Cinema Calabria

Vietato agli under 14 il film “Una femmina”, il regista non ci sta: «I ragazzi devono sentir parlare di ‘Ndrangheta»

L’amarezza di Francesco Costabile: «Immorale limitare la circolazione di determinati messaggi, l’arte deve essere libera da vincoli»

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di Alessia Principe
17 febbraio 2022
16:20
Lina Siciliano sul set (foto Francesco Spingola)
Lina Siciliano sul set (foto Francesco Spingola)

«Una decisione che coglie di sorpresa perché destinata a limitare la visione di un’opera che racconta le difficili e coraggiose scelte di donne che decidono di ribellarsi a organizzazioni criminali di stampo mafioso, una delle piaghe più terribili del nostro Paese». I produttori Tramp Limited e O’ Groove e il distributore Medusa Film, commentano così la decisione del Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, di vietare ai minori di 14 anni la visione del film “Una Femmina”, del regista Francesco Costabile che debutta nelle sale oggi.

L’opera che stasera vedrà la prima calabrese al cinema Citrigno di Cosenza alla presenza del regista Costabile e dell’attrice Lina Siciliano (saranno presenti anche l’attore Mario Russo; il Procuratore capo di Vibo Valentia Camillo Falvo e il referente di Libera Calabria, Don Ennio Stamile ospiti di Giuseppe Citrigno Presidente Confindustria Calabria Sezione Cinema e Spettacolo), ha concorso alla Berlinale nella sezione “Panorama”.


«Vietare la visione di “Una Femmina” ai minori di 14 anni significa impedire di raggiungere quella parte di spettatori che avrebbero più bisogno di un aiuto per comprendere in quali situazioni si trovano, e ad altri fornire strumenti per ribellarsi - dice lo scrittore Lirio Abbate il cui libro-inchiesta “Fimmine ribelli” ha ispirato l’opera di Costabile -. Ciò avviene proprio nel momento in cui nelle scuole si parla di mafia cercando di far nascere una nuova consapevolezza contro la ’ndrangheta. Tutto questo appare come un sinistro monito, tanto più grave perché arriva dal ministero della Cultura: basta parlare di mafia».

C’è amarezza anche nelle parole del regista Costabile che si dice dispiaciuto e rammaricato. «È immorale limitare la circolazione di determinati messaggi. L’arte deve liberarsi definitivamente da limitazioni di questo tipo, è un atto dovuto per la crescita morale del nostro Paese e dei nostri cittadini». 

Giornalista
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