Venticinque anni, originario di Cosenza ed ex studente magistrale di Ingegneria Gestionale presso l’Università della Calabria, dove ora è studente in un Master dal titolo Artificial Intelligence & Data Science. Alessandro Russo ha presentato all’University of Cambridge un progetto dal titolo “Integrating AI into Time-Sensitive Clinical Workflows: A BPMN-Driven Case Study on Acute Stroke Care”, parzialmente finanziato dal progetto nazionale di ricerca Stroke 5.0 del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e condotto dal Gruppo di Ricerca GiudaLab.

Alessandro, oltre che un ex brillante studente, è arbitro di calcio a undici, quest’anno approdato alle categorie nazionali. Nella vita, è consulente d’impresa presso una multinazionale battente bandiera italiana con una sede nella sua città, Cosenza. Ha risposto alle nostre domande.

Cos’hai da raccontarci di questa esperienza?

È stata un’esperienza molto motivante, in un contesto in cui si respira il profumo di ricerca. Mi ha dato la possibilità di confrontarmi con professionisti che si occupano di argomenti affini, portando un lavoro sviluppato sul territorio in un contesto tanto prestigioso.

Come hai preso la notizia?

Abbiamo mandato il nostro lavoro ed ha superato la fase di revisione. La soddisfazione, dopo tanto lavoro, è stata tanta. Ricevere quell’email è stata una bella emozione.

A chi senti di dire il tuo grazie?

Al Gruppo GiudaLab, per l’ambiente di ricerca stimolante che mi ha riservato e continua a riservarmi quotidianamente. Ringrazio anche l’azienda per cui lavoro, móveo S.p.A., per rappresentare uno spazio in cui vedo realizzato nella pratica ciò che studio nella ricerca.

Chi sono stati i tuoi colleghi di lavoro?

Nel corso di questa esperienza ho avuto l’opportunità di collaborare con Laura Cutrì, Salvatore Ammirato, Alberto Felicetti e Domenico Conforti. Sono stati per me non solo colleghi, ma veri mentori. La loro guida è stata determinante: grazie al loro supporto ho potuto ampliare in modo significativo le mie competenze, consolidare il mio bagaglio culturale e disporre degli strumenti necessari per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Il tema dell’AI ti appassiona, sembra di capire.

Moltissimo. Anche in azienda ci occupiamo di trasformazione digitale, applicando l’AI in contesti complessi ed altamente regolamentati. Negli ultimi mesi sono stato coinvolto in un progetto del settore bancario.

Sappiamo anche che hai avuto un incontro con il presidente Occhiuto.

Sì. Poco prima della laurea ho presentato al presidente Roberto Occhiuto i risultati intermedi del progetto di ricerca che, in seguito, mi ha portato a Cambridge. In qualità di Commissario ad Acta per la Sanità, mostrò grande attenzione verso il nostro lavoro di ottimizzazione del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) dello Stroke (Ictus) della Regione Calabria.

Il presidente mi ha dedicato un’ora di ascolto ininterrotto, nonostante un’agenda impegnativa. Ho percepito un reale interesse per il progetto e per le sue potenzialità. Sentire riconosciuto il valore del mio lavoro in un contesto istituzionale così rilevante è stato per me motivo di grande soddisfazione.

Quindi si parla di sanità e di Calabria.

Sì. Ogni Regione definisce il proprio Percorso Assistenziale e, nel nostro csdo, esso si articola in una fase pre-ospedaliera e una intra-ospedaliera. Il nostro studio ha previsto oltre 85 ore di interviste e più di 70 ore di osservazione diretta, condotte presso la Centrale Operativa dell’Emergenza Sanitaria di Cosenza (ex 118) e presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza.

In questi contesti ho avuto modo di confrontarmi con dirigenti e professionisti di altissimo livello, competenti e disponibili al dialogo anche con un giovane studente come me. È stato un ambiente che ha favorito l’apprendimento e la crescita, permettendomi di comprendere a fondo la complessità dei processi clinico‑organizzativi legati alla gestione dell’ictus.

