Tutto comincia a Catanzaro il 22 febbraio 1914. Tra il soffio del vento che caratterizza la città dei tre colli e lo sguardo rivolto allo Jonio, nasce Renato Dulbecco. Sebbene il destino e la carriera lo abbiano portato presto lontano dalla Calabria — prima in Liguria, poi nella Torino dei grandi intellettuali e infine nei templi della ricerca americana — la tempra dello scienziato è rimasta quella della sua terra d'origine: una determinazione granitica e una curiosità che non accetta confini. Catanzaro non è stata solo una nota biografica sulla carta d’identità, ma la radice di un uomo che ha saputo guardare l'infinitamente piccolo per comprendere l'universalità dell'essere umano.

Il giovane catanzarese, a soli 16 anni, siede già tra i banchi di Medicina a Torino. Lì, in un’alchimia irripetibile, incrocia i destini di altri due futuri premi Nobel: Rita Levi Montalcini e Salvatore Luria. Sotto l’egida di Giuseppe Levi, Dulbecco inizia a forgiare quel metodo rigoroso che lo porterà a studiare la vita non come un mistero astratto, ma come un codice da decifrare.

Prima dei successi californiani, c’è il fango delle trincee. Dulbecco vive l'orrore della campagna di Russia come medico militare, un'esperienza che ne segna profondamente l'etica. Al ritorno, non sceglie la neutralità: si schiera con le formazioni partigiane, mettendo le sue competenze mediche al servizio della Resistenza e della libertà, entrando persino nella Giunta popolare di Torino nel 1945.

Nel 1947, spinto dall'amica Montalcini, vola negli Stati Uniti. È qui che il ragazzo di Catanzaro diventa un gigante della scienza mondiale. Le tappe sono leggendarie:

• Il vaccino Sabin: isola il mutante decisivo del virus della poliomielite, permettendo la creazione del vaccino ad opera di Albert B. Sabin;

• La lotta al cancro: dimostra come i virus possano integrarsi nel DNA delle cellule, trasformandole in tumorali. Una scoperta rivoluzionaria che gli varrà il Premio Nobel per la medicina nel 1975;

• Il Progetto Genoma: nel 1986 è lui a lanciare l'idea visionaria di mappare e sequenziare l'intero patrimonio genetico umano. Un’impresa che ha cambiato per sempre la medicina moderna.


Nonostante la cittadinanza americana e i decenni passati a La Jolla, Dulbecco è tornato spesso in Italia, collaborando con il CNR e mantenendo vivo quel legame con le istituzioni scientifiche del Paese. Si è spento nel 2012, a un passo dai 98 anni, lasciando in eredità al mondo la mappa della vita e alla sua Catanzaro l'orgoglio di aver dato i natali a uno degli architetti del futuro.