Nessuna società sana lascerebbe vivere una comunità in balia di forze contrarie al bene comune. Le Istituzioni ammettono ritardi e fatica e intanto il privato sociale e il volontariato realizzano, a piccoli grandi passi, il cambiamento
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Odore acre di rifiuti bruciati da poco. Ceneri che si mischiano con altra spazzatura abbandonata sulla strada. Rombi di macchine e motorini che tuonano, sfrecciando davanti all’ennesimo cimitero di auto sventrate e date alle fiamme.
Poi imboccando via Giustino Fortunato, un’allegria inattesa. Bambini e ragazzi giocano in un campetto. Colori del tutto ignari di quel grigiore che al di là di una palazzina impera. Siamo ad Arghillà, quartiere tormentato della periferia nord di Reggio Calabria, vittima di un male che riesce a restare occulto e che una “Fata” buona sta cercando di spezzare.
"Sventurata la terra che ha bisogno di eroi" per rigenerare bellezza e speranza e per alimentare quel benessere e quella sicurezza che da oltre un decennio non riescono ad essere garantiti. Bertolt Brecht nella Vita di Galileo sottolinea come una società sana non necessiti di sacrifici eroici né costringa mai alcun uomo a scegliere tra la vita e le verità. Parafrasando questo pensiero dovremmo concludere che come nessuno dovrebbe mai essere costretto a scegliere tra beni supremi, così nessuna società che sia sana lascerebbe vivere una comunità nella negazione degli stessi. E invece accade. Ed è per questo che Arghillà è tra i luoghi che ha certamente bisogno di eroi.
L'immagine plastica di ciò è la recente nuova inaugurazione del campetto di Modenelle, da adesso intitolato alla memoria del giovane Dodò Berlingeri. Uno spazio riqualificato e notevolmente migliorato, grazie a un intervento finanziato con l’otto per mille della Chiesa Valdese, messo in atto dal privato sociale, denominato Fata Comunità.
Uno spazio rinnovato e restituito, le cui adiacenze sono state ripulite per l'occasione della cerimonia alla presenza delle Istituzioni. Un risultato, preceduto da tanti altri che stanno facendo la differenza in questo quartiere difficile e che si devono al privato sociale, al volontariato e alla cittadinanza. Loro sono i promotori e gli attuatori. Le Istituzioni sono accanto e ringraziano, ammettendo ritardi e fatica nel garantire decoro, ordine e sicurezza.
Eppure in una società sana, il paradigma principale è quello in cui le istituzioni sono affiancate dalla comunità nel perseguimento del bene comune. Quello in cui, solo in alcune altre occasioni, affiancano. Quando l’unico viatico di riscatto è tracciato dal privato sociale, come sta avvenendo ad Arghillà, allora significa che il patto imprescindibile di corresponsabilità è saltato. E anche i traguardi raggiunti restano minacciati da resistenze che le stesse Istituzioni non sono riuscite a destrutturare e a neutralizzare.
Al netto di pulizie straordinarie, dettate dalla sola necessità di ingannare gli occhi e non ritrovarsi nel degrado in cui invece il quartiere è immerso ogni giorno, basta girare l'angolo della strada, per avere di fronte un'ecatombe e dunque capire che quell'immagine è parte di un tutto complesso e profondamente sofferente. Il frutto dello sforzo di pochi in un contesto fuori da ogni controllo, in cui ogni limite di decenza e accettabilità è (non da ora) stato scardinato. Forse per questo, invece di facili promesse, molto predilette specie campagna elettorale, si scelgono sobrietà e silenzio.
Rifiuti sulle strade, carcasse di auto bruciate e ammassate, spazzatura incenerita, adiacenze degli alloggi popolari adibite ad attività clandestine, tutti segni noti di un degrado che attanaglia il quartiere da oltre un decennio. Una condizione di illegalità grave, diffusa e tollerata, frutto di inciviltà che le Istituzioni non sono riuscite a debellare e invece contrastate da chi si rimbocca le maniche per strappare anche solo pochi metri a questo scempio. Coloro che operano questi miracoli in questo inferno non sono forse gli eroi di cui Brecht auspica di poter fare a meno?
E invece di eroi Arghillà ha bisogno perchè senza di essi, senza il privato sociale e senza il volontariato, resterebbero solo le passerelle delle commissioni parlamentari, le promesse tradite dei Palazzi. Resterebbero gli sforzi istituzionali che non bastano per risolvere, interventi insufficienti, che pure tanto si fanno attendere, e questioni rimaste irrisolte, nodi stretti che soffocano: la necessità di un'anagrafe puntuale (non solo quella di un comparto) degli alloggi popolari, da tempo largamente occupati abusivamente e gestiti in modo illegale, e un controllo del territorio finalizzato a perseguire chi, indisturbatamente, impunemente e quotidianamente trasporta e abbandona rifiuti di ogni genere, trasformando questa straordinaria collina affacciata sullo Stretto in una vasta discarica a cielo aperto che vorrebbe senza speranza.
Mentre si attende la concretizzazione di interventi istituzionali annunciati (tre azioni di rigenerazione urbana finanziate con i Pinqua con quasi 15 milioni di euro e altri 5 milioni di euro del fondo Sviluppo e Coesione già annunciati lo scorso anno), il quartiere sprofonda nel degrado e fino a quando ciò sarà ritenuto tollerabile, come di fatto è, Arghillà continuerà ad avere bisogno di eroi.