Nella tua tesi, quindi, hai parlato di Ictus.

Sì. L’ictus è una patologia tempo‑dipendente: la rapidità dell’intervento incide in modo diretto sia sulla probabilità di sopravvivenza sia sulla qualità della vita residua del paziente. La letteratura scientifica mostra dati molto chiari: 15 minuti risparmiati nel processo di cura si associano a una riduzione del 4% della mortalità, mentre ogni secondo di ritardo intra-ospedaliero comporta mediamente la perdita di 2,2 ore di vita sana.

Partendo da queste evidenze, il nostro lavoro di ricerca ha analizzato l’intero percorso clinico‑organizzativo e ha individuato 11 punti critici in cui l’intelligenza artificiale può offrire un supporto concreto ai professionisti coinvolti, migliorando la tempestività, la prontezza decisionale e la continuità assistenziale.

È un lavoro di ricerca, ma ha un forte impatto.

I risultati, che naturalmente richiedono una validazione sul campo, mostrano un potenziale impatto molto significativo. Le analisi effettuate stimano una riduzione dei tempi di diagnostica dell’8,6% e, in prospettiva, una diminuzione fino al 22% del tempo complessivo della trombectomia.

Lo studio insegna tanto anche sull’AI quindi.

La conclusione dello studio è che il principale valore dell’AI non risiede soltanto nella capacità diagnostica, ma soprattutto nella sua funzione di orchestrazione dei flussi clinici, eliminando ritardi tra una fase e l’altra del percorso assistenziale.

Il tuo lavoro spazia dall’ingegneria alla sanità.

Ho portato la mia formazione in Ingegneria Gestionale dentro questo studio perché la sanità calabrese è un ambito che necessita di crescita e innovazione. Lavorare su un caso concreto del territorio mi permetteva di unire competenze tecniche e impatto reale: volevo che il mio contributo fosse utile alla mia regione e non solo un esercizio accademico.

Il tuo rapporto con l’UniCal non è mai effettivamente terminato.

No, mai. Continuo a lavorare con il gruppo di ricerca GiudaLab, seguo dei tesisti come correlatore (una di queste tesi è un caso studio dell’azienda per cui lavoro) e poi, come già detto, sono ancora uno studente UniCal presso un Master di secondo livello.

Nutro fortissima riconoscenza per tutte le opportunità che l’Università della Calabria mi ha offerto: Erasmus/Summer School (Alessandro è stato una volta in Cile ed una volta in Argentina per due mesi e, per due settimane, a New York – Staten Island, ndr), e tutoraggio accademico.

Oggi l’Unical è una realtà importante per il mondo dell’AI.

Assolutamente. L’Università della Calabria ha consolidato un ruolo di primo piano nel panorama nazionale dell’Intelligenza Artificiale, soprattutto dopo la nomina del prof. Greco – nel 2023 – a guida del Comitato Nazionale per l’Intelligenza Artificiale istituito dal Governo. Questo passaggio ha segnato l’ingresso dell’Ateneo, a pieno titolo, tra i protagonisti italiani del settore.

Successivamente, con la sua nomina a Magnifico Rettore, raccogliendo l’importante eredità del prof. Leone, l’Unical ha compiuto un ulteriore salto in avanti: continuità di visione, governance solida e una strategia chiara sull’AI hanno rafforzato ulteriormente la posizione dell’Ateneo nel contesto scientifico nazionale.

Anche a livello lavorativo, l’Unical offre tanto.

Sì, più della media nazionale. Nel settore dell’Ingegneria Gestionale, il tasso di occupazione a un anno dalla laurea è del 95.7%, a fronte di una media italiana del 94%. Inoltre, il 42,2% dei laureati italiani trova lavoro nel Sud: un dato che, nel nostro contesto, spero continui a crescere.

Ora il tuo sogno qual è?

Un sogno ibrido: lavorare a cavallo tra impresa e università, qui in Calabria. Oppure, un domani, portare nella mia terra l’esperienza maturata altrove, così da trasformarla in valore per il territorio.