Il dibattito coinvolge magistratura, stampa e politica: dalle dichiarazioni della testimone ai dubbi sulle verifiche svolte fino alle azioni legali contro il giornale
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È ormai nota la vicenda della grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda ed igienista dentale del Cavaliere Silvio Berlusconi, Nicole Minetti, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il capo d’imputazione è peculato e induzione alla prostituzione – processo Ruby bis e Rimborsopoli – per cui la Minetti doveva scontare 3 anni e 11 mesi non di carcere ma di servizi sociali.
Il motivo per cui Nicole Minetti aveva ricevuto la Grazia dal Presidente Mattarella è legato al figlio adottato dalla coppia Minetti-Cipriani. L’infante, con gravi problemi di salute, necessita di cure che in Italia, dicono, non potevano essere fatte. È seguito dal Boston Children’s Hospital, negli Stati Uniti.
Il Fatto
Dopo la segnalazione de il Fatto Quotidiano circa la grazia concessa a Nicole Minetti, è il Quirinale stesso con un comunicato stampa a chiedere al Ministero della Giustizia «con cortese urgenza, le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa».
Così si legge sul sito del Quirinale in data 27/04/2026.
Ad occuparsi della vicenda, va precisato, non è il ministro Nordio né tantomeno, come qualcuno ha pensato, il presidente Mattarella che si limita a firmare una carta.
Il procedimento è in mano alla Procura Generale – in questo caso – di Milano. Più nello specifico ad occuparsi dell’affaire Minetti è stata Francesca Nanni, procuratrice generale di Milano.
Per inciso, la dott.ssa Nanni si ritrova sulla sua scrivania anche l’intero dossier dell’altra annosa questione circa il delitto di Garlasco.
Per la procura non v’è dubbio: il Fatto Quotidiano ha sbagliato e il 3 giugno conferma il parere positivo emesso a febbraio circa la grazia.
In tutta questa storia, ci sono degli elementi centrali che non vanno sottovalutati.
Il primo è (l’unico, forse) la testimone oculare di quanto accadeva, Graciela De Los Santos, massaggiatrice in casa Cipriani.
La teste, sentita da un giornalista del Fatto, dichiarava che Nicole Minetti «non ha cambiato vita. Nel Ranch Gin Tonic (di proprietà del gruppo Cipriani, in Uruguay ndr) ho visto di tutto ed ho avuto anche paura. Anche festini con le escort».
Queste affermazioni erano “utili” solo a dimostrare che in realtà, dopo i vari scandali legati a Berlusconi, Minetti non avesse cambiato vita e, aggiunge sempre il Fatto, «stia continuando a fare quello per cui era stata condannata in Italia».
Pochi giorni fa, a Montevideo, succede però qualcosa di inaspettato: Graciela ritratta in uno studio notarile.
S’impegna a non parlare più con i giornalisti sul caso Minetti-Cipriani. Parlerà, se chiamata, solo davanti alle istituzioni.
Nell’atto notarile si legge che la massaggiatrice di casa Cipriani non ha mai visto «la signora Minetti coinvolta in una qualsiasi operazione per reperire, attirare, assoldare o indurre prostitute nella residenza».
La stessa Graciela però, in un’intervista ad un’emittente uruguayana, ha dichiarato: «Ci sono state delle feste, ma su altre cose preferisco non parlare. Tutto è stato distorto, ho paura».
Il quotidiano di Travaglio, primo a scatenare questo polverone, ha dichiarato più volte che la testimone aveva prestato il suo consenso alla pubblicazione dell’intervista salvo poi suggerire, con quotidiano andato in stampa, di soffermarsi sulle presunte molestie sessuali che anche lei stessa avrebbe subito dal patron del gruppo Cipriani, nonché compagno della Minetti.
Il caso, seppur chiuso per la PG di Milano, è apertissimo.
Ecco perché: la redazione del Fatto Quotidiano ha dichiarato di avere 766 messaggi Whatsapp ed un’ora e mezza di colloquio registrato a prova che quanto il quotidiano di Travaglio ha scritto corrisponda al vero.
Per Marco Travaglio, infatti, «le indagini su Minetti le ha fatte Minetti», così titolava il suo giornale il 4 giugno 2026, denunciando il fatto che l’unica testimone seria sulla vicenda, ossia la massaggiatrice, non sia stata sentita e che, al contrario, a fare da testimoni in questa vicenda siano stati amici della famiglia Cipriani-Minetti.
Ma perché Graciela non è stata sentita?
Per un’indagine completa sulla vicenda, la Procura Generale di Milano avrebbe forse dovuto fare una richiesta di rogatoria internazionale visto che tanti documenti utili alla comprensione del fatto sono proprio in Uruguay.
Richiesta che la PG non ha fatto.
A dare una spiegazione circa la non richiesta di rogatoria internazionale da parte della Pg è Felice Manti su il Giornale del 4 giugno: «sono bastati alla procura i documenti offerti dal pool di legali di Cipriani a dimostrare la sua totale inaffidabilità».
I legali dell’imprenditore – Emanuele Fisicaro, Antonella Calcaterra e Paolo Siniscalchi – hanno infatti dimostrato che Gabriela de Los Santos ha precedenti penali.
