Il progetto dell’ennesimo impianto eolico da installare sulle creste delle Serre Calabre, questa volta nel territorio dei comuni di Chiaravalle Centrale, Torre di Ruggiero e Petrizzi, s’infrange contro il muro del ministero della Cultura. Il riferimento è alla proposta della società Ski W A1 Srl (costola del colosso norvegese delle rinnovabili Statkraft): dieci aerogeneratori dell’altezza di 200 metri in grado di produrre complessivamente 72 MW, le cui opere di connessione con la rete elettrica nazionale interessano anche i comuni vibonesi di Capistrano, San Nicola da Crissa, Maierato e Filogaso.

Il dicastero, attraverso la Soprintendenza speciale per il Pnrr, ha espresso parere negativo sulla compatibilità ambientale dell'intervento, negando il “concerto” richiesto nell'ambito della procedura di Valutazione d’impatto ambientale (Via). La posizione si contrappone, infatti, al parere favorevole, subordinato a condizioni ambientali, espresso dalla Commissione Tecnica Pnrr-Pniec del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica.

Ne abbiamo parlato con l'avvocato Maurizio Teti, esperto di diritto ambientale incaricato dalle Amministrazioni comunali di Chiaravalle Centrale e Torre di Ruggiero di assisterle nella tutela dei loro territori rispetto al progetto.

L'avvocato Maurizio Fernando Teti

Avvocato Teti, quale significato attribuisce al parere negativo del Mic?

«Dal punto di vista tecnico ed istituzionale il provvedimento assume un’importanza che va ben oltre il caso specifico. Ci troviamo di fronte ad un parere che non ha solo negato l’assenso alla realizzazione dell’impianto eolico, ma ha riconosciuto la valenza paesaggistica e culturale delle Serre calabresi. Per gli enti coinvolti nel progetto e per l’intero comprensorio è un passaggio di grandissima rilevanza. La Soprintendenza Abap per le province di Catanzaro e di Crotone, che a nome delle amministrazioni comunali intendo ringraziare pubblicamente, ha svolto un'istruttoria robusta ed articolata, esaminando con estrema attenzione la documentazione progettuale originaria, le successive modifiche integrative e le nostre osservazioni. La conclusione è stata netta: il progetto presenta criticità tali da non risultare compatibile con la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio delle Serre orientali. Il ministero, pur riconoscendo l'importanza della produzione energetica da fonti rinnovabili, scrive a chiare lettere che tale interesse pubblico non può essere considerato automaticamente prevalente su ogni altra esigenza, e nello specifico su quella di conservazione dei caratteri culturali e paesaggistici delle Serre. È esattamente questo uno dei punti che abbiamo sostenuto con forza nell'interesse dei Comuni di Chiaravalle Centrale e Torre di Ruggiero».

Quali sono gli aspetti più critici evidenziati dalla Soprintendenza?

«Il primo riguarda le dimensioni e l'impatto complessivo dell'intervento. Parliamo di aerogeneratori alti 200 metri, distribuiti lungo un fronte di circa 5 chilometri, in un territorio collinare e montano che conserva importanti caratteristiche naturalistiche, agro-forestali e paesaggistiche. Il secondo aspetto riguarda la qualità dell'istruttoria da parte della società proponente. La Soprintendenza contesta l'insufficienza e l’erroneità di alcune valutazioni, la mancata adeguata considerazione di diversi beni e contesti tutelati e l'incompletezza dell'analisi degli effetti visivi. È una valutazione che merita particolare attenzione perché investe non soltanto il risultato finale, ma anche molti altri progetti che insistono sull’area delle Serre».

Il parere richiama anche il Sentiero Italia del Cai, la Ciclovia dei Parchi e il Cammino Kalabria coast to coast. Perché sono elementi importanti?

«Perché il paesaggio non è uno spazio vuoto da occupare ogni volta che emerge una nuova esigenza infrastrutturale. È una risorsa collettiva, che ha un valore ambientale, sociale ed anche economico. La Soprintendenza ha infatti evidenziato la vicinanza e l’interferenza di diversi aerogeneratori con gli itinerari escursionistici e cicloturistici citati, che in alcuni punti si trovano a circa 500 metri di distanza. Lo avevamo detto e scritto ai ministeri interessati, il Mic ora lo ha certificato. È un risultato importantissimo, perché parliamo di infrastrutture verdi che rappresentano un investimento per la valorizzazione delle aree interne calabresi, per la fruizione sostenibile dei suoi paesaggi e per la possibilità di creare opportunità economiche attraverso il turismo naturalistico e rurale. Il contrasto allo spopolamento dei piccoli centri e le prospettive di sviluppo delle comunità passano anche dal riconoscimento della valenza economica e sociale delle risorse naturali ed ambientali, sulle quali può fondarsi una nuova stagione di sviluppo turistico-esperienziale per visitatori nazionali ed internazionali».

Un altro passaggio significativo riguarda il Distretto rurale delle Serre.

