La consigliera regionale denuncia ticket, liste d’attesa e mobilità sanitaria: «Esami diagnostici inaccessibili in tutta la Calabria per le infinite liste di attesa»
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Rosellina Madeo, consigliere regionale
«Pagare di più per avere di meno. Talvolta per leggere nero su bianco che la prestazione è indisponibile. E non che non è disponibile sotto casa o nel comune più vicino, si fa per dire, nel giro di 100 chilometri. Ma che non si può fare in tutta la regione.
E non si tratta di una narrazione distorta o pessimista. Siamo Calabresi, viviamo il territorio e amiamo la Calabria. Proprio in virtù di questo amore e stanchi di dover prendere le valigie per curaci altrove, riteniamo che i dati ostinati vadano letti in un’ottica oggettiva, perché solo affrontando le criticità con un approccio scientifico è possibile trovare soluzioni concrete a lungo termine». Lo afferma in una nota la consigliera regionale Rosellina Madeo.
«Non è una novità che alcuni esami diagnostici – prosegue – sebbene non invasivi e di routine, richiedano almeno sei mesi di attesa quando sono ‘celeri’, talvolta due anni o addirittura vengono dichiarati indisponibili. È però una novità, anzi un oltraggio al diritto alla salute, che sull’onda nazionale dell’aumento dei ticket la Calabria registra un altro record: è nella nostra regione il tetto massimo più alto della spesa che tocca i 45 euro contro i 36 della media italiana.
Quella stessa Regione che non trova soluzioni adeguate per smaltire le liste d’attesa e che, ancora una volta, è ultima nei livelli essenziali di assistenza facendo registrare il turismo sanitario più alto d’Italia con oltre 300milioni di euro, destinati a salire, di mobilità passiva. Cosa stiamo pagando allora esattamente?
Se la fine del commissariamento è stata sbandierata come la grande svolta, sui social e sulle testate giornalistiche, sul territorio, per chi vive giornalmente le difficoltà legate a una regione non collegata dove mancano trasporti e servizi, si parla invece di continuità. Ad oggi solo più cara e dove il pubblico arretra, il privato avanza. Chi può permettersi di effettuare una prestazione a pagamento, visti i tempi biblici delle nostre strutture, sceglie il privato mentre chi non può rinuncia alle cure. Anche qui noi arriviamo primi, superando la media nazionale di chi per mancanza di mezzi è costretto a rinunciare alla salute.
La Calabria dunque capofila di una pericolosissima classifica al contrario. E non si tratta di narrazione distorta – conclude – ma della presa di coscienza di una situazione che va affrontata con responsabilità e scelte concrete. Scelte ben distanti da quella fatta dal Presidente della Regione che, con questi dati, ha deciso lo stesso di firmare le pre-intese per l’autonomia differenziata».

