Le scrivo proprio per ringraziare lei e tutta lo staff dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme per la qualità di cure ricevute ma, ancor di più per le doti umane dimostrate da tutto il personale del Centro per il trattamento della Fibrosi cistica – si legge nella lettera del papà a Longo -. Nonostante fossimo nel pieno del fine settimana di ferragosto abbiamo trovato una professionalità e un’empatia di livello eccellente».

Nella lettera il papà del ragazzo scrive di aver trovato un reparto «moderno, pulito, personale estremamente attento al rispetto dei protocolli Covid. Le parlo proprio di tutti, ho trovato professionalità e umanità a partire dagli addetti al servizio di ristorazione e pulizia ad arrivare alla primaria del reparto che, seppur in ferie nel primo periodo del ricovero, ha seguito costantemente l’evolversi della prognosi di mio figlio. Nei 12 giorni di ricovero di mio figlio abbiamo ricevuto tutto il sostegno e le agevolazioni necessarie per riuscire a “seguire” il nostro ragazzo. Da cittadini normali quali siamo, consideriamo tutto questo un valore aggiunto che ha fatto ben figurare la sanità calabrese».

Il papà del ragazzo ha ringraziato tutti, «la dottoressa Mariangela Garofalo e la fisioterapista Alessandra D’elia che hanno seguito diuturnamente Giacomo accollandosene le preoccupazioni anche nel loto tempo libero, gli infermieri del reparto Giuseppe e Pietro con tutti i loro colleghi, sempre presenti e puntuali, costantemente pazienti anche con un adolescente costretto nel pieno delle vacanze ad un letto ospedaliero e soprattutto alla dottoressa Mimma Caloiero che dirige un reparto con standard strutturali e organizzativi all’avanguardia. Le garantisco che le prestazioni che abbiamo ricevuto, la professionalità e l’empatia dimostrata rimarranno per sempre nei nostri cuori “nordici”».

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