Il 52enne è stato ucciso la notte del 23 ottobre sul lungomare Ginepri. La confessione dell’aggressore: i rapporti difficili con la vittima, il coltello gettato in mare e l’attesa che un familiare lo andasse a prendere
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Emiliano Torcasio
Un unico colpo mortale alla base del collo che ha reciso giugulare e carotide. Secondo il medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpo di Emiliano Torcasio, 52 anni, ucciso la notte del 23 ottobre davanti al mare di località Ginepri a Lamezia Terme, la vittima sarebbe stata colta di sorpresa dal fendente, tanto che dall’autopsia non risultano lesioni da difesa. Non ha provato a difendersi, non ne ha avuto il tempo, «la morte è avvenuta in pochi minuti», meno di cinque, scrive il medico legale Aquila Villella.
L’aggressore ha 30 anni, si è consegnato il mattino dopo ai carabinieri. Si chiama Pasquale Colelli, è di corporatura minuta, nella sua abitazione i carabinieri hanno sequestrato la maglietta di taglia S che indossava quella notte, bagnata e sporca di sangue. Il coltello che ha usato, racconta, si trovava nella macchina dello stesso Torcasio. Erano arrivati in località Ginepri con quella vettura dopo una serata trascorsa insieme. Colelli parla di anni di vessazioni fisiche e psicologiche culminate con l’ennesima manifestazione aggressiva di gelosia di Torcasio nei suoi confronti. Da qui la reazione di Colelli, repentina e violenta.
L’omicida racconta di aver gettato in mare il coltello e di aver chiamato un familiare per poter tornare a casa. Secondo le risultanze dell’autopsia, l’aggressore avrebbe colpito la vittima da dietro, sul lato destro. Torcasio si è subito accasciato a terra. Il coltello, la cui lama dovrebbe misurare tra i 13 e i 18 centimetri, ha lacerato strutture vitali come la giugulare, la carotide, la trachea e l’esofago provocando una massiccia emorragia che in parte si è raccolta in una larga pozza di sangue sulla strada e in parte è andata a riversarsi nelle vie respiratorie senza dare scampo.
Lo scorso 28 ottobre il gip ha deciso per l’arresto in carcere di Colelli per il pericolo di reiterazione del reato, visto il modo violento in cui è stato ucciso Torcasio. Respinta la richiesta della difesa di ricoverare l’indagato in una struttura sanitaria dato che, nonostante questi avesse dichiarato lo stato di stress psicofisico in cui versava e che fosse in cura e prendesse farmaci, non esiste nei suoi confronti una diagnosi che attesti particolari malattie o l’incompatibilità col carcere. Al momento Collelli, accusato di omicidio volontario, è seguito da una psicologa e sulle sue condizioni psichiche presto potrebbe essere redatta una diagnosi.


