Il mare restituisce tutto. E dopo ogni mareggiata degli ultimi mesi, il litorale ionico cosentino si ritrova a fare i conti con una verità scomoda: i rifiuti non arrivano solo dal mare, ma soprattutto dalla terra. È un quadro complesso, fatto di criticità ambientali, eventi climatici sempre più estremi e responsabilità diffuse, quello che emerge dalle parole di Evelina Viola, presidente di Legambiente Corigliano-Rossano, nel bel mezzo delle iniziative della campagna “Spiagge e fondali puliti 2026”.

«Abbiamo già effettuato dei sopralluoghi con i volontari – spiega – ma un quadro più preciso lo avremo all'indomani delle iniziative. Tuttavia, la situazione è chiara: il nostro territorio è particolarmente esposto perché riceve rifiuti sia dalle attività locali sia dai corsi d'acqua che sfociano nello Ionio».

Dal Trionto al Crati: un litorale vulnerabile

Un fenomeno che si amplifica dopo ogni ondata di maltempo: «Dopo piogge intense o mareggiate – continua – la quantità di rifiuti sulle spiagge aumenta sensibilmente. Non si tratta solo di plastica, ma anche di detriti naturali trasportati dai fiumi e dai torrenti, spesso non adeguatamente puliti».
Il tratto costiero di Corigliano-Rossano, dalla foce del Trionto a quella del Crati, rappresenta un caso emblematico: «Parliamo di un litorale molto ampio – sottolinea Viola – e quindi particolarmente vulnerabile». Le immagini di due anni fa sono ancora vive: «Ci siamo ritrovati di fronte a centinaia di metri di detriti, tronchi e rami che formavano una barriera alta anche un metro lungo l'arenile di Sant'Angelo. Una scena impressionante».

La plastica che parte dalle città

Accanto ai detriti naturali, il problema più evidente resta quello dei rifiuti plastici: «La plastica che troviamo oggi in spiaggia spesso non nasce lì – precisa – ma parte dalle città, dalle strade. Il mare è solo il punto di arrivo».
I dati confermano questa percezione: «Attraverso il nostro monitoraggio, che portiamo avanti da quattro anni con un progetto nazionale, abbiamo rilevato che il 70-80% dei rifiuti è plastica. I mozziconi di sigaretta sono tra gli elementi più diffusi». Un fenomeno che è globale: «Ogni anno finiscono in mare tra gli 8 e i 10 milioni di tonnellate di plastica».
In questo contesto, il maltempo diventa un fattore aggravante: «Oggi non è più un'eccezione – osserva – ma un moltiplicatore di problemi ambientali già esistenti». A peggiorare il quadro contribuisce anche l'erosione costiera, che in Italia interessa circa il 40% delle coste.

Non solo pulizia: accendere un faro sulle criticità

Di fronte a questo scenario, Legambiente rilancia le attività sul territorio. «La nostra campagna non è solo una giornata di pulizia – chiarisce Viola – ma un'azione di sensibilizzazione e coinvolgimento». Tra le iniziative in programma, il monitoraggio SUP a Sant'Angelo, giunto alla quarta annualità, e gli interventi previsti in contrada Chiubbica e, appena possibile, alle foci del Crati e del Trionto.
«Quando interveniamo – spiega – vogliamo accendere un faro sulle criticità. L'obiettivo è creare cittadinanza attiva, non solo raccogliere rifiuti».
Ma la soluzione, insiste, non può essere solo operativa: «L'unica cosa che potrà salvarci è la prevenzione. Altrimenti continueremo a pulire senza risolvere il problema». Il nodo resta la plastica monouso: «È lì che bisogna agire, riducendone l'utilizzo e contrastando l'abbandono dei rifiuti».
Le sanzioni, da sole, non bastano: «Il controllo a tappeto non è semplice – ammette – ed è difficile individuare chi abbandona i rifiuti. Per questo la leva principale resta l'educazione».

Ecoansia e nuove generazioni: «Ho paura, sento la responsabilità di salvare la Terra»

Un lavoro che passa soprattutto dalle nuove generazioni: «Nelle scuole vediamo una consapevolezza crescente – racconta – ma anche una forte preoccupazione». Un episodio in particolare l'ha colpita: «Un ragazzo ci ha detto: "Ho paura, sento una responsabilità enorme nel salvare la Terra". È quella che oggi viene definita ecoansia».
Una sensibilità che, secondo Viola, segna un cambio generazionale: «I giovani hanno una consapevolezza diversa rispetto al passato. Sanno che il modello di consumo spinto ha creato danni profondi».
Eppure, il percorso resta lungo e complesso, anche per via delle contraddizioni a livello globale: «Non sempre questi temi sono condivisi – osserva – e spesso interessi economici e logiche di profitto rallentano il cambiamento».
Da qui la necessità di un'azione congiunta: «Serve un impegno parallelo – conclude – tra cittadini e istituzioni. Ognuno di noi è parte del problema, ma anche della soluzione».