Il caldo estremo riscrive la vita dell'umanità: in un futuro non troppo lontano scuole e lavoro si spostano nelle ore notturne e le città si svuotano. Tra eventi climatici sempre più violenti e nuovi rischi naturali, il mondo cambia volto
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Nel 2032 il caldo aveva definitivamente vinto. Cinquanta gradi per settimane infinite. Le stagioni si erano ridotte a una sola: l’inverno durava appena quindici, venti giorni all’anno.
Gli interventi dei governi furono drastici. Vennero abolite tutte le attività umane durante il giorno. Per decreto tutto doveva restare chiuso dalle 10 alle 17. Fabbriche ferme, scuole vuote, ministeri deserti. Si lavorava di notte. Si studiava di notte. Ci si sposava di notte. La vita era solo di notte.
Il sole era diventato un rischio biologico mortale. I decessi si contavano a migliaia ogni settimana. Ma ogni tentativo di fermare quel calore smisurato sembrava inutile.
Si arrivò a obbligare ogni cittadino a piantare un albero: in Italia se ne contarono oltre 55 milioni. Poi divennero obbligatori i tetti verdi su ogni edificio, balconi trasformati in foreste domestiche. Si decise di togliere ovunque l’asfalto che praticamente bruciava giorno e notte. Così i prati spuntavano dovunque, videro la luce migliaia di laghetti artificiali progettati come parcheggi d’acqua.
Tutto bellissimo. Ma fuori continuavano a esserci 50 gradi. Così nacque il Ministero del Sottosuolo. Sotto le piazze vennero scavate nuove e profonde piazze. Nacquero scuole sotto le scuole in superficie ormai abbandonate, ospedali sotto gli ospedali deserti.
Vivere in superficie era diventato un gesto estremo, un atto di sfida o di follia. Si rischiavano 5 anni di carcere.
E anche laggiù qualcosa si stava muovendo. Dalle profondità salirono ululati strani, ruggiti metallici, suoni spaventosi. La Terra pareva essersi svegliata, e non era di buon umore.
In superficie comparvero creature sconosciute in grado di vivere fino a 80º: uccelli mai catalogati attraversavano il cielo in stormi vastissimi; insetti tropicali colonizzavano le montagne.
Poi impazzì anche il cielo. Le nuvole si rincorrevano a velocità folle, avvitandosi in vortici enormi come galassie in caduta libera. Cicloni devastanti si abbattevano senza preavviso su coste e città, il mare avanzava inarrestabile, e scosse sismiche violente squassavano le fondamenta di interi quartieri. La paura divenne quotidiana: strade deserte, porti e stazioni abbandonati, città fantasma. Governi e istituzioni vacillavano, i piani si accavallavano e si contraddicevano, mentre il caos prese la forma di una nuova normalità.
Ogni settimana nasceva un Commissario governativo straordinario. Ogni mese un nuovo Piano miracoloso per salvare il clima. Ogni estate un nuovo record. Ma nulla aveva successo. Tutto ormai volgeva al peggio.
Mentre gli uomini continuavano ad inaugurare alberi, il conto del clima impazzito si faceva sempre più salato. Sembrava un romanzo di fantascienza. Poi qualcuno guardò il calendario.
Mancavano appena sei anni.

