La Nazionale italiana torna a vincere, ritrova entusiasmo e prova a ricostruire quel rapporto con i tifosi che tre qualificazioni mondiali mancate consecutivamente hanno logorato profondamente. Il calcio che dovrebbe sostenerla continua, però, a interrogarsi sulle proprie responsabilità, stretto tra la difficoltà di valorizzare i giovani, le contraddizioni dei grandi club e una Federcalcio appena commissariata. Roberto Mancini, tornato sulla panchina azzurra dopo aver conquistato l’Europeo del 2021, ha impiegato quattro partite per restituire alla squadra una direzione riconoscibile: un segnale che il problema riguarda anche la capacità di costruire attorno ai calciatori un progetto tecnico credibile.

Il bilancio del primo ciclo di Nations League racconta una Nazionale ancora lontana dall’aver risolto tutti i propri problemi, ma capace di reagire alla sconfitta iniziale contro il Belgio con due vittorie sulla Turchia e un pareggio in casa della Francia. L’Italia ha raggiunto quota sette punti e il secondo posto nel girone, alle spalle dei francesi. Il 3-1 conquistato lunedì 5 ottobre a Bologna, con le reti di Gianluca Scamacca, Riccardo Calafiori e Francesco Pio Esposito, ha confermato soprattutto un elemento che sembrava smarrito: la capacità di reagire alle difficoltà senza perdere fiducia nei propri mezzi.

Gattuso applaude Mancini: «Ha fatto ricredere tutti»

A riconoscere pubblicamente il lavoro del commissario tecnico è stato proprio Gennaro Gattuso, suo predecessore sulla panchina azzurra e oggi allenatore della Lazio. Mercoledì 7 ottobre, intervenendo al Premio Giuseppe Colalucci di Roma, ha pronunciato parole che assumono un significato particolare perché arrivano da chi ha vissuto direttamente le difficoltà della Nazionale.

«Mancini sta facendo un grandissimo lavoro», ha dichiarato Gattuso, sottolineando come la squadra abbia ritrovato voglia e partecipazione. Il passaggio più significativo riguarda il giudizio espresso dopo il debutto negativo contro il Belgio: «Dopo la prima partita sembrava tutto da buttare via, l’allenatore è stato bravo a far ricredere tutti». Nella sua lettura il talento esiste, ma deve essere messo al servizio del gruppo: è questo il terreno sul quale si misura il lavoro di un commissario tecnico.

Il riconoscimento dell’ex ct sposta inevitabilmente la discussione oltre i risultati e suggerisce che il materiale umano sul quale costruire il futuro della Nazionale non sia mai completamente mancato, nonostante una serie di fallimenti che aveva alimentato un giudizio quasi definitivo sulla crisi del movimento. Mancini ha recuperato alcuni punti di riferimento, aperto le porte a nuovi interpreti e restituito importanza all’identità collettiva, senza pretendere che quattro incontri possano cancellare anni di delusioni.

Baldini accusa i club: «I talenti non sono spariti»

Se Gattuso riconosce i meriti del commissario tecnico, Silvio Baldini, allenatore della Nazionale Under 21, affronta una questione ancora più delicata e individua nelle scelte delle società una delle principali responsabilità della crisi. Reduce dalla qualificazione all’Europeo di categoria, conquistata anche grazie al 6-2 inflitto alla Polonia, Baldini ha descritto una realtà diversa da quella raccontata da chi considera il movimento giovanile italiano ormai privo di talenti.

«In Italia i giocatori ci sono, i talenti non sono spariti», ha dichiarato il tecnico a Sky Sport. La sua critica riguarda invece i dirigenti e la disponibilità a investire sui ragazzi: «Investire su di loro significa farli giocare, non mandarli in prestito o in altri campionati». Il bersaglio sono le politiche dei club, troppo spesso orientate a cercare soluzioni immediate sul mercato anziché accompagnare la crescita dei calciatori formati in casa.

Baldini ha sostenuto che almeno undici o dodici elementi della sua Under 21 sarebbero già pronti per la Nazionale maggiore, evidenziando un potenziale che potrebbe rappresentare la base della ricostruzione azzurra. La questione, tuttavia, riguarda soprattutto il loro impiego continuativo ad alti livelli: nessun progetto federale può sostituire l’esperienza che si acquisisce giocando con regolarità nei campionati professionistici. Le convocazioni offrono un’occasione; sono i minuti disputati durante la stagione a rendere quella possibilità un percorso stabile.

Mancini e Ranieri, il ponte tra Under 21 e Nazionale

Il nuovo corso passa anche attraverso Claudio Ranieri, direttore tecnico della Federcalcio e presidente del Club Italia, chiamato a coordinare il rapporto tra le diverse rappresentative. Baldini ha raccontato di una collaborazione già avviata con Mancini e dell’importanza del contributo di Ranieri, presente durante il ritiro dell’Under 21 prima della sfida decisiva contro la Polonia. La continuità tra selezioni giovanili e squadra maggiore diventa così una parte concreta del progetto, anziché una formula ripetuta dopo ogni eliminazione.

