Nel Sanremo delle larghe intese vincono i Maneskin e i duri a morire

La quinta e ultima ondata è sembrata infinita. Ma il Festival del resto non è musica ma non è manco tv. È più un disturbo del comportamento che tiene gli italiani insieme nell’unico sentimento patriottico che li accomuna: litigare su tutto e rinnegare ciò che si è appena votato

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di Carla Monteforte
7 marzo 2021
09:42
La vittoria dei Maneskin a Sanremo
La vittoria dei Maneskin a Sanremo

Sanremo71: vince X Factor. Terzo Ermal Meta, che il televoto fa scivolare al bronzo assegnando l’oro ai Maneskin, seguiti da Fedez e Michielin che si aggiudicano anche il premio più difficile di questa competizione: quello di peggio vestiti. Primi tra i non eletti Colapesce-Di Martino la cui “Musica leggerissima” fa ballare però la sala stampa ed il “Lucio Dalla” corre in Sicilia. La critica promuove anche Willie Peyote che porta a casa il “Mia Martini”, Madame (il “Sergio Bardotti”) e ancora il cantautore albanese che raddoppia il pallottoliere col “Giancarlo Bigazzi”.

La partita tra i tre è stata all’ultimo sangue ma alla fine l’ultimo posto lo vince Random che ha la meglio su Aiello, che deve accontentarsi dell’argento degli sconfitti, e da Bugo terzultimo. Ai tre d’ora in poi toccherà sopravvivere sapendo che per gli italiani GioEvan è preferibile a loro. Probabilmente verrà isolata una patologia apposita da cui nascerà anche un programma su Discovery. La vincitrice morale è senza dubbi Orietta Berti che dà dei naziskin a Damiano&co e, dopo essere caduta dalle scale, inseguita dalla polizia, fa sapere d’aver anche allagato la stanza d’hotel. E se questo non è rock!


Altro che “Combat pop”, in cui ci si veste da rockstar per vendere pubblicità, come urla lo Stato Sociale (tredicesimi), ieri curiosamente presentati da Achille Lauro, sospettato numero uno in qualità di bersaglio del loro dissing.

Ma l’ei fu trapper romano se ne frega (cit.), tanto ad essere vessato è così abituato che nell’ultima metamorfosi è martire trafitto da rose. Ieri quelle di Sanremo si emancipano e sono consegnate anche gli uomini.

Il festival è solo un’estate che non li ha conosciuti per i Coma Cose solo ventesimi ma acclamati dai clubbers in esilio, assieme a La rappresentante di lista (undicesimi).

La quinta e ultima ondata è sembrata infinita. In linea con tutta l’edizione, anzi tutta la direzione Ama/Fiore che è difficile isolare con precisione dove finisca quella dello scorso anno e inizi questa. Si cercava Bugo e ad un tratto Diodato era sui balconi a cantare l’inno di Mameli (ouverture della puntata), mentre Fedez gli faceva eco dal Citylife con la Michielin in collegamento zoom tipo Irama (quinto posto). Nel mentre da Wuhan scaldava la voce Giovanni Botteri che ieri (elegantissima) ha fatto il punto sull’Apocalisse rassicurando che “ce la faremo”. Che è il mantra degli ultimi 12 mesi e degli ultimi 5 giorni di quarantena targata Rai.

Seguendo la regola del doppio mandato non ci sarà un “Ama ter”. E quindi c’è una ragione di più (Ornella, insegna alle squinzie come si sta su un palco!) per cascarci di nuovo.

Sanremo del resto non è musica e quest’anno dopo 70 anni da cripto finalmente si è dichiarato (altrimenti come il resto dei concerti sarebbe stato silenziato da decreto) ma non è manco tv. È più un disturbo del comportamento che tiene insieme tutti gli italiani nell’unico sentimento patriottico che li accomuna sotto una bandiera: litigare su tutto e rinnegare ciò che si è appena votato.

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