Dopo le tante misure straordinarie promesse dal Governo per fare rinascere il tormentato quartiere della periferia nord di Reggio Calabria, arrivano le rassicurazioni del Comune su due dei tre progetti Pinqua e della sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro per la riqualificazione dei 110 alloggi del comparto 6 di proprietà dell’Aterp
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Dovrebbero essere due delle tre progettualità finanziate con i Pinqua (in tutto quasi 15 milioni di euro), le prime a essere messe a terra ad Arghillà tra tutte le iniziative istituzionali annunciate in questi anni per il quartiere. Dovrebbe seguire, con risorse del fondo Sviluppo e Coesione, la riqualificazione dei 110 alloggi popolari Aterp dell’inagibile comparto 6, il cui sgombero (operazione assai difficoltosa) è in corso dallo scorso anno.
Il progetto Pinqua a rischio è quello relativo agli interventi di rigenerazione urbana delle pertinenze degli oltre 50 alloggi popolare di proprietà comunale siti del quartiere Modenelle. Intervento importantissimo. Nessuna criticità, invece, per gli altri due interventi, quello su fognature e alberature nel lungo tratto che da Arghillà nord arriva fino ad Arghillà sud e quello sulle antiche infermerie, che diventeranno foresterie, nel forte Gullì del parco Ecolandia e sui relativi sottoservizi.
Sull’altro fronte, «inoltrato nello scorso mese di ottobre dal Ministero dell’Interno al competente dipartimento per le Politiche di Coesione ed il Sud, il progetto di riqualificazione del comparto 6, insieme alla bozza di accordo. L’intervento mira quindi alla riqualificazione dell’intero comparto al fine di ricostruire le unità abitative, ripristinare l’agibilità dell’immobile per consentirne il conseguente collaudo ed assegnazione agli aventi diritto», spiega la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro.
E, dunque, gli interventi, realizzati con fondi pubblici, che si apprestano a diventare realtà ad Arghillà sembrano questi. Sono tutti interventi importanti e necessari ma non sufficienti per parlare di rinascita, date le drammatiche condizioni in cui versa il quartiere a nord.
Mentre il privato sociale, naturalmente anche in sinergia con le istituzioni, dimostra maggiore capacità di progettazione e finalizzazione tempestive, basti pensare al progetto Fata (Fuoco, Acqua, Terra, Aria) Comunità, coordinato dal consorzio Ecolandia e finanziato con l’8 per mille della Chiesa Valdese e alle tante realtà e associazioni che operano con costanza e abnegazione, la politica sembra fare molta più fatica.
Eppure Arghillà nord, nella periferia nord di Reggio Calabria, è un quartiere tormentato e fortemente degradato la cui condizione critica è nota. Da anni al centro di annunci, promesse e passerelle, continua a essere flagellato dai rifiuti (in questo frangente in modo particolarmente drammatico), da immobili decadenti e da illegalità diffuse.
Il decreto Caivano: non pervenuto
Per il suo inserimento nel primo decreto Caivano, il provvedimento simbolo che il governo Meloni adottò nel 2023 in risposta a quell’orrore, consumatosi nell’omonimo comune della Città metropolitana di Napoli, per rigenerare quartieri difficili afflitti da degrado sociale e delinquenza, si era iniziato a lavorare nel 2024 in prefettura a Reggio.
L’iter era stato avviato, salvo poi vedere tra i comuni considerati, nello stesso decreto in seguito rimodulato, Rosarno e San Ferdinando (10 milioni di euro ciascuno finalizzati a interventi altrettanto necessari) piuttosto che Reggio Calabria. Poi lo scorso anno, un annuncio, quasi a voler compensare quel cambio di rotta mai spiegato. Il 12 marzo 2025, quasi un anno fa, rispondendo alla Camera a una interrogazione del deputato reggino Francesco Cannizzaro, il ministro dell’Interno Piantedosi (perché intervenire su Arghillà equivale a ripristinare ordine, legalità e sicurezza), annunciava 5 milioni di euro dal fondo di Sviluppo e Coesione 2021-2027 per interventi di rigenerazione urbana.
Annuncio al quale si lega il progetto di cui ha spiegato finalità e stato dell’arte la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro.
La commissione parlamentare Periferie
Interventi che costituiscono certamente un buon punto di partenza ma il quartiere va risanato in ogni sua parte, creando condizioni di vivibilità complessive. Esso costituisce una enorme ferita sociale aperta che merita un programma di azioni di rigenerazione coordinate e radicali non più differibili, alle quale deve accompagnarsi un’azione costante e mirata delle forze dell’ordine.
