L'associazione chiede al Governo di completare l'iter: «Norme ferme al 1928 e tecnologie all'avanguardia: serve un quadro legislativo moderno nel rispetto del ruolo degli odontoiatri»
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Inserire la figura dell’odontotecnico tra le professioni sanitarie completando quel percorso normativo iniziato con una sentenza del Consiglio di Stato e che si è poi arenato. La Cna Sno Calabria, tramite il portavoce Marco Tassone, è perentoria: «La normativa attuale di riferimento, del 1928, è vetusta. Inserire la professione odontotecnica tra le professioni sanitarie è un passaggio necessario per legittimare il ruolo del fabbricante di dispositivi medici su misura, senza intaccare le competenze esclusive dell'odontoiatra».
Cna Sno Calabria lancia un appello al Governo e chiede il completamento dell'iter previsto dall'articolo 5 della legge 43/2006, un procedimento amministrativo rimasto finora incompiuto. Eppure la questione non è mai rimasta al palo, anzi, ha di recente ripreso vigore grazie a un'interrogazione parlamentare e alla già citata pronuncia del Consiglio di Stato.
«Ruoli chiari e norme aggiornate contribuiscono alla sicurezza del paziente – sottolinea il portavoce Tassone -. Per garantire la massima sicurezza del paziente e valorizzare l'intera categoria, è fondamentale analizzare l'attuale assetto delle competenze, il paradosso legislativo in essere e le azioni strategiche necessarie per la modernizzazione del settore».
La sentenza n. 932/2024 del Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Cna Snp Odontotecnici, stabilendo che l'iter per il riconoscimento dell'odontotecnico come professione sanitaria può proseguire. La pronuncia ha chiarito l'assenza di sovrapposizioni con l'odontoiatra, distinguendo tra attività clinica e realizzazione di dispositivi su misura.
«Valorizzare la figura dell’odontotecnico - – aggiunge Tassone - non costituisce una rivendicazione di categoria o di natura corporativa, ma rappresenta una battaglia di civiltà normativa. Oggi – sottolinea - ci si trova di fronte a un evidente paradosso: i laboratori odontotecnici utilizzano tecnologie d'avanguardia sempre più precise e performanti, ma sono regolati da una legislazione superata, risalente al secolo scorso. La qualità del sistema sanitario nazionale si misura anche dalla capacità di aggiornare le proprie regole, riconoscendo il valore di figure tecniche altamente qualificate. Gli odontotecnici non sono semplici esecutori materiali, ma partner strategici imprescindibili della filiera odontoiatrica».
«Attualmente – continua Tassone - esistono le condizioni per completare il percorso previsto dall’articolo 5 della Legge 43/2006 e giungere a una valutazione definitiva della questione. Dopo anni di attesa, il completamento dell’iter amministrativo rappresenta la soluzione più lineare e coerente per fornire una risposta chiara a una categoria strategica per la filiera del dentale, nel pieno rispetto della distinzione dei ruoli tra odontoiatra e odontotecnico già riconosciuta dal Consiglio di Stato».
Per il portavoce Cna Sno Calabria «si dovrebbe anche costruire un canale di comunicazione permanente e tavoli di coprogettazione con i decisori politici per partecipare attivamente alla stesura di leggi sulla sanità digitale, assicurando che le tutele per tutti i professionisti del settore e la sicurezza dei pazienti vadano di pari passo con l'innovazione tecnologica».
Tassone invita anche a promuovere e favorire la creazione di consorzi o reti di piccoli laboratori supportati da infrastrutture cloud pubbliche o convenzionate che permetterebbero di condividere la potenza di calcolo degli algoritmi di intelligenza artificiale e i costi di gestione dei dati in totale sicurezza, lavorando ad armi pari e in competizione con le grandi strutture industriali.
«Per evitare – conclude - che l'automazione digitale cancelli il patrimonio storico della professione, le linee guida devono porre un accento fondamentale sulla salvaguardia della componente analogica e del sapere artigiano. L'innovazione non deve sostituire il talento umano, ma deve essere codificata per proteggerlo e potenziarlo».