L’obiettivo è costruire un percorso nel quale il passaggio alla Nazionale maggiore rappresenti il naturale completamento di una crescita accompagnata dalla Federazione e sostenuta dai club. Mancini ha già dimostrato di voler percorrere questa strada aprendo il primo ciclo di Nations League a numerosi calciatori e a nove esordienti nelle convocazioni, affidando spazio e responsabilità a interpreti che fino a pochi mesi fa apparivano lontani dalle gerarchie azzurre. La fiducia del ct può accelerare la loro maturazione, purché trovi continuità anche nelle squadre di appartenenza.

Il simbolo più immediato di questa scelta è Francesco Pio Esposito, attaccante che continua a trovare la via del gol con la maglia dell’Italia. Mancini intravede nel giovane centravanti caratteristiche importanti per il futuro e, dopo la vittoria sulla Turchia, ha evocato Christian Vieri e Luca Toni come riferimenti per la sua crescita. È un paragone impegnativo, che testimonia la fiducia nelle sue qualità ma richiede tempo prima di trasformarsi in una consacrazione: il talento va accompagnato anche quando smette di segnare.

La Figc commissariata mentre gli Azzurri ripartono

La ripartenza si sviluppa intanto in un quadro istituzionale tutt’altro che ordinario. Il 6 ottobre il Comitato olimpico nazionale italiano ha deliberato il commissariamento della Federazione italiana giuoco calcio, affidando l’incarico a Giovanni Malagò. Eletto presidente federale nel giugno scorso, il dirigente è ora chiamato a guidare la struttura verso nuove elezioni entro il 31 gennaio 2027. Il passaggio lascia dunque alla guida della Federazione la stessa persona, ma cambia la natura del suo mandato.

La decisione è arrivata in seguito alla controversia sul mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura alla presidenza federale. La mediazione raggiunta al Coni ha consentito di individuare nello stesso dirigente il commissario straordinario chiamato ad accompagnare la nuova fase. La vicenda mostra le difficoltà di un sistema impegnato a ridisegnare la propria governance proprio mentre la Nazionale tenta di recuperare competitività e credibilità internazionale.

Il contrasto è evidente: sul terreno di gioco Mancini cerca di semplificare, valorizzare il talento e restituire fiducia ai calciatori, mentre ai vertici del movimento restano aperte questioni amministrative e organizzative. Le responsabilità della crisi non possono essere attribuite a una singola gestione, ma tre Mondiali consecutivi senza l’Italia impongono una riflessione che va oltre la sostituzione di un allenatore o l’elezione di un presidente. La stabilità federale conta perché rende possibile programmare il lavoro delle selezioni, dei vivai e della formazione tecnica.

Francia e Belgio, a novembre la prova per l’Italia

Il prossimo appuntamento della Nazionale è fissato per giovedì 12 novembre a Milano contro la Francia, prima dell’ultima partita del girone, in programma domenica 15 novembre a Bruxelles contro il Belgio. Sono due sfide decisive per l’accesso ai quarti di finale della Nations League, riservato alle prime due classificate, e un’occasione per misurare quanto sia solida la crescita mostrata dopo il difficile debutto. La qualificazione resta un obiettivo da conquistare, non il risultato già acquisito di una settimana positiva.

La Francia guida il gruppo con dieci punti, l’Italia insegue a sette e il Belgio resta pienamente in corsa a quota sei. La situazione rende ancora aperta la qualificazione e impedisce conclusioni anticipate sul valore effettivo della squadra. Mancini ha invitato a distinguere i risultati dalle prestazioni, riconoscendo i progressi compiuti e la necessità di correggere gli errori: il confronto con due avversarie di questo livello dirà quanto la nuova identità azzurra sia già capace di reggere sotto pressione.

Il talento e il futuro della Nazionale

La sfida più importante, però, riguarda il percorso oltre la Nations League. Il calcio italiano deve capire se intende trasformare questa ripresa in un cambiamento strutturale oppure affidarsi ancora una volta alla capacità di un allenatore di compensare problemi che il sistema fatica a risolvere. Gattuso ha riconosciuto il valore del lavoro di Mancini, Baldini ha indicato le responsabilità dei club e Ranieri prova a costruire un collegamento stabile tra presente e futuro: tre indicazioni che chiedono risposte durante tutta la stagione.

Dopo tre Mondiali guardati da casa, l’Italia ha bisogno di qualcosa di più di una serie di buoni risultati: deve tornare a essere una Nazionale capace di valorizzare il talento prodotto dal movimento e accompagnarlo ai livelli più alti. Mancini ha rimesso in movimento la squadra; adesso tocca al calcio italiano dimostrare di volerla seguire, mettendo insieme fiducia nei giovani, continuità tecnica e responsabilità delle società. Il primo passo è stato compiuto, ma la ricostruzione si misurerà soprattutto sulla durata.