A Reggio Calabria si è tenuto un presidio per manifestare forte preoccupazione su quanto sta avvenendo in Venezuela, e non solo, dopo l'attacco degli Stati Uniti

Il 2026, iniziato con la dolorosa eredità del genocidio dei palestinesi e Gaza e degli attacchi russi in Ucraina, si è aperto con le bombe degli Stati Uniti di Trump sul Venezuela. Ancora altre vittime tra i civili. Uno scenario che preoccupa e che comincia già a muovere le piazze.

Potere al Popolo a Reggio Calabria ha promosso oggi pomeriggio un presidio a piazza Italia. Poca gente ha risposto al richiamo. La riflessione però è necessaria poiché, al di là delle ideologie, uno Stato è stato attaccato, la sua autorità è stata destituita con un’azione militare di altro Stato, un presidente di Repubblica è stato forzatamente portato in altro Stato per essere processato. Tutto in ciò in assoluta violazione della sovranità popolare del Venezuela e di ogni principio di diritto internazionale. Un attacco che ha generato vittime, anche tra i civili, di cui si parla troppo poco.

Diritto internazionale calpestato

«Siamo in piazza - ha spiegato Letizia Cardile di Potere al Popolo Reggio Calabria - per portare un punto di vista diverso da quello della comunicazione ufficiale. Siamo vicini a tutti gli Stati che hanno iniziato un processo di cambiamento e di allontanamento dal sistema capitalistico e dunque quanto accaduto con l'aggressione dell'America al Venezuela non poteva lasciarci indifferenti.

L'America non solo ha la necessità di appropriarsi delle immense ricchezze del Venezuela ma attraverso questo attacco sta dividendo il mondo, gli sta dando un altro ordine, infastidendo la Cina e Cuba e minacciando anche la Groenlandia.

Eppure esiste un diritto internazionale che stiamo vedendo calpestato da una forza militare. Dunque chiediamo di essere tutelati perché la democrazia in Europa e in Italia è stata conquistata a caro prezzo e non vogliamo tornare indietro. Vogliamo difendere il nostro futuro», ha spiegato ancora Letizia Cardile di Potere al Popolo Reggio Calabria.

Doppi standard e vittime dimenticate

«È in atto una grave violazione della sovranità e delle Istituzioni con vittime anche tra i civili. Con la cattura del presidente Maduro – ha sottolineato Simone Alecci, Anpi sezione Ruggero Condò di Reggio Calabria - noi riteniamo fondamentale essere nelle piazze e sollecitare soprattutto la partecipazione e la mobilitazione, vista la gravità dell'atto compiuto. Ancora una volta gli Stati Uniti dimostrano la loro natura imperialista. Gli Stati Uniti in questo momento rappresentano il principale ostacolo alla Pace internazionale alla sicurezza, insieme a Israele. Certamente, come tutti i governi, anche il governo Maduro presenta delle criticità, ma anche nei confronti di un governo a vocazione autoritaria nulla può giustificare un’aggressione militare come quella attuata dagli Stati Uniti. Maduro, erede di un certo Chavismo, è certamente vicina alla realtà del Brics, dunque scomodo per gli Stati Uniti. Non possono, per altro, essere tollerati doppi standard quando uno Stato né aggredisce un altro.

Vorrei per altro ricordare che il genocidio in Palestina prosegue nonostante gli accordi di pace cosiddetti di ottobre. Tante le vittime, soprattutto bambini e occorre ricordare che anche l'aggressione al Venezuela ha già comportato delle morti. Una notizia di massima importanza che invece sta passando in secondo piano. Nei 12 raid aerei le vittime attualmente stimate sono almeno 80. Tra queste si contano anche diversi civili.

Il governo italiano, inoltre, è stato l'unico in Europa ad aver giustificato l'aggressione di Trump e anche alcune componenti del centrosinistra, soprattutto di matrice liberale, giustificano l’attacco degli Stati Uniti.

Al di là del giudizio sul governo Maduroche ci si affanna a formulare, ciò che occorre difendere qui è il bene che ci riguarda tutti e tutte ossia la Sovranità di un paese e di un popolo. Anche in questo caso, il popolo venezuelano è l'unico vero artefice e responsabile del proprio destino», così Simone Alecci, Anpi sezione Ruggero Condò di Reggio Calabria che, insieme al sindacato Usb, al Movimento marxista- leninista rivoluzionario, al partito Comunista di Unità Popolare e ad alcuni cittadine e cittadine, ha aderito al presidio.

E, dunque, lo scenario internazionale si divide tra chi, come Russia e Cina condannato Trump, e chi come l’Unione Europea invoca, senza di fatto entrare nel merito dell’azione di forza esercitata dagli Stati Uniti, una transizione pacifica verso la democrazia, dunque bollando il governo Maduro non democratico e pertanto da destituibile a suon di bombe. L’Onu, attraverso le parole del segretario generale Antonio Guterres, si mostra preoccupata.

Considerando le mire trumpiane sulla Groenlandia (e non solo) che tornano in auge, si ci chiede quale sarà il futuro non solo del Venezuela, Paese in questo momento affidato alla vicepresidente Delcy Rodríguez, presidente ad interim, e anche patria del Premio Nobel per la Pace e leader dell'Opposizione, Maria Corinna Machado.

Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati infatti “arrestati” per narcoterrorismo anche se loro ritengono, e non sono gi unici, di essere stati rapiti, di fatto posti sotto sequestro. In tanto guardano a questa accusa di narcoterrorismo come un preteso con cui il presidente Trump intende delegittimare Maduro e entrare con la forza in territorio venezuelano assai ricco di petrolio. In questo senso, lo stesso Trump avrebbe già annunciato investimenti di compagnie petrolifere statunitensi nel Paese.

La posizione dell'Italia

A ritenere legittima l’azione degli Stati Uniti c’è anche la presidente del governo italiano Giorgia Meloni che sulla vicenda è stata tra le poche ad esporsi e lo ha fatto a favore di Trump. Sempre la Meloni ha anche chiamato la leader dell'Opposizione venezuelana María Corina Machado (invece non ben vista da Trump), per manifestare vicinanza al popolo venezuelano e auspicando una transizione democratica del Paese. In questa direzione anche la portavoce della Commissione europea Anitta Hipper che ritiene necessario che tale processo in Venezuela debba includere il Premio Nobel per la Pace e leader dell'opposizione, Maria Corinna Machado.

Insomma il nemico del Venezuela sarebbe Maduro e non, invece, gli Stati Uniti che, con forti e innegabili interessi politici ed economici in quello stesso Paese, di fatto hanno bombardato uno Stato sovrano e ne hanno arrestano il presidente eletto dal popolo.

Lo scenario internazionale è complesso o, forse, alcune dinamiche prevaricatrici sono fin troppo chiare e meritano, certo, una riflessione e poi anche un’azione coerente con la Storia che non è mai esente da involuzioni.