Più cucciolate domestiche incontrollate, commercio online privo di adeguati controlli, mancata iscrizione all'anagrafe canina e scarsa formazione dei proprietari i problemi rilevati dall’associazione nel Rapporto “Animali in città”
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Sempre meno abbandoni estivi, ma sempre più cucciolate domestiche incontrollate, commercio online privo di adeguati controlli, mancata iscrizione all'anagrafe canina e scarsa formazione dei proprietari. A pochi giorni dalla Giornata internazionale del cane randagio, che si celebra il 27 luglio, il XV Rapporto nazionale "Animali in Città" di Legambiente fotografa un fenomeno profondamente cambiato nelle sue cause, ma ancora lontano dall'essere risolto.
Se in passato il randagismo era legato soprattutto agli abbandoni durante il periodo delle vacanze estive, oggi ad alimentarlo sono soprattutto le cucciolate indesiderate, gli acquisti attraverso il mercato online senza adeguate verifiche, la mancata identificazione degli animali e l'assenza di una formazione di base per chi decide di accogliere un cane.
Per quanto riguarda la Calabria, il rapporto evidenzia come i servizi dedicati agli animali d'affezione continuino a collocarsi prevalentemente nei livelli più bassi della scala delle performance. Alla XV edizione hanno partecipato sei Comuni calabresi; nel 2026 si registra inoltre il debutto di un nuovo Comune e viene conferito l'attestato di partecipazione all'Asp di Reggio Calabria. Una situazione che, sottolinea Legambiente, riflette soprattutto il quadro delle competenze regionali e le difficoltà economiche dei piccoli enti locali, più che la volontà delle singole amministrazioni comunali.
Il quadro regionale resta preoccupante anche alla luce dei dati del Rapporto Ecomafia 2025, che colloca la Calabria tra le prime regioni italiane per reati contro gli animali, con 442 illeciti accertati, mentre la Corte dei conti continua a segnalare una forte concentrazione delle crisi finanziarie comunali proprio in Calabria, Sicilia e Campania. Sul piano normativo, il riferimento è la legge regionale n. 45 del 2023, attualmente oggetto di una proposta di modifica annunciata dall'assessora regionale al Benessere animale, Pasqualina Straface. L'obiettivo dichiarato è quello di superare la gestione emergenziale del fenomeno attraverso un approccio strutturale, fondato sulla collaborazione tra enti locali, aziende sanitarie, scuole, associazioni e cittadini.
Tra gli interventi previsti figurano il rafforzamento dell'anagrafe canina, l'obbligo di identificazione degli animali, campagne permanenti di sterilizzazione e controllo delle nascite e standard più elevati per le strutture di accoglienza.
«In Calabria il randagismo continua, purtroppo, a costituire un grave problema, determinato dalla combinazione di diversi fattori: la carenza di campagne diffuse di sterilizzazione, i frequenti abbandoni e l'insufficienza dei controlli sul territorio» dichiara Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria. «A ciò si aggiungono - dice Parretta - la scarsa applicazione dell'obbligo di microchip e il sovraffollamento dei rifugi. Mancano campagne di sterilizzazione costanti e gratuite, indispensabili per limitare le cucciolate indesiderate, ancora oggi molto diffuse e poco gestite. Il controllo delle nascite rappresenta infatti il principale strumento di prevenzione per fermare la proliferazione del randagismo».
«Legambiente Calabria – conclude Parretta – auspica che la revisione della legge regionale n. 45/2023, insieme alla piena attuazione della normativa già vigente e allo stanziamento di adeguate risorse finanziarie, possa consentire finalmente di superare le criticità esistenti, garantendo maggiore sicurezza e un rapporto più equilibrato e rispettoso con gli animali randagi».
Nel Rapporto nazionale Legambiente propone inoltre due interventi che l'associazione chiede di inserire nella futura riforma regionale. Il primo riguarda l'introduzione di una formazione cinofila di base, obbligatoria e gratuita per chiunque acquisisca un cane, indipendentemente dalla razza, finanziata attraverso un fondo nazionale destinato ai servizi veterinari essenziali. Un investimento nella prevenzione che consentirebbe di ridurre significativamente i costi delle emergenze e che potrebbe essere anticipato dai Comuni attraverso l'istituzione di un patentino gratuito per la proprietà responsabile, seguendo le esperienze già avviate, ad esempio, dai Comuni di Venezia e Ozzano dell'Emilia.
La seconda proposta riguarda invece il riparto delle competenze e dei costi tra Aziende sanitarie e Comuni. Attualmente, nella maggior parte delle regioni, la spesa per il mantenimento dei cani senza proprietario ricade quasi interamente sui Comuni, rappresentando un onere particolarmente gravoso per le amministrazioni più piccole. In Calabria oltre l'80% dei Comuni conta meno di cinquemila abitanti e molti enti vivono condizioni di forte difficoltà finanziaria. Per questo Legambiente propone che la fase sanitaria iniziale — dalla cattura fino al termine della quarantena — torni a essere di competenza delle Aziende sanitarie, con copertura regionale, lasciando ai Comuni la successiva fase di permanenza nei canili rifugio, promozione delle adozioni e sensibilizzazione. Una riforma che la Regione potrebbe introdurre direttamente attraverso una propria legge, cogliendo l'occasione della revisione della normativa regionale.
Il Rapporto in sintesi
Il XV Rapporto nazionale "Animali in Città" rappresenta la più ampia indagine indipendente sui servizi pubblici dedicati agli animali d'affezione in Italia. L'edizione 2026 raccoglie i dati di 447 Comuni e 43 Aziende sanitarie, valutando la qualità dei servizi attraverso l'Indice di Convivenza Urbana, calcolato quest'anno per 218 Comuni.
L'indagine evidenzia come la spesa pubblica destinata al settore sia scesa a 193,6 milioni di euro, con una riduzione del 22% rispetto all'anno precedente, mentre il mercato degli animali da compagnia raggiunge un valore di 5,3 miliardi di euro. Nei canili dei Comuni partecipanti, inoltre, 3.243 cani restano nelle strutture per l'intero anno, avviandosi a una permanenza di lunga durata.
Il messaggio che emerge dal Rapporto è chiaro: investire nella prevenzione costa molto meno che gestire l'emergenza, attraverso strumenti come la sterilizzazione, la formazione dei proprietari, l'identificazione degli animali e una più equa distribuzione delle competenze tra Aziende sanitarie e Comuni.