«Certamente. Il Ministero ha sottolineato che il progetto si colloca in un'area di interesse agrario, inserita nel Distretto rurale delle Serre, aspetto per nulla valutato dalla società. Occorre capovolgere il paradigma percettivo del territorio delle Serre e delle Preserre, che non sono soltanto aree geografiche nelle quali installare infrastrutture energetiche, ma il risultato di una lunga interazione fra natura, agricoltura, insediamenti, tradizioni e attività produttive, al cui interno da secoli sopravvivono con equilibrio ecosistemico: boschi, corsi d’acqua, biodiversità, aziende agricole, popolazioni e manufatti rurali che contribuiscono a definire la storia, la memoria e l'identità di quel paesaggio. Ed il paesaggio non è soltanto ciò che vediamo, ma ciò che nel corso della storia abbiamo ereditato dalla natura e dagli uomini, nonché il tessuto immateriale ed identificativo di un territorio e delle popolazioni che lo hanno abitato».

Il parere segnala anche contrasti con le aree gravate da usi civici, con boschi tutelati e corsi d'acqua. Si tratta di questioni secondarie rispetto al problema paesaggistico?

«Assolutamente no. Sono questioni autonome ed altrettanto importanti, che si aggiungono alle criticità percettive e paesaggistiche di cui abbiamo parlato. Il Dipartimento ministeriale ha rilevato impatti ed interferenze del progetto con aree gravate da usi civici, con porzioni di bosco tutelate e con fiumi e torrenti che la società proponente non ha nemmeno esaminato, rilievi questi che sono stati invece evidenziati nelle osservazioni presentate dai Comuni».

Come valuta il contrasto fra il parere favorevole della Commissione tecnica del Mase e quello negativo del Mic?

«È un passaggio istituzionale delicato. La Commissione tecnica del ministero dell’Ambiente ha espresso un parere favorevole, subordinandolo a condizioni ambientali, fra cui lo stralcio di un aerogeneratore e la verifica in fase di valutazione di possibili interferenze con altri impianti eolici allo stato in itinere nella sessa area. La Soprintendenza, invece, ha ritenuto che tali condizioni non fossero sufficienti a superare le numerose criticità rilevate. Eliminare una turbina o rinviare una verifica alla successiva fase autorizzativa non equivale necessariamente a rendere compatibile l'intero progetto. Occorre però essere precisi sul piano giuridico: il parere della Commissione tecnica e quello del ministero della Cultura intervengono nell'ambito del procedimento di Via, ma ai fini del provvedimento finale di compatibilità ambientale non vanno considerati isolatamente. Ci troviamo di fronte ad un contrasto tra Amministrazioni. Il parere ministeriale negativo rafforza la rilevanza delle criticità già portate all'attenzione delle autorità procedenti ed offre un contributo istruttorio di particolare autorevolezza. Tuttavia, il dissenso espresso ha prodotto un conflitto tra ministeri competenti, che va rimesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l’attivazione di un’ulteriore fase istruttoria, che si concluderà con una decisione del Consiglio dei ministri stesso. Soltanto all’esito di tale passaggio il Mase potrà emettere il provvedimento finale di Via negativo, ovvero favorevole alla realizzazione dell’impianto eolico. Ed è proprio per questo che il parere contrario del ministero della Cultura assume un peso che non può essere sottovaluto, né superato con formule generiche. La partita amministrativa non è ancora chiusa».

Qual è, a suo giudizio, il principio che deve orientare le decisioni future?

«La transizione energetica è una necessità, ma deve essere governata con razionalità, bilanciamento degli interessi in gioco e soprattutto attenzione alle caratteristiche dei territori. Non esiste alcuna contraddizione inevitabile fra energie rinnovabili e tutela del paesaggio. La contraddizione nasce quando la localizzazione degli impianti non è accompagnata da una valutazione sufficientemente rigorosa dei valori ambientali, culturali e socio-economici presenti. La Calabria ha bisogno di investimenti, di energia pulita ed infrastrutture moderne. Ha però anche il diritto di conservare il proprio patrimonio naturale, i paesaggi rurali, i centri storici e quei percorsi che possono generare nuove occasioni di lavoro e di crescita sostenibile. Il punto non è opporsi a ogni impianto eolico, ma pretendere che ciascun progetto sia collocato dove risulti effettivamente compatibile, sulla base di valutazioni complete e verificabili. La tutela del territorio non è un ostacolo burocratico allo sviluppo: è una condizione perché lo sviluppo sia durevole e produca benefici reali per le comunità».

Quale sarà ora la posizione delle Amministrazioni di Chiaravalle Centrale e Torre di Ruggiero?

«Le Amministrazioni hanno il dovere di rappresentare e tutelare gli interessi delle rispettive comunità e proteggere le risorse che ne costituiscono patrimonio collettivo. In questo senso i sindaci di Chiaravalle, Domenico Donato, e di Torre di Ruggiero, Vito Roti, hanno assunto con una chiara posizione di difesa del proprio territori ed intendono proseguire in questa direzione. Sul piano della difesa legale continueremo a sostenere con gli strumenti giuridici e amministrativi disponibili, la necessità di una decisione rispettosa della normativa, dei contrapposti interessi in gioco e soprattutto dei valori identitari del territorio. Non si tratta di una battaglia contro gli impianti rinnovabili, ma di un legittimo e doveroso atto di resistenza che in un’ottica di bilanciamento prova a coniugare energia, ambiente, paesaggio e sviluppo locale. Le Serre non sono un territorio privo di identità in attesa di essere trasformato. Sono un patrimonio da proteggere e valorizzare con decisioni e politiche ambientali virtuose e compatibili con la propria storia e cultura. Ed è proprio questa consapevolezza che riteniamo debba guidare ogni futura scelta pubblica».