La situazione ambientale è in questo momento davvero fuori controllo con discariche a cielo aperto che crescono a dismisura, per via di un abbandono di rifiuti costante e impunito. Una situazione la cui gravità, che non accenna a diminuire anzi cresce, è ben nota al Governo. Nel 2024 e nel 2025 sono state due le visite della commissione parlamentare di inchiesta sulle Periferie, presieduta da Alessandro Battilocchio che con gli altri componenti e con lo stesso deputato Francesco Cannizzaro, ha visitato Arghillà nord. Tutti hanno visto e poi sono andati via.
Il punto sui Pinqua
Senza nulla togliere al valore degli attesi interventi di rigenerazione urbana all’orizzonte, resta il dato di un quartiere tormentato da problematiche sociali e ambientali molto gravi e serie per il quale siano più gli annunci che le azioni tempestive e gli interventi pienamente risolutivi. E adesso torniamo sui Pinqua.
La preoccupazione manifestata negli scorsi mesi dai gruppi attivi sul territorio circa la revoca degli stessi non era totalmente infondata, atteso che come dichiarato dal sindaco ff Domenico Battaglia, proprio in occasione di un recente incontro al parco Ecolandia, «sono state caricate le due determine che comporteranno una spesa di quasi 14 milioni di euro: per il completamento delle infermerie, la parte delle fognature, le alberature. Resta fuori la parte abitativa».
Perché effettivamente qualche ritardo c’è stato ed è costato una revoca.
«Abbiamo chiesto una riunione specifica all'Amministrazione comunale - spiega Piero Polimeni responsabile tecnico del progetto Fata ad Arghillà – e ricevendo i chiarimenti richiesti, ci è stato riferito di un ritardo nella validazione del progetto sulle pertinenze degli alloggi popolari di Modenelle, validazione in capo a Invitalia, centrale di committenza e stazione unica appaltante che supporta le amministrazioni nello sviluppo e nell'attuazione di programmi complessi.
Ebbene l’attività di validazione ha evidentemente richiesto delle integrazioni che il Comune ha fornito nei tempi richiesti e nonostante ciò, sempre in base alle informazioni che ci sono state fornite in questa recente riunione, è arrivata la revoca. I ritardi nella validazione non hanno consentito di rispettare il cronoprogramma, ovviamente, molto stringente trattandosi di fondi del Pnrr. Il Comune ci ha informato di un ricorso già in atto avverso la revoca e di cui si è in attesa dell’esito. Noi comunque continueremo a vigilare», ha concluso Piero Polimeni responsabile tecnico del progetto Fata ad Arghillà.
E dunque questo sarebbe il nodo per il quale è a rischio una delle tre progettualità che su Arghillà sono finalizzate a ridurre il disagio abitativo e favorire l’inclusione sociale.
A rischio l’intervento a Modenelle
Nel dettaglio l’intervento a oggi a rischio ad Arghillà riguarda le pertinenze degli alloggi di residenza pubblica di competenza comunale, nel cosiddetto rione di Modenelle, attualmente in condizioni di estremo degrado. Il progetto prevederebbe soluzioni di messa in sicurezza, efficientamento energetico e abbattimento delle barriere architettoniche.
L’intervento in programma si articolerebbe nella realizzazione di orti domestici e playground negli spazi comuni di pertinenza, di impianti fotovoltaici integrati sui tetti degli edifici per i fabbisogni condominiali e soluzioni per il riuso delle acque piovane e usate, da riutilizzare per scopi irrigui negli orti domestici e a fini antincendio, e nella riqualificazione delle parti comuni degli edifici al piano terra, da destinarsi alle Officine di Comunità consistenti in spazi attrezzati per servizi socio-culturali e attività economiche-produttive e commerciali di prossimità.
“A Mali Estremi…Nuova Organizzazione di Comunità in Habitat Essenziali”
Nell’ambito del Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare, denominato Pinqua e finanziato con fondi del Pnrr, nel 2022 il Comune di Reggio dopo avere inoltrato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti le istanze per tre interventi distinti di 15 milioni di euro ciascuno, era stato ammesso al loro finanziamento. Un importo complessivo di 45 milioni di euro distribuito su tre progetti a Modena-Ciccarello, Reggio Sud – Gebbione e appunto ad Arghillà.
I tre progetti accordati: “A meno che” acronimo di “A Mali Estremi…Nuova Organizzazione di Comunità in Habitat Essenziali”, finalizzato alla rigenerazione e alla riqualificazione proprio di Arghillà. "Essere" - "Equità Sociale, Sostenibilità Ecologica Residenziale", nel quartiere di Modena-Ciccarello, “Regia" - "Rigenerazione Ecologica Grandi Interventi Ambientali" a Reggio Sud - Gebbione. Quello di Arghillà pare non essere l’unico ad aver registrato delle criticità.







