L’analisi del voto

A Catanzaro e nel Paese, il centrosinistra non vince ma è trascinato dal suicidio del centrodestra

Fiorita tira volata al secondo turno al csx, intercettando anche un pezzo di elettorato di cdx. Donato tradito dall’elettorato della Lega di Mancuso. I dati elettorali smentiscono la vittoria della sinistra sul piano nazionale ma il centrodestra è in affanno sul piano politico

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di Pasquale Motta
29 giugno 2022
18:56
Da sinistra Mancuso e Donato
Da sinistra Mancuso e Donato

In Calabria ad eccezione di Vibo Valentia, il Pd e il centrosinistra governano tutti i capoluoghi. Un risultato incoraggiante certamente, ma che lascia intatti tutti i problemi del centrosinistra in questa regione. Anche perché il centrosinistra vince sull’astensione più che sull’incremento dei voti. Un problema per la verità di tipo nazionale.

Fiorita vince e intercetta voti dal cdx

A Catanzaro, tra l’altro, il profilo del candidato del centrosinistra, si è prestato al secondo turno ad intercettare un pezzo di voto del centrodestra, quello cioè che non ha ritenuto di rimanere al mare, ma andare a votare, e punire il centrodestra riversando i voti su Fiorita.


Il candidato del centrosinistra, infatti al primo turno aveva registrato poco più che 12mila voti, mentre al secondo ne incassa oltre 17mila, e ciò nonostante che tra il primo e il secondo turno si è astenuto quasi un quarto del corpo elettorale. L’astensione dunque, dovrebbe essere oggetto di una approfondita riflessione da parte di tutto il ceto politico. Ma in questo caso, considerato i numeri, il maggior approfondimento dovrà essere fatto in casa del centrodestra.

A parte l’astensione, dunque, frutto di una naturale disaffezione dell’elettorato, molto probabilmente in aperto dissenso con le scelte dei partiti, in questo caso del centrodestra, che hanno deciso le strategie nel capoluogo di regione, è abbastanza evidente che, alcuni indicatori, dimostrano che tra il primo e il secondo turno si siano innescati giochi e giochetti determinati da alcuni big cittadini. Vediamo chi sono.

Mancuso e la Lega

I dati dell’istituto Cattaneo sui flussi elettorali hanno evidenziato che sostanzialmente FdI si è dimostrata abbastanza leale rispetto nel ballottaggio. Il 62% dell’elettorato del partito della Meloni, infatti, ha raccolto l’appello di Wanda Ferro a sostenere Valerio Donato. Altri big invece, questa stessa lealtà non l’hanno avuta. Almeno a leggere alcuni dati. Sul banco degli imputati ci finisce la Lega di Filippo Mancuso. Qualcuno mette l’accento sul comportamento del Presidente del consiglio regionale e referente della lega sul territorio. Nella sua roccaforte elettorale in città, il quartiere Fortuna, sono venuti fuori dati elettorali abbastanza anomali tra il primo e il secondo turno.

Il 12 giugno infatti la lista riconducibile alla Lega nel quartiere Fortuna sbanca, con proporzioni rispetto alla coalizione di Fiorita che si attestano all’incirca su 80 a 20. Un dato che consente a Mancuso di portare a Palazzo dei Nobili 5 consiglieri comunali. Nel secondo turno, clamorosamente, la situazione si ribalta e negli stessi seggi vince Fiorita rispetto a Donato con uno scarto di oltre 600 voti.

Coincidenze? Incidente di percorso? Oppure deliberata strategia? Le ipotesi sono tante, ma difficilmente troveranno risposte. Comunque vada, al netto di analisi che sostengono che a Catanzaro è stato scalfito il sistema di potere che ha sostenuto il ventennio di Sergio Abramo, Nicola Fiorita dovrà trovare un compromesso per governare con il sostegno di almeno un pezzo di quel sistema. L’equilibrio reggerà almeno fino alle politiche. Cosa succederà dopo dipenderà da tanti fattori.

La dinamica catanzarese, tuttavia, non è un problema isolato, ma è la conseguenza delle dinamiche nazionali in vista delle elezioni politiche e della inadeguatezza delle formule delle due coalizioni. Il centrodestra classico da un lato e il campo largo dall’altro. In questi mesi le forze politiche si dovranno misurare nella correzione di questi gravi deficit politici in entrambi le coalizioni. 

