La discarica dei veleni

Crotone, Legambiente sollecita la bonifica del Sin: «Di inquinamento si muore»

VIDEO | L’associazione ambientalista in città per chiedere il risanamento delle aree contaminate. L’esperto del Cnr: «Metalli pesanti sono fattori di rischio per la salute, serve avviare studi epidemiologici»

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di Francesca Caiazzo
23 luglio 2021
20:55

«All’interno dell’area Sin di Crotone, dove è stata documentata una presenza di produzioni delle passate attività industriali che hanno provocato una diffusa contaminazione da metalli pesanti, sono stati registrati un eccesso di mortalità per carcinoma renale in entrambi i sessi e, nelle donne, infezioni del tratto urinario e insufficienza renale. In uomini e donne, è stato osservato un aumento di ricoveri per cardiopatie sistemiche, mentre negli uomini è emerso un tasso elevato di tumore del rene, probabilmente ricollegabile anche ad attività occupazionali a rischio».

Le parole di Fabrizio Bianchi, epidemiologo del Cnr di Pisa, co-autore del famoso studio Sentieri (studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento) risuonano nella sala consiliare del Comune di Crotone, dove nel pomeriggio si è svolto un incontro organizzato da Legambiente sullo stato dell’arte della bonifica del Sito di interesse nazionale Crotone-Cassano-Cerchiara, alla vigilia della presentazione dei dati di Goletta Verde sulle acque calabresi.


Necessari prevenzione e studi epidemiologici

Dati, quelli forniti dall’esperto collegato in videoconferenza, sui quali sono ancor in corso approfondimenti anche se «hanno subito rallentamenti a causa della pandemia ma anche per via delle difficoltà dell’azienda sanitaria a fare degli studi che noi abbiamo indicato come necessari per far fare un salto qualitativo alle conoscenze». «Abbiamo bisogno urgente di rimuovere i fattori di rischio esistenti e conclamati ed effettuare in contemporanea degli studi microgeografici che abbiano indicatori che si concentrano su fattori di rischio di malattia piuttosto che su danni già conclamati. Bisogna assolutamente passare alla prevenzione, che vuol dire realizzare le bonifiche, e fare degli studi epidemiologici appropriati che, in sintonia con gli studi ambientali, possano dare ai cittadini quelle informazioni che spettano loro di diritto» ha aggiunto. 

«Lo studio Sentieri – denuncia Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria - accerta che vi è un nesso tra i territori contaminati e il tasso di mortalità, con un eccesso di malattie respiratorie nella popolazione femminile, e ospedalizzazione, con eccessi di malattie degli apparati digerente, di malattie dell’apparato circolatorio negli uomini e tumore maligno del colon retto nelle donne. Questi dati sono reali, e queste persone sono reali. Le istituzioni devono dare delle risposte chiare, e devono farlo ora».

Bonifica subito

Legambiente ha voluto riaccendere i riflettori sull’urgenza di bonificare i siti di interesse nazionale «che da decenni aspettano interventi di risanamento» ha detto il presidente nazionale Stefano Ciafani, lanciando la campagna nazionale Liberi dai veleni che ha come slogan “bonifica subito”. «I dati epidemiologici sono evidenti: di inquinamento si muore, per chi ci ha lavorato ma anche per chi vive o ha vissuto accanto a questa area industriale» ci ha detto margine dell’iniziativa crotonese.

«In questi 20 anni – denuncia Parretta - si sono tenute 54 Conferenze di Servizi, 25 istruttorie e altrettante decisorie e 4 decisorie in regime semplificato. Lo stato di attuazione degli interventi di caratterizzazione e bonifica per le aree comprese nel Sin è ancora in una situazione di stasi inaccettabile. Le aree su cui sono stati presentati i risultati della caratterizzazione sono solo il 50% del totale, i progetti di messa in sicurezza approvati riguardano il 25% dei suoli e addirittura solo il 13% della falda, mentre la bonifica è conclusa solamente per il 13% dei terreni e l’11% delle acque sotterranee. Non possiamo più aspettare, lo dobbiamo al popolo inquinato che da vent’anni aspetta di poter vivere in territori bonificati».

«Questi sono i ritardi insopportabili delle bonifiche in questo Paese, perché non c’è solo Crotone che attende» aggiunge Ciafani. Le cause? «C’è una disorganizzazione dell’apparato statale e una inadeguatezza strutturale degli enti pubblici sul territorio perché regioni e comuni non sono in grado di gestire materie così complesse. Le regioni, inoltre, non sostengono adeguatamente le attività delle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e, in questo caso, la Regione Calabria non supporta finanziariamente il rafforzamento dell’Arpacal».

Ma per Ciafani le responsabilità dei ritardi sono da addebitare anche ai responsabili dell’inquinamento: «Noi crediamo che le aziende del gruppo Eni non abbiano voglia di spendere tutti i soldi subito. Riteniamo che serva una task force ad hoc per permettere di velocizzare gli iter di bonifica perché dopo 20 anni i dati si commentano da soli».

Il contributo dell’Arapacal

Un contributo al dibattito è arrivato anche da Rosario Aloisio, direttore del Dipartimento Arpacal di Crotone: «Noi diamo un apporto tecnico alla bonifica, verificando la qualità delle matrici ambientali. Attualmente è in vigore il progetto Pob fase 2, approvato nel 2020 (che il Comune di Crotone chiede oggi di rimodulare, ndr), che prevede la rimozione totale delle due discariche fronte mare e alcuni interventi nelle aree industriali». Aloisio aggiunge che «la falda acquifera del Sin di Crotone ha una contaminazione che in corso di verifica ed è in predisposizione con Ispra uno studio per verificare se sia dovuta a fenomeni antropici o naturali».

Ma il problema di inquinamento ambientale, a Crotone, non riguarda solo l’ex area industriale. Come noto, in passato, il materiale di scarto proveniente dalle produzioni delle fabbriche – il cosiddetto tenorm - è stato utilizzato per effettuare lavori in città e nel 2019 l’Arpacal ha realizzato una mappa, che viene costantemente aggiornata, con un censimento delle aree contaminate: «Ci sono alcuni punti in città dove sono state fatte delle caratterizzazioni ed è stata accertata la contaminazione. Uno dei punti più noti è forse il Castello Carlo V, che rappresenta forse la ferita più importante per la città. In questi punti si può intervenire in sicurezza e realizzare le azioni di rimedio e bonifica», afferma Salvatore Procopio dell’osservatorio tenorm del Dipartimento Arpacal di Crotone.

All'incontro erano presenti anche il sindaco di Crotone Vincenzo Voce, il coordinatore territoriale CSV Filippo Sestito e la portavoce di Goletta Verde Cristiana Biondo.

Giornalista
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