Ormai da anni, e questo è sicuramente incoraggiante, cresce la consapevolezza in capo alle donne vittime di violenza di poter essere aiutate. Punto di riferimento sempre più consolidato sul territorio metropolitano di Reggio Calabria è il centro antiviolenza Angela Morabito Piccola opera papa Giovanni. La sua azione si esplica attraverso servizi di supporto legale e psicologico e l’ascolto attraverso gli sportelli ad Ardore nella Locride e a Taurianova nella Piana di Gioia Tauro. Lo scorso anno è stato aperto, su impulso del progetto Fata Comunità e della fondazione Una Nessuna Centomila, anche uno sportello ad Arghillà, antenna preziosa che tuttavia avrebbe bisogno di una serie di interventi più strutturati per generare maggiore beneficio per quel territorio così complesso e fragile.

Accanto a questi servizi di supporto e affiancamento, che garantiscono alle donne di essere seguite da un’equipe multidisciplinare anche restando ancora a casa e senza aver sporto denuncia, vi sono anche la casa rifugio e l’appartamento in semi autonomia, che accolgono donne e anche madri con bambini che abbiano bisogno di un luogo protetto.

«Al momento gli 11 posti disponibili sono tutti occupati. Dopo la segnalazione delle forze dell’ordine abbiamo accolto mamme e bambini anche piccoli. Registriamo un significativo incremento di donne di nazionalità straniera che afferiscono ai nostri servizi, in particolare nella casa rifugio e nell’appartamento in semi autonomia. Le donne provenienti dall’area del Maghreb ci sono sempre state ma si stanno rivolgendo per la prima volta a noi, e con una incidenza importante, donne di nazionalità indiana che denunciano e chiedono aiuto», racconta Francesca Mallamaci, responsabile del centro antiviolenza Angela Morabito Piccola Opera Papa Giovanni di Reggio Calabria.

Le donne possono rivolgersi al centro anche senza avere denunciato, scegliendo eventualmente, di essere accompagnate dal centro antiviolenza anche alla denuncia, ma senza alcun vincolo. Ma intanto è sempre bene ricordare che alcuna denuncia è necessaria per chiedere aiuto. Basta chiamare il 1522 e su Reggio sarà il centro antiviolenza Angela Morabito Piccola Opera papa Giovanni ad ascoltare la donna e ad affiancarla con supporto legale e psicologico. 

L’accoglienza in casa rifugio, dunque, non è la dimensione esclusiva di intervento del centro antiviolenza, anzi. Le donne possono essere aiutate e seguite dall’equipe disciplinare anche senza lasciare, se così decidono, la casa in cui presumibilmente vive anche l’uomo violento o anche abitando temporaneamente altrove. Ciò anche in caso di denunciaEssenziale è chiedere aiuto.

«Cresce la consapevolezza ma al contempo sappiamo esistere ancora un’ampia parte del fenomeno che resta sommersa, soprattutto nelle periferie della nostra città metropolitana. Anche nell’ottica di ridurre questo sommerso, quotidianamente lavoriamo affinchè la nostra presenza sul territorio sia percepita pienamente. I nostri servizi si articolano attraverso il centro antiviolenza, collegamento direttamente al numero nazionale 1522, e la casa rifugio. Aiutiamo le donne anche a ricostruire percorsi di vita attraverso attività di empowerment lavorativo e finanziario. Di recente abbiamo anche lanciato la campagna di sottoscrizione del capitale sociale per il progetto di microcredito sociale “Tracciare la rotta” in collaborazione con Mag delle Calabrie e associazione Cabalovo», conclude Francesca Mallamaci, responsabile del centro antiviolenza Angela Morabito Piccola Opera Papa Giovanni di Reggio Calabria.

Anche la propensione alla denuncia cresce ma ancora sono tante le donne che chiedono aiuto e che non sempre arrivano a questo step. La normativa negli anni si rafforza, costituendo ormai la violenza di genere un’emergenza nazionale. «Particolarmente apprezzabili – si legge nella relazione presentata in occasione della recente inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto di Reggio Calabria - e già oggetto di frequente applicazione sono le disposizioni speciali introdotte in tema di violenza domestica o di genere che, prevedendo un procedimento più snello, più celere e deformalizzato e attribuendo nel contempo al giudice poteri officiosi più penetranti, consentono all’autorità giudiziaria di intervenire tempestivamente e con una certa efficacia nei casi sempre più frequenti di abusi e di maltrattamenti familiari».