Vaccini, Calabria unica regione dove AstraZeneca è proposto a tutti anche a chi è “sconsigliato”

VIDEO | In Italia il farmaco britannico viene somministrato preferibilmente a chi ha più di 60 anni. La direttiva della Cittadella invece è di segno opposto. Ma spesso chi si presenta agli hub vaccinali non può sottoporsi all’iniezione. Il caso di Reggio (ASCOLTA L'AUDIO)

di Elisa Barresi
27 maggio 2021
15:36

Non c'è pace per la campagna vaccinale a Reggio Calabria che dopo aver superato la bufera legata alla disorganizzazione iniziale deve fare i conti che il nuovo protocollo della Regione che non sembra rispondere alle esigenze del territorio. Una peculiarità tutta nostrana è la scelta della Regione di preferire, senza distinzione di età, l’inoculazione di AstraZeneca. Una scelta che va in direzione opposta a quella del resto d’Italia, probabilmente per smaltire le dosi presenti in regione a fronte della carenza di Pfizer. Una presa di posizione che, insieme al sistema centralizzato della distribuzione sta nuovamente generando il caos nei centri vaccinali e non solo.

La centralizzazione e le sue pecche

A spiegare cosa sta succedendo e perché sempre più pazienti, anche a Reggio Calabria, vengono rimandati a casa nonostante la prenotazione, è il dottor Sandro Giuffrida, dirigente e responsabile del dipartimento di prevenzione dell’Asp: «La nostra provincia ha sofferto e sta ancora soffrendo – ci spiega amareggiato nel dover constatare nuovi disagi nonostante gli sforzi profusi – in realtà la centralizzazione della distribuzione che noi non contestiamo, non consente di individuare in maniera precisa la quantità di vaccini disponibili da destinare ai vari centri vaccinali». Con la centralizzazione, in pratica, la Regione Calabria, si impegna giornalmente a consultare il sistema di prenotazioni e stabilire quanti dosi e di quale siero inviare a ogni centro.


Prenotati per Astrazeneca ma poi serve Pfizer

La regione, infatti, in base alle prenotazioni invia giornalmente le dosi di siero necessarie. «Obiettivamente sembrerebbe in apparenza tutto molto semplice – ribadisce Giuffrida – ma in realtà non è così perché molti dei soggetti che sono individuati dalla piattaforma come idonei a ricevere AstraZeneca, in realtà una volta arrivati al centro emerge che non possono farlo per ragioni cliniche o ragioni anagrafiche. Questi soggetti vengono al centro vaccinale e qui sono assegnati al Pfizer che, però, non è disponibile quindi vengono rimandati a casa in modo protetto, ovvero, prendiamo i dati e diciamo che saranno ricontattati quando potranno effettuare la vaccinazione ma poiché passano diversi giorni senza avere notizie, perché le dosi Pfizer non arrivano in quantità sufficiente, allora si ripresentano spontaneamente per avere informazioni. In questi casi si vengono a creare delle manifestazioni di protesta, quasi legittime dei cittadini». Questo sistema non fa altro che generare gli assembramenti a cui ormai siamo abituati.

Due pesi e due misure

L’Asp ha più volte segnalato i disagi che questo nuovo sistema sta facendo emergere ma oltre a un “stiamo valutando” non sembra esserci un’apertura tale per accogliere le istanze che arrivano dal territorio. «Alla base di tutto, però, vi è la posizione assunta dalla Regione Calabria che chiede alle varie aziende sanitarie di effettuare la vaccinazione con AstraZeneca anche nei soggetti anche nei soggetti in cui questo tipo di siero non è considerato preferenziale». E qui la Calabria assume una posizione unica in Italia e diversa ad esempio dal protocollo attuato dalla Lombardia. Mentre in altre regioni Astrazeneca viene indicato solo per gli over 60 senza patologie in Calabria viene suggerito anche per le altre fasce d’età in via preferenziale ma questa possibilità di scelta sta mandando letteralmente in tilt i centri vaccinali.

«I vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson sono stati individuati come preferenzialmente somministrabili nella fascia dai 60 ai 79 anni senza patologie, e per le fasce sottostanti non in maniera preferenziale. Questo comporta che il soggetto che si appresta alla vaccinazione, essendo informato di questo dato, spesso rifiuta la vaccinazione con AstraZeneca e Johnson & Johnson e chiede il Pfizer o Moderna. La Regione Calabria, invece, sostiene che la vaccinazione anche nelle categorie sottostanti agli over 60 deve essere effettuata preferibilmente con AstraZeneca cosa che non viene fatta in altre regioni».

Calabria unica in Italia

In Lombardia, giusto per fare un esempio pratico, è stato ufficialmente dichiarato che AstraZeneca e Johnson & Johnson è somministrabile solo agli over 60 e esenti da qualsiasi tipo di patologia. «Quella assunta dalla Lombardia – conferma Giuffrida – è una posizione che si avvicina tanto alle informazioni scientifiche di cui disponiamo. La regione Calabria, invece, indipendentemente dalle normative esistenti, indica in maniera quasi obbligata alle varie Asp di effettuare la vaccinazione con AstraZeneca anche a chi ha meno di 60 anni. Evenienza che non è vietata perchè a scheda tecnica del vaccino lo consente, ma naturalmente si scontra con tutto quello che è stato detto, tutto quello che la popolazione sa su questo vaccino e quello che ha percepito. Questo crea un conflitto tra il medico che propone il vaccino e chi lo deve effettuare».

Cosa succede se si rifiuta Astrazeneca

Sono due i casi che possono verificarsi qualora si rifiuti la somministrazione del vaccino una volta prenotati. «Se il soggetto a cui viene proposto AstraZeneca ha dai 60 ai 79 anni, quindi nella fascia per cui è specificatamente previsto, allora la prenotazione rifiutata sarà cancellata dal sistema quindi dovrà ri-prenotarsi, in pratica è un vero e proprio rifiuto del vaccino. Se, invece, il soggetto è sotto i 60 anni non può essere considerato un rifiuto perché è naturalmente destinato ad altro vaccino e non AstraZeneca. In questo caso i nostri centri vaccinali per andare incontro all’utente, non potendo fare altro in assenza di altre dosi, acquisiscono il nominativo e i contatti del soggetto per organizzare la vaccinazione successivamente».

Sicuramente la scarsa quantità di dosi Pfizer inviate in Calabria sta compromettendo il piano vaccinale e le decisioni prese dalla Regione ma dalle aziende ospedaliere arriva l’ennesima richiesta di ascolto di chi vive il territorio e tutte le relative esigenze.

Giornalista
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