Forse (a quanto pare sì), questo è bastato per non crederle e per non fare richiesta di rogatoria internazionale.
Nella nota del 6 giugno rilasciata dalla Nanni si legge: «i fatti riportati nelle notizie di stampa non corrispondono al vero. Non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito».
Circa i presunti festini hot nel ranch uruguayano di Cipriani a Punta de l’Este – 150 km da Montevideo – hanno chiarito invece direttamente i carabinieri italiani oltre che diversi dipendenti della tenuta, «nessuna trasformazione in un ritrovo a luci rosse».
In apertura, c’è scritto che gli elementi da valutare sono molteplici ed un perno finora non trattato è il bambino adottato dalla coppia.
Pur trattando con i guanti bianchi l’argomento, poiché si tratta di un minore che non ha colpe in nessun caso, l’argomentazione sostenuta dal direttore Travaglio non ha avuto risposte.
È vero che il bambino necessita delle cure specifiche – dice il Fatto – ma non è vero che queste cure possono essere fornite solo in America a Boston.
Di fatti, anche nei vari salotti televisivi Marco Travaglio ha affermato che per le cure del bambino anche «sette ospedali italiani potevano essere tenuti in considerazione», aggiungendo nel suo editoriale di giovedì 4 giugno che sia il San Raffaele di Milano sia l’ospedale di Padova «smentiscono di aver trattato il caso e confermano che avrebbero potuto seguirlo».
Si badi, questo non è un dettaglio.
Far curare suo figlio in America significa per Minetti avere un passaporto, ergo ricevere la grazia.
Su questo aspetto non sono emerse altre delucidazioni salvo la conferma «del grave quadro sanitario del minore in cura a Boston che richiede la presenza della madre in occasione di controlli e terapie».
Quadro clinico che non era mai stato né giudicato né tirato in ballo da nessun giornalista.
Inoltre, quando il Presidente Mattarella chiede un “riesame” della vicenda lo fa per togliere ogni scrupolo.
Giusto.
A fare questo riesame però, e successivamente a confermare la decisione presa il 9 gennaio, è la stessa procuratrice Nanni, che già aveva espresso parere favorevole.
In pratica, si chiede alla procuratrice se il suo lavoro l’ha fatto bene.
Per parafrasare Travaglio: «si chiede all’oste se il vino è buono. L’oste risponde: il vino è ottimo».
La reazione della stampa italiana
Gara di solidarietà. Così Marco Travaglio titola il suo editoriale dove si congratula ironicamente per la solidarietà ricevuta dalla stampa italiana dopo le due cause che il Fatto dovrà affrontare e dove gli vengono chiesti per risarcimento 220 milioni negli USA (per il danno d’immagine al gruppo Cipriani) e 5 milioni in Italia (per il danno a Nicole Minetti ed allo stesso Cipriani).
Si precisa che il Fatto non è il solo ad essere nel mirino dei due.
Anche Report e Cartabianca rischiano grosso.
Sul tema, si è già espresso il Consorzio europeo che ha definito la richiesta di risarcimento «una intimidazione» contro il Fatto e Report.
A togliere ogni dubbio sull’obiettivo di Cipriani – ovvero far chiudere la testata milanese – è lo stesso Cipriani.
Il 4 giugno sul Corriere, in una sua intervista, afferma che «più che pagare i danni, credo dovrebbero chiudere».
Parte della stampa nazionale non ha riservato – per usare un eufemismo – attestati di stima o di dispiacere per la causa che il quotidiano dovrà affrontare.
Di seguito, alcuni esempi.
Libero, giornale da pochi giorni ritornato sotto la guida di Alessandro Sallusti, titola: «le mille e una balla del Fatto, le Carte che inguaiano Travaglio».
La Verità, giornale fondato e diretto da Maurizio Belpietro, annunciava l’azione legale contro il Fatto da parte di Cipriani titolando: «la superstite di Travaglio vuol far causa a Travaglio».
Ma attenzione, a parlare così del Fatto non è solo il “giornalismo di destra”.
C’è, tra tutte le testate, una che ad un cronista attento fa stizzire l’occhio.
Il quotidiano di Via Solferino, il Corriere, insiste sul fatto che il giornale di Travaglio sia stato “smentito”.
Fa strano, perché è stato proprio il Corriere della Sera – così come il Fatto – ad intervistare la massaggiatrice di casa Cipriani.
Quindi: se il Fatto è stato smentito, è stato smentito anche il Corriere. O no?
Ciliegina sulla torta, Filippo Facci.
Penna prima di Libero ed ora de il Giornale che definisce il Fatto «servi di procura» per poi «essere sconfessati dalla procura locomotiva d’Italia: quella di Milano».
Salvo preoccuparsi della stampa, per il Fatto c’è un altro problema oltre la causa miliardaria di Cipriani: Nordio.
Già, il ministro non ha annunciato querela verso la redazione milanese ma, senza specificare il motivo per cui dovrebbe denunciare il Fatto, ha dichiarato che la querela al Fatto «la deciderà il mio legale».
Il caso è chiuso, in procura.
Sui giornali, invece, ci sarà da divertirsi.