 Letta la racconta bene, ma dai numeri ha perso 

Le elezioni amministrative, dunque, il Pd non le ha vinte. I numeri da questo punto di vista raccontano un’altra storia. Il campo largo non esiste, anzi, in molte città il M5s o quello che rimane del grillismo municipale ha giocato altre partite. La sinistra perde Palermo, la città che da 10 anni era governata da Leoluca Orlando. Palermo da sola vale, in numero di abitanti, quanto tutte le città conquistate dal centrosinistra. Nei capoluoghi di provincia e regione, che sono andati al voto tra primo turno e ballottaggio, il centrodestra ha raccolto 1.887.000 voti. Il campo largo di Letta e Conte si è fermato 1.352.000 voti. Il distacco tra le due coalizioni è di circa 535.000 voti. Ergo, in percentuale: il centrodestra è al 52% dei consensi mentre il centrosinistra o campo largo Letta-Conte si ferma al 37%. Allo stato i numeri sono questi, con buona pace di Boccia e Letta.

E, tuttavia, in alcune città simbolo come Verona e Catanzaro, la vittoria, clamorosa, dei sindaci del centrosinistra, è stata percepita in maniera positiva a favore del Pd e del suo progetto di campo largo. La capacità di una buona comunicazione da parte dei democrat sta facendo il resto. Tutto ciò, in qualche modo ha legittimato la narrazione di Letta e ne ha consolidato la leadership. Ma non sarà la buona comunicazione che consentirà al centrosinistra di vincere le elezioni politiche del 2023. La sintesi di questo giro di boa intorno al risultato elettorale delle amministrative possiamo concluderla qui. La partita delle politiche è tutt’altra cosa.

Il problema del centrosinistra rimane drammatico, confermando un problema quasi antropologico per la sinistra, la difficoltà di parlare a elettori diversi da quello tradizionale e quando vince le elezioni lo fa più per demeriti altrui che per meriti propri; che, anche dopo lunghi cicli di governo della destra (vedi il caso del 2006), non riesce a imporre con forza il suo progetto; sembra essersi autocondannata a vivere come una forza eternamente minoritaria. La grottesca riflessione di Nanni Moretti del 1993 in “Caro Diario” si è rivelata quasi come una maledizione: «Sa cosa stavo pensando? Stavo pensando a una cosa molto triste. Cioè che io, anche in una società più decente di questa, mi ritroverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c’è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone. Però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre d’accordo, e a mio agio, con una piccola minoranza»

Centrodestra malato grave

Il centrodestra ancora negli ultimi sondaggi, dunque, è dato sopra il 50%. E, tuttavia, ha un problema molto serio, quello di riuscire a fare sintesi. Trovare un’impostazione politica convincente dominando le derive populiste che albergano sia in FdI che nella Lega. La coalizione di cdx deve rendersi credibile come alleanza di governo. Affidabile rispetto all’Europa e alle grandi centrali istituzionali del potere internazionale. L’Italia non è la Polonia né tantomeno l’Ungheria. Il profilo politico del Bel Paese è osservato ed è al centro di numerosi e delicati equilibri geopolitici.  La coalizione di centrodestra, quindi, da qui alle politiche se non vuole implodere deve innanzitutto costruirsi un profilo moderato e liberale. Basterà l’ennesimo vertice a tre per dare piena legittimità a Giorgia? No, non basterà, la crisi del centrodestra è molto più profonda di quanto appaia. La politica dei due forni che doveva tenere insieme populisti e liberali, responsabili e estremisti, draghiani e antidraghiani, è fallita. Anzi sul fronte del governo proprio la Lega deve cambiare rotta.

La «coalizione ha ottenuto spesso buoni risultati non grazie a Salvini, ma nonostante Salvini che nel migliore dei casi hanno archiviato parte del proprio populismo passato dando la fiducia al governo Draghi e che nel peggiore dei casi hanno votato i provvedimenti del governo fingendo di non averlo mai fatto» - scrive Claudio Cerasa sul Foglio - evidenziando un’immaturità che alla fine non sta pagando nemmeno sul piano elettorale.

I tre leader di centrodestra e i loro satelliti prima ne prendono atto e prima cominceranno a trovare la lucidità per gestire il consenso che ancora hanno nel paese. Elezione amministrativa dopo elezione amministrativa. A partire dal 2108, anno dopo anno, il centrodestra sembra essere stato contagiato dal virus velenoso che ha distrutto la sinistra italiana e non solo, la guerra fratricida. Oggi sembra che lo stesso astio fratricida alberghi a destra dell’emiciclo. Tutto ciò dovrà essere corretto in meno di un anno, perché nella politica veloce di questa epoca, i patrimoni elettorali, anche quelli consistenti si evaporano rapidamente.

Giornalista
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