La stagione balneare 2025 è aperta dal 1° maggio, ma sulle spiagge calabresi continuano a mancare i cartelli obbligatori con i dati sulla qualità delle acque. Una lacuna che preoccupa esperti e associazioni, in quanto i Profili di balneazione, previsti per legge, rappresentano una sorta di “carta d’identità” delle aree costiere, con informazioni fondamentali sui rischi per la salute e le caratteristiche dei tratti di mare destinati alla balneazione.

«Mancano ancora più di due mesi alla chiusura della stagione, fissata al 31 ottobre – sottolinea il geologo Mario Pileggi del Consiglio Nazionale Amici della Terrama i bagnanti non hanno a disposizione informazioni immediate e chiare. La cartellonistica è un obbligo normativo, non un optional: va esposta in evidenza su ognuno dei 649 tratti di spiaggia balneabili in Calabria».

Secondo Pileggi, le poche informazioni disponibili online, soprattutto sul portale del Ministero della Salute, non solo risultano difficili da reperire ma spesso presentano “imprecisioni e incongruenze”.

Il caso Lido Marinella

Uno degli esempi riguarda l’area di balneazione “Lido Marinella”, storicamente attribuita al comune di Gizzeria ma di cui una piccola parte è stata recentemente spostata sulla mappa interattiva del Ministero della Salute all’interno del territorio di Lamezia Terme, dopo l’ordinanza del sindaco lametino che a giugno ha imposto un divieto temporaneo di balneazione.


Una rettifica che, invece, non è avvenuta sulla Mappa interattiva dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, che la riporta ancora all’interno del comune di Gizzeria. 

«La modifica cartografica sembra più una toppa peggio del buco – commenta Pileggi – perché restano contraddizioni evidenti: il Profilo continua a indicare una lunghezza di 1.116 metri, ma sulla mappa il tratto appare ridotto a circa un terzo».

Discrepanze emergono anche in altri punti del golfo di Sant’Eufemia, come nel tratto alla foce del torrente Spilinga, dove il retino verde che indicava un’area balneabile è scomparso dalla mappa ministeriale, trasformando di fatto quella zona in divieto permanente.

Più divieti, meno controlli

A questa riduzione della lunghezza delle aree adibite alla balneazione, si aggiunge un ulteriore mezzo chilometro di costa non balneabile, il tratto “300 mt Nord Torrente Sant’Anna” a Vibo Valentia, come evidenziato nel report Arpacal 2025.

«Il risultato – spiega Pileggi – è che i divieti permanenti aumentano, mentre diminuiscono i tratti di mare da sottoporre a monitoraggi e analisi regolari». E poi rincara la dose: «Questi esempi evidenziano non solo le carenze del Portale del Ministero della Salute, ma anche lo scarso impegno delle classi dirigenti locali nell’affrontare le cause dell’inquinamento e la riduzione delle aree balneabili. È un paradosso che penalizza la salute dei cittadini e, allo stesso tempo, rischia di ridurre l’attenzione sulla qualità delle acque».

Le cause dell’inquinamento

Le criticità non sono nuove. Già il rapporto “SOS Pronto Intervento per il Mare” del 2013, redatto da Regione, Arpacal e Direzione Marittima di Reggio Calabria, segnalava che “il danno maggiore all’ambiente marino è causato dagli scarichi abusivi e dai depuratori non funzionanti”. Un problema ancora attuale, come evidenziano le mappe più recenti di Arpacal che riportano in rosso gli impianti irregolari.

Un patrimonio unico da difendere

Per Pileggi non si tratta solo di un tema sanitario, ma anche ambientale e culturale: «La Calabria ha un patrimonio costiero unico: spiagge nate da rocce di tutte le ere geologiche, scogliere granitiche che raccontano la storia della Terra e una biodiversità straordinaria. Abbiamo specie rare come i cavallucci marini e aree marine protette di enorme valore naturalistico. Tutto questo va tutelato e promosso, non mortificato dall’inquinamento e dall’assenza di controlli».

Il geologo rilancia dunque la necessità di mantenere alta l’attenzione: «Serve trasparenza sui dati: bisogna ricordare, in particolare, la Mappa dei Depuratori controllati da Arpa Calabria dello “Annuario dei dati ambientali in Calabria 2022” che riporta, in colore rosso, estensione e localizzazione degli impianti di depurazione risultati irregolari».