La Calabria non è solo ore di volo su una tabella di marcia. Negli occhi di un altoatesino è soprattutto la scoperta di una terra semplice e complicata, al contempo. Quindici anni di servizio da pilota d’elisoccorso non sono bastati a Gian Luigi Quaia per prepararsi all’addio. Dapprima di stanza alla base di Locri e poi a Lamezia Terme, ha imparato a conoscere palmo a palmo la pelle di una regione ostile nell’orografia ma ospitale nell’accoglienza.

A trattenere ormai solo nei ricordi le cristalline albe sul mar Ionio e le asperità degli atterraggi d’emergenza. «Ai Calabresi rivolgo un grande e caloroso grazie. Qui ho imparato il vero valore dell’essere umano: il rispetto per il prossimo è la vera ricchezza, la vera moneta di scambio».

Dal nord Italia al profondo sud, per anni ha svolto la sua missione in Calabria al servizio delle comunità locali quale ricordo conserva della sua esperienza?

«Professionalmente l’esperienza calabrese mi ha permesso di crescere molto. L’orografia e le particolarità climatiche che contraddistinguono la regione, in particolare la presenza quasi costante di vento e le asperità montane, influenzano molto il volo in elicottero e sono caratteristiche uniche in Italia. Così come il territorio, anche le persone calabresi con le quali ho avuto il piacere di collaborare per quasi 15 anni di attività, si sono dimostrate uniche e mi hanno permesso di crescere molto anche personalmente. L’umanità, la cordialità ma anche i sapori e la natura incontaminata, sono cose che, come molto spesso mi veniva rinfacciato, noi al nord ci siamo dimenticati. Dai colleghi ma soprattutto dalle persone comuni, quelle che incontri per strada, che non conosci ma con le quali scambi quattro chiacchiere giusto per passare il tempo, da loro traspare questa semplicità genuina, questo modo di vivere. Ho talmente riguardo per questa regione e la apprezzo così tanto che l’epiteto “profondo sud” con il quale definite la vostra zona, quasi mi infastidisce: suona come “denigratorio” e la Calabria, non merita di essere trattata così!»

Il pilota di elisoccorso ha una grande responsabilità, soprattutto nelle fasi più concitate dei soccorsi, c’è una esperienza che l’ha particolarmente segnata?

«Ogni volo, ogni missione, ogni soccorso è diverso. L’equipaggio è formato da quattro persone con mansioni molto definite e precise. Per ottimizzare le risorse ed il tempo, fondamentale nel nostro campo, dobbiamo essere molto concisi, concreti, quasi degli automi per evitare fraintendimenti e perdite di tempo. Questo atteggiamento l’ho appreso, per mia fortuna, agli inizi della mia carriera di pilota di elisoccorso: dovevamo trasportare un bambino dall’ospedale del paese dove risiedeva all’ospedale di riferimento. Normalmente, non chiedo notizie sul paziente ma solo le condizioni di trasportabilità e controindicazioni cliniche al volo. Quel giorno, chiesi maggiori dettagli: si trattava di un bambino che avrebbe compiuto 5 anni, il settembre successivo, malato terminale. Vedere quegli occhioni grandi e quel sorriso per “il giro in elicottero” in un bimbo, dello stesso anno e mese di mia figlia ma che realmente pesava la metà, completamente glabro, con aghi e cannule che praticamente gli coprivano oltre metà del corpo e sapendo che le sue aspettative di vita erano praticamente nulle, mi colpì molto. Mi commossi così tanto che mi stupii di me stesso: mi allontanai per non farmi vedere e …

Nemmeno un minuto e poi, avevo solo un dubbio in testa: “e adesso chi porta l’elicottero? Chi si prende le responsabilità? C’è un equipaggio, c’è un paziente, non ci sono altri piloti, non ci sono altri elicotteri! Non me lo potevo permettere. Pragmatismo, cinismo, crudeltà? No, solo professionalità dovuta alla necessità dell’impiego che mi veniva chiesto. Il volo si svolse nel migliore dei modi. All’atterraggio, salutai il bimbo che era letteralmente raggiante per aver visto la spiaggia dall’alto: magra consolazione per non poter fare altro!»

Il sistema di elisoccorso in Calabria ha delle lacune? Secondo il suo punto di vista, che ha vissuto quotidianamente sulle piste, cosa si potrebbe migliorare per rendere il servizio più efficiente per i cittadini?

«Il sistema elisoccorso calabrese è strutturato nel migliore dei modi. Ovviamente, tutto è perfettibile ma avere quattro elicotteri che coprono tutto il territorio può essere considerato un vanto per la Regione. Purtroppo però, il servizio è ormai vetusto poiché riferito ad un appalto di oltre 15 anni il che significa, che l’impiego è riferito a quell’epoca. Non mi riferisco tanto agli elicotteri (che sono manutenzionati e controllati talmente tanto da sembrare nuovi ed estremamente sicuri) bensì alle attrezzature che il personale sanitario utilizza ed alle procedure operative di volo che, negli anni e grazie alle nuove tecnologie, si sono evolute.

