Un tributo al compianto sindaco (dal 1993 al 2001) della Primavera di Reggio Calabria, Italo Falcomatà (opera di Attorrep), e al giudice Antonino Scopelliti (opera di Emeid), barbaramente ucciso da mani ancora ignote nel 1991. Un omaggio alla nostra terra con un dialogo traboccante di colori tra il Bergamotto e i Gelsomini come quelli raccolti dalle donne della Ionica (opera di Fabio Petani). Un invito alla Cura delle persone e dei luoghi (opera di Vittorio Valiante) affidata a una suggestiva sanguigna ispirata alle fotografie di Sophie Smith, artista che indaga la maternità con particolare sensibilità.

Ad adornare le maestose pareti alte 24 metri e oltre delle palazzine popolari di Modenelle, di proprietà del comune di Reggio Calabria, nel difficile quartiere di Arghillà nella periferia nord della città, quattro imponenti murali realizzati da Arteteca e finanziati dallo stesso Comune con i fondi Poc Metro destinati ai Percorsi di rigenerazione sociale (cantieri della bellezza in aree periferiche degradate).

Murale Gelsomini e Italo Falcomatà degrado Modenelle Arghillà nord Reggio Calabria 2026

Impegnata con il suo osservatorio Nazionale InWard (International Network on Writing Art Research and Development) anche nel settore della creatività urbana, l’associazione Arteteca già nel 2015 aveva dipinto la Madre di Arghillà nella zona sud dello stesso quartiere. Dunque si tratta del secondo intervento artistico e sociale ad Arghillà, a fronte di altri realizzati a Reggio come la lunga Storia di Reggio Calabria nel parco Lineare Sud, i tributi a Teresa Gullace e a Pasquale Brancatisano, nome di battaglia Malerba, al largo Botteghelle, per celebrare la Festa del 25 aprile nel 2021, e i due più recenti nel parco Primavera di vico Neforo, zona nord della città.

Questa seconda attività ad Arghillà ha assunto, nel suo essere espletata, e continua ad assumere una notevole valenza sociale vista la grande marginalità che ha contraddistinto il quartiere, anche durante la realizzazione dei murali lo scorso giugno sopraffatto da un degrado al quale anche, ma non solo con la complicità di contingenze come il momento immediatamente post elettorale in cui è stata posta in essere, non è stato posto rimedio. Un degrado che ancora oggi impera. Le palazzine popolari in questione si trovano (e si trovavano al momento della realizzazione dei murali) accanto alla tormentata piazza don Italo Calabrò, “inguaribile” discarica a cielo aperto.

Discarica abusiva piazza don Italo Calabrò Arghillà nord agosto 2026

L’innesto dell’arte in questo contesto non ha certamente, né ne aveva la pretesa, risolto questa situazione evidentemente grave e atavica. Esso ha, però, certamente assecondato la sua vocazione di portare quella bellezza capace di generare speranza e consapevolezza di una possibile diversa dimensione (finalmente decorosa e gradevole) anche per spazi fino a ora abbandonati, destinati alla bruttezza da incuria e inciviltà e nel tempo anche riflesso della rassegnazione e dello sconforto di chi li abita.

Un’esperienza che ha seminato bellezza, insomma, e durante la quale si è rivelato risorsa inattesa e virtuosa persino l’intoppo dell’autorizzazione sospesa dalla Regione che non ha consentito la realizzazione degli altri tre murali inizialmente previsti sulle pareti delle palazzine popolari di proprietà di Aterp. L’ottica iniziale del progetto era, infatti, quella di creare attorno alla piazza don Italo Calabrò un’agorà artistica scandita dalle cinque pareti delle palazzine popolari su di essa convergenti, tutte arricchite da murali.

Invece, concessa l’autorizzazione del Comune a intervenire realizzando altri due murali sulle altre due opposte pareti delle palazzine di Modenelle, più nascoste e meno visibili a chi passa, ma sempre parte integrante dello spazio abitato dai residenti. E così colori e vitalità hanno popolato per alcuni giorni anche la zona più recondita di quelle palazzine che forse neppure chi vive in quelle case aveva mai concepito potesse essere degna di considerazione, vista l’incuria generale. 

L’incontro con la comunità

«Nella consapevolezza che l’arte non risolve i problemi che certamente questo quartiere ha, la nostra attività ha potuto, come era inevitabile che fosse nella nostra visione di intervento sulla strada dove la vita pulsa, “incontrare” la comunità che quegli spazi vive tutti i giorni. Ha potuto lasciare un segno, speriamo – ha spiegato Luca Borriello, direttore di Inward Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana - che ha alleviato quello sconforto che obiettivamente attanaglia chi si ritrovi a vivere in quelle condizioni di degrado.

