La caccia trasformata in uno sport e le azioni del programma rimaste inattuate. L’associazione lancia l’allarme : «Non serve invocare l’esercito ma una soluzione va trovata».
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A fine 2025 la popolazione di cinghiali sarebbe dovuta drasticamente calare, di almeno l’80%, passando dalla presenza stimata di 300mila capi a 240mila. Almeno era questo ciò che prevedeva il piano straordinario varato dalla Regione Calabria nel 2024, un programma volto al contrasto della fauna selvatica e al contenimento dei danni provocati dai cinghiali non solo alle produzioni agricole ma anche nelle aree urbane, dove si moltiplicano incidenti e sinistri stradali.
A metà 2026, tuttavia, quell’obiettivo non solo non è stato raggiunto ma il numero di cinghiali è addirittura aumentato, con buona pace delle strategie studiate in Cittadella, rimaste sinora solo su carta. A confermare l’inattuazione di quel piano è Coldiretti Calabria che in una lettera inviata ad inizio mese all’assessore all’Agricoltura, Gianluca Gallo, ha chiesto l’«urgente attuazione del piano straordinario di contenimento dei cinghiali».
La proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso sono stati i danni riportati negli areali di produzione della patata Igp della Sila, ma il problema è esteso e riguarda l’intero territorio regionale, dal momento che le azioni previste nel piano hanno trovato solo parziale applicazione senza scalfire affatto la proliferazione indiscriminata di animali selvatici. «Non è una missiva di lamento ma di proposta» chiarisce Pietro Bozzo, direttore Coldiretti Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia che precisa «il piano varato nel 2024 prevedeva l'abbattimento dell'80% di circa 300.000 capi».
«A noi non risulta che siano venuti meno 240.000 capi nel 2025 – continua -, al contrario, abbiamo certezza che i capi siano addirittura aumentati. Chiediamo un intervento immediato, un intervento che preveda la piena e immediata applicazione del piano straordinario di contenimento, con particolare riferimento alle aree interessate da produzione di eccellenza» spiega Bozzo.
Nello specifico, le richieste avanzate alla Cittadella riguardano «il rafforzamento delle attività di controllo numerico, vorremmo capire quanti cinghiali ci sono in Calabria, mediante l'incremento dei selecontrollori e delle squadre operative autorizzate. È stata poi chiesta la piena e immediata attivazione della possibilità per gli agricoltori, che detengono un permesso di caccia di intervenire nei loro campi».
Vi è poi l’impiego delle gabbie che, secondo quanto riferito, ha portato buoni risultati. «Laddove le gabbie sono state testate per la cattura massiva di cinghiali stanno funzionando» conferma Bozzo. «Abbiamo esempi di alcune aziende che nel giro di un anno hanno catturato centinaia e centinaia di cinghiali che poi finiscono alla filiera della carne, producendo un minimo di reddito».
Serve però che «la Regione fornisca un sostegno economico per l'acquisto o il noleggio di queste gabbie. Richiedono infatti installazione, videosorveglianza, prelievo dei capi. Abbiamo, dunque, chiesto l'attivazione di un monitoraggio costante delle aree agricole più esposte ai danni, assicurando però tempestività negli interventi e nella verifica dei danni».
Il direttore Coldiretti chiarisce ancora: «Non voglio parlare di intervento dell'esercito ma una soluzione va trovata. La caccia al cinghiale purtroppo in qualche caso risulta essere uno sport e non può essere così. Non possiamo abbattere il cinghialetto zoppo e lasciare in vita il cinghiale pronto a riprodursi. Sono tutti aspetti da coordinare con chi ha a cuore il bene dell'ambiente, ma soprattutto il bene delle imprese che producono cibo».