Per il nuovo servizio di elisoccorso, disciplinato da una gara d’appalto che dovrebbe essere d’imminente pubblicazione, la politica locale ha preso a riferimento l’equivalente servizio in Lombardia. Pensiero strettamente personale e quindi relativo, non capisco perché scopiazzare un servizio, seppur efficiente, ma strutturato in una regione che non ha nulla a che vedere con la Calabria, che ha una rete di strutture sanitarie differente, viabilità ed orografia differente, persone differenti! Il nostro è un mestiere quasi artigianale e va contestualizzato al luogo, al clima, al momento. Vista la spesa cospicua del servizio, credo che il Calabrese (e lo scrivo apposta con la C maiuscola), si meriti un servizio su misura, adatto alle sue esigenze ed ottimizzato per le risorse esistenti! Ho scritto cose che chiunque si interessi all’argomento, riuscirebbe tranquillamente a confermare».

Lei risiede nel nord Italia ma per anni ha svolto il suo lavoro in Calabria, pensa che ci siano ancora grandi differenze nell’erogazione dei servizi tra nord e sud?

«Sì, vivo in Alto Adige ed ho lavorato tanti anni nella Locride. La differenza dei servizi pubblici, in queste due aree, e non solo sanitari, è purtroppo abissale! Spesso, al lavoro, mi dicevo: non è giusto, perché da me, ci sono autobus, mezzi pubblici gratuiti per gli studenti, scuole meravigliose con palestre stupende, in ospedale è tutto nuovo, c’è un parco ambulanze impressionante, le strade sembrano tavoli da biliardo. Perché qui, non è così? Perché il Calabrese, non deve vivere con una organizzazione così efficiente? Non è giusto! D’altronde, siamo cittadini italiani, siamo uguali, paghiamo le tasse entrambi ma perché queste differenze? Nel mio piccolo, ho sempre cercato di dare il massimo (e delle volte anche di più) proprio per provare a dare un servizio efficiente alle persone comuni, simile a quanto succede nel “profondo nord”. Sembrerà patetico e magari da presuntuoso ma ho visto che, in tanti anni, le persone comuni apprezzavano il mio atteggiamento e mi ringraziavano continuamente».

Da poco è stato trasferito in altra sede e ha dovuto lasciare la Calabria, cosa si sente di dire ai tanti calabresi che ha soccorso e anche a tutti quelli che l’hanno conosciuta?

«Beh, così d’emblée mi viene da dire, a voce alta, grazie! Ho lavorato sempre con molto impegno e serietà, per cercare di fare il massimo consentito, per aiutare persone in difficoltà. Il mio lavoro si svolge in team: se qualcuno del gruppo non si prodiga, svanisce tutto l’impegno degli altri componenti. Ringrazio davvero tutti i professionisti con i quali ho collaborato perché senza la loro fiducia ed interesse non saremmo mai riusciti a svolgere tutte le missioni di volo, alcune veramente al limite della sicurezza. Ma anche ai Calabresi rivolgo un grande e caloroso grazie. Soprattutto grazie ai Locresi, ho appreso ciò che ritengo essere il vero valore dell’essere umano. In un ambiente che offre davvero poco a livello di infrastrutture e di possibilità per i giovani il rispetto per il prossimo è la vera ricchezza, la vera moneta di scambio. Se rispetti il prossimo, sei un uomo ricco ed avrai tutto ciò di cui hai bisogno. Potrei continuare per ore a raccontare episodi di assoluto rilievo, riferiti al rispetto ed alla riconoscenza che mi veniva riconosciuta dal cittadino calabrese. Episodi che mi spronavano sempre di più a dare il massimo per cercare di minimizzare le differenze di servizi tra nord e sud perché la gente, il popolo, il Calabrese se lo merita proprio».

Ci dica una cosa che non dimenticherà mai della Calabria. Qualcosa che le è rimasto particolarmente nel cuore…

«Tra i tanti momenti belli vissuti in Calabria e le persone di grande valore morale incontrate, ciò che ancor oggi, inconsciamente, mi si presenta davanti agli occhi, quasi fosse una malattia, uno shock subito (in positivo intendo) è la passeggiata mattutina. Iniziavo il lavoro alle ore 7 ed era mia abitudine, recarmi a piedi. Una passeggiata sul lungomare di circa un’ora durante la quale, potevo ammirare il nascere del sole. Ogni giorno una emozione diversa, ogni giorno colori e profumi differenti. Rimanevo ad osservare il crepuscolo, attonito dal quel crescere di luminosità, da quella pace che trasmetteva il mare. Era come sentire la natura che si sveglia, che prende vita, i raggi del sole che ti scaldano gradualmente, che ti trasmettono energia e voglia di fare. Momenti bellissimi che ricordo con estremo piacere e nostalgia. Riferito poi ai primissimi tempi, 15 anni fa circa, era interessante notare che eravamo davvero in pochi, a quell’ora, sul lungomare, a camminare anzi, le persone che incontravo, quasi mi guardavano con stupore. Spesso, chi mi conosceva, si fermava con la vettura, per chiedermi se volevo un passaggio per l’ospedale o se avevo bisogno di qualcosa. Ultimamente invece, a quell’ora, il lungomare si era popolato e non passava un minuto senza contraccambiare il saluto, anche con persone sconosciute. Un atteggiamento che ben conosco nelle passeggiate in montagna e che apprezzo in modo particolare e che mi faceva sentire quasi un locale».