Il lutto per la morte di Anthea Ranieri e il maltempo hanno modificato il programma, posticipando la conclusione di un giorno. Per la nuova amministrazione primo banco di prova con un appuntamento complesso, tra partecipazione, devozione e problemi sui quali sarà necessario intervenire
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Le festività mariane rappresentano sempre un banco di prova importante per un’amministrazione comunale. Lo sono ancora di più quando a gestirle è una squadra insediatasi da poco, chiamata in tempi strettissimi a governare uno degli appuntamenti più partecipati, complessi e profondamente sentiti dalla città.
Le tempistiche, certamente, non hanno aiutato il nuovo sindaco Francesco Cannizzaro ad affrontare nel migliore dei modi ogni aspetto organizzativo. A rendere tutto più difficile sono stati il maltempo e, soprattutto, il grave lutto che venerdì pomeriggio ha colpito Reggio con la morte della giovane Anthea Ranieri. Una tragedia che ha attraversato l’intera comunità e imposto una doverosa modifica del programma.
Il concerto di Emis Killa, inizialmente previsto per sabato, è stato rinviato a mercoledì 16 settembre, posticipando di fatto la conclusione delle feste. Anche il concerto di Sal Da Vinci è diventato un momento di ricordo dedicato alla giovane Anthea. Poi le piazze riempite dalla musica, l’esibizione di Giusy Ferreri sotto la pioggia, e il concerto annullato di Mannarino per il nubifragio, la processione e infine il recupero del concerto di Emis Killa con i tradizionali giochi di fuoco.
Nonostante l’improvvisa tragedia e le difficoltà, la nuova amministrazione ha gestito con equilibrio una situazione oggettivamente difficile. La città ha partecipato, le piazze si sono riempite e Reggio ha vissuto ancora una volta quei giorni nei quali fede, tradizione e senso di appartenenza finiscono inevitabilmente per incontrarsi.
E soprattutto, oltre i concerti e il programma civile, questa rimane prima di tutto una festa patronale. È la festa della Madonna della Consolazione, capace ogni anno di unire fedeli e non fedeli in un sentimento di vicinanza che va oltre la pratica religiosa. Si può credere oppure no, partecipare alla processione o limitarsi a osservare il passaggio del Quadro, ma è difficile negare quanto questa ricorrenza appartenga alla storia e all’identità collettiva di Reggio.
La Madonna della Consolazione è la patrona di tutti: di chi prega, di chi accompagna il Quadro lungo il corso, di chi aspetta affacciato a un balcone, di chi vive questi giorni come un ritorno alle proprie radici e anche di chi non crede. Di chi applaude e di chi critica. Perché quel passaggio non rappresenta soltanto un rito religioso, ma un momento nel quale la città si riconosce, si avvicina e ritrova, almeno per qualche ora, un senso di unità e speranza.
È questo il cuore della festa che rischia spesso di essere soffocato dalle polemiche. Alcune critiche sono legittime e necessarie, altre sembrano costruite appositamente per alimentare lo scontro. Il confronto è utile quando serve a correggere gli errori e a migliorare l’organizzazione. Diventa sterile quando si trasforma in un continuo lamento, in una contrapposizione pregiudiziale o nella ricerca quotidiana di qualcosa da contestare.
Ciò non significa ignorare quello che non ha funzionato. Il caso più evidente è quello delle giostre a Botteghelle. Collocare un luna park di quelle dimensioni in mezzo ai palazzi appare ormai una soluzione difficilmente sostenibile, tanto per i residenti quanto per la sicurezza e il decoro della città. Le immagini finite sulle pagine trash del web nazionale hanno restituito ancora una volta una rappresentazione di Reggio che non può lasciare indifferenti.
Su questo aspetto sarà necessario intervenire, individuando per le prossime edizioni un’area più adeguata, organizzata e rispettosa della quotidianità dei residenti. La nuova amministrazione ha avuto poco tempo per modificare decisioni e impostazioni probabilmente già avviate, ma da ora in avanti il tema non potrà essere rinviato.
C’è poi il fenomeno del panino con la salsiccia “selvaggio”, diventato ormai una presenza immancabile durante le feste. Non è il panino in sé il problema, ma il Far West che si crea attorno alla vendita: occorre stabilire con chiarezza chi possa preparare e somministrare alimenti, verificare autorizzazioni, condizioni igienico-sanitarie e provenienza dei prodotti. Non è pensabile che, nei giorni di maggiore affluenza, chiunque possa improvvisarsi venditore senza regole e controlli adeguati. Anche questo significa tutelare i consumatori, il decoro cittadino e gli operatori regolari che rispettano prescrizioni e sostengono costi per poter lavorare.
Lo stesso vale per il caos del traffico, le lunghe file, i parcheggi selvaggi e l’utilizzo smodato delle automobili per raggiungere il centro. Anche quest’anno l’inciviltà, in alcune situazioni, ha regnato sovrana. Auto lasciate ovunque, marciapiedi occupati, doppie file e strade congestionate hanno reso complicati gli spostamenti e peggiorato la vivibilità di intere zone.
È però un problema che non nasce con le feste mariane e non riguarda soltanto questi giorni. Scene simili si ripetono a Capodanno, a Natale e in occasione di ogni grande evento capace di richiamare migliaia di persone. Serve quindi una riflessione più ampia sulla mobilità cittadina, sul trasporto pubblico, sui parcheggi di interscambio e, soprattutto, sulle abitudini individuali. L’amministrazione deve organizzare e controllare, ma nessun piano può funzionare davvero se manca il rispetto delle regole da parte di tutta la cittadinanza.
Il bilancio delle festività non può allora ridursi a una sfida tra sostenitori e detrattori della nuova amministrazione. Sarebbe uno scontro ridicolo, privo di senso e lontano dai bisogni reali di una città che ha già abbastanza divisioni e non necessita di nuove contrapposizioni costruite ad arte.
La critica è indispensabile, ma deve essere costruttiva. Deve indicare problemi, responsabilità e possibili soluzioni, senza cancellare ciò che ha funzionato e senza trasformare ogni imperfezione in una bocciatura generale. Le giostre vanno ripensate, la mobilità deve essere organizzata meglio e il decoro urbano tutelato con maggiore attenzione. Ma questo non annulla la partecipazione, la devozione e il clima di condivisione respirato durante le giornate di festa.
Adesso bisognerà conservare ciò che ha funzionato e correggere ciò che non ha convinto. Senza sconti, ma anche senza processi sommari. Perché la festa della Madonna della Consolazione appartiene a tutta Reggio. Ai fedeli e ai non fedeli, agli entusiasti e ai criticoni. E dovrebbe ricordare a tutti, almeno per qualche giorno, che questa città ha molto più bisogno di unità, responsabilità e speranza che di un’altra inutile guerra tra fazioni.

