La zona non è nuova a questi eventi, ma la paura, quando c’è di mezzo la parola terremoto, è inevitabile. Diverse le scosse registrate già da giorni nel Tirreno meridionale, impressionante la sequenza di questa mattina riportata sul sito dell’Ingv. La più forte, alle 12.19, ha avuto una magnitudo di 5.5, preceduta e seguita da altre di intensità variabile. E non è poco. Il professor Mario La Rocca, docente Unical responsabile del Laboratorio di Sismologia, tende però a placare gli animi. «Io non sono minimamente preoccupato – dice –, non c’è alcun motivo di allarme».

Lo sciame, precisa il docente, riguarda «una zona attiva dal punto di vista sismico». Una zona che gli esperti conoscono bene. «Lì i terremoti ci sono sempre, solo che adesso le scosse sono state numerose e più concentrate».

Si tratta, spiega La Rocca, di una zona a nord della Sicilia dove si verificano molti terremoti di questo tipo, «crostali». Sono terremoti che avvengono nella crosta terrestre, abbastanza in superficie, fino ai 10-15 km, e quindi più avvertibili dalla popolazione. Quella di questa mattina di 5.5 è avvenuta a una profondità di 8.8 chilometri. «È un’area in cui non si verificano terremoti molto profondi, a differenza di quello che accade in altre parti del Tirreno. E sono terremoti spesso di magnitudo significativa, come quello di oggi».

Magnitudo che, in altri tempi e in altri luoghi e con profondità non elevate, hanno anche creato danni. «In questo caso l’epicentro però è in mare, quindi abbastanza distante dai centri abitati, dove il terremoto è stato avvertito ma non ha avuto conseguenze».

Il professore si dice dunque abbastanza tranquillo in merito al fenomeno in atto nel Tirreno meridionale. Nonostante la frequenza delle scosse registrate. «È una frequenza tipica degli sciami sismici – spiega –. Nella stessa area ce ne sono in gran numero. Gli sciami possono durare una settimana, anche un mese. Ma in quell’area non rappresentano una novità».

Da qui l’invito alla popolazione a non farsi prendere dal panico. Tantomeno per eventuali maremoti. Alla domanda se ci sia un rischio sotto questo aspetto, alla luce della situazione finora registrata, il docente risponde in maniera netta: «No. Per innescare un maremoto ci vuole un terremoto molto più forte». Con epicentro in mare e profondità contenuta, come in questo caso. «Ma servono magnitudo da 7 in su – sottolinea La Rocca –, quindi per il momento possiamo scongiurare il pericolo che si formi un’onda anomala».