Abbiamo vissuto con i residenti in un crescendo che ha reso davvero il nostro intervento, al di là del valore artistico, un’occasione in cui risollevare il morale e condividere una nuova visione possibile di quegli stessi spazi. Un incontro che abbiamo costruito giorno dopo giorno e che, superando l’iniziale e comprensibile diffidenza di chi vive circondato dal degrado e che un giorno vede arrivare chi realizzerà dei murali sulle pareti delle palazzine circondate dai rifiuti senza prima rimuovere gli stessi, è presto diventato energia operosa e collaborazione.

Così – ha raccontato Luca Borriello – un bambino ha contribuito con entusiasmo e orgoglio a dipingere di celeste la base ad altezza d’uomo del murale dedicato al giudice Antonino Scopelliti, spazi inizialmente occupati tra le stesse palazzine sono stati sgombrati e ripuliti per favorire il nostro lavoro e il passaggio dei nostri autocarri con cestelli. Siamo stati coccolati con caffè e bevande fresche. La nostra attività è stata accolta a pieno e ciò è stato ulteriormente dimostrato in occasione dei saluti finali. Invitati al parco Ecolandia prima di rientrare, abbiamo potuto salutare non solo i tanti operatori del consorzio Macramè e del progetto Fata Arghillà, che sono stati per noi un riferimento prima di avviare i cantieri, ma anche tanti residenti che avevano assistito con partecipazione crescente alla realizzazione dei murali», ha sottolineato ancora Luca Borriello Arteteca, direttore di Inward Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana.

Riqualificazione artistica e rigenerazione sociale

Se anche questi interventi vengono finanziati dagli Enti locali allo scopo di contribuire al decoro di zone degradate, l’azione che ne deriva, secondo la visione di Arteteca, va sempre oltre il solo discorso estetico. L’Arte vera non è mai solo tratto sapiente come la Bellezza non è mai solo immagine gradevole per essere autentico splendore.

«Noi interveniamo su superfici anonime con arte, colore e significato, rendendo quella superficie, prima neutra, significante. E questo è l’effetto immediato. Ma noi facciamo scivolare il nostro esercizio lungo un doppio binario che alla riqualificazione artistica affianca la rigenerazione sociale. L’opera deve generare un impatto nella dimensione sociale e comunitaria di chi vive quegli spazi.

Del resto quelle non sono solo delle pareti, per dipingere le quali abbiamo giustamente atteso le dovute autorizzazione da parte del proprietario, in questo caso il Comune di Reggio, ma integrano anche lo spazio vitale di chi lì abita e risiede, oppure lavora o studia quando trattasi di altro tipo di immobili in cui insistono scuole o uffici.

E allora per quanto, fatto salvo il diritto d’autore, la pittura e ciò che rappresenta non potranno essere dissociati dalla parete che li avrà addosso, la vera soddisfazione per noi passa dalla percezione della presenza di qualcosa di nuovo e bello da parte di chi quel palazzo lo abita. Noi abbiamo avuto prova concreta di un desiderio ritrovato dai residenti di prendersi cura di quegli spazi durante la realizzazione dei murali. Un principio estetico ha generato la voglia di rimuovere ciò che era brutto. Naturalmente ciò che poteva essere alla loro portata tra le palazzine, non certo tutto il degrado che circonda le stesse palazzine.

Per quanto possibile vorremmo, rivolgendoci alla nuova Amministrazione, testimoniare che questa comunità di residenti è capace di contribuire al cambiamento ed è desiderosa vivere meglio. Vorremmo testimoniare che, quando la si considera e le si dimostrano attenzione e presenza, ella sa tradurre quel desiderio in atti concreti che riscattano uno sconforto pienamente comprensibile», ha concluso Luca Borriello Arteteca, direttore di Inward Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana.

Una nuova armonia possibile

Un seme è stato interrato a Modenelle. Adesso occorre che sia coltivato da chi ha l’autorità e la responsabilità di farlo. Lo sconforto, altrimenti, tornerà a vanificare tutto. Quel desiderio manifestato con i fatti dai residenti di Modenelle è in realtà un diritto al decoro e la stessa necessità di rivendicazione è segno di inefficienza e malfunzionamento della Cosa pubblica. La bellezza è ancora una volta proiezione di un destino altro e, solo a sprazzi, meno remoto e recondito rispetto a un presente che si vuole far passare come ineluttabile. L’arte si conferma baluardo di resistenza e volano di un’armonia possibile ma ancora negata.