L’attuale pontefice operato martedì al Gemelli per un adenocarcinoma polmonare, aveva annunciato lui stesso l'intervento all'Angelus. Per decenni la salute dei massimi esponenti della Chiesa è stata un affare riservato. Poi l'attentato del 1981, il Parkinson di Wojtyła, la rinuncia di Ratzinger e i bollettini quotidiani di Bergoglio hanno cambiato il modo in cui la Santa Sede comunica
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Erano da poco passate le dodici di domenica 11 ottobre quando Leone XIV, dalla finestra del Palazzo Apostolico, ha aggiunto ai saluti finali dell'Angelus poche righe che nessuno in piazza si aspettava. «Carissimi, di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo». Poi il ringraziamento per la vicinanza spirituale e la richiesta: «Mi affido alla vostra preghiera».
Martedì 13 ottobre il Papa è arrivato al Gemelli poco dopo le 13. Nel pomeriggio l'équipe di chirurgia toracica guidata dal professor Stefano Margaritora lo ha operato con tecnica videoassistita, asportando il lobo inferiore del polmone destro. L'intervento vero e proprio è durato circa novanta minuti e non ci sono state complicanze. Alle 21.53 la Sala Stampa ha diffuso il bollettino firmato da Margaritora e da Luigi Carbone, direttore della Sanità vaticana. L'esame istologico eseguito durante l'operazione ha confermato un adenocarcinoma polmonare, come gli esami preoperatori lasciavano già supporre. Per questo i chirurghi hanno rimosso l'intero lobo e non soltanto il nodulo, così da garantire la radicalità dell'intervento. Il ricovero dovrebbe durare circa una settimana.
È il primo problema di salute del pontificato di Prevost. Ed è la prima volta che un Papa comunica di persona, prima del ricovero, di dover entrare in sala operatoria. Per capire quanto sia lontana questa scelta dalla prassi del passato bisogna tornare indietro di settant'anni.
Pio XII e il segreto dei Sacri Palazzi
Nei primi mesi del 1954 Pio XII si ammalò seriamente. Soffriva di disturbi gastrici, nausea e soprattutto di un singhiozzo che non gli dava tregua e gli impediva di nutrirsi. Al suo capezzale venne chiamato anche il medico svizzero Paul Niehans, il teorico della terapia cellulare. All'esterno filtrava poco: la salute del Papa era materia riservata e i comunicati la descrivevano con formule prudenti.
Pacelli si riprese. Ma nell'ottobre 1958, a Castel Gandolfo, le sue condizioni precipitarono e morì il 9 ottobre. Quei giorni sono rimasti legati a un episodio che la Curia non dimenticò. L'archiatra pontificio Riccardo Galeazzi-Lisi scattò fotografie del Papa morente e le vendette ai giornali, insieme al racconto delle ultime ore. Fu radiato dall'Ordine dei medici. In Vaticano lo scandalo rafforzò la convinzione che sulla malattia di un Papa il silenzio fosse la regola.
Roncalli e Montini, la malattia in casa
Giovanni XXIII seppe di avere un tumore allo stomaco nel settembre 1962, poche settimane prima di aprire il Concilio. Non ridusse il lavoro finché il fisico glielo consentì e a chi gli stava vicino disse di offrire le sue sofferenze per i lavori dell'assise. All'opinione pubblica le notizie arrivarono tardi e in forma generica. Il mondo seguì soltanto i suoi ultimi giorni, fino alla sera del 3 giugno 1963.
Paolo VI fu operato alla prostata il 4 novembre 1967. Lo operò il chirurgo Pietro Valdoni, ma non in una clinica: i medici attrezzarono una sala operatoria all'interno del Palazzo Apostolico. Che il Papa si facesse ricoverare in ospedale era allora impensabile. Montini trascorse gli ultimi anni con forze sempre più ridotte e morì a Castel Gandolfo il 6 agosto 1978.
Il suo successore, Giovanni Paolo I, regnò trentatré giorni. Nelle ore successive alla morte di Albino Luciani la comunicazione vaticana fu incerta e in parte inesatta. Si disse che a trovarlo era stato il segretario, padre John Magee, mentre era stata suor Vincenza Taffarel, la religiosa che lo assisteva da vent'anni. Quella versione addomesticata bastò ad alimentare per anni ipotesi di complotto che nessuna ricostruzione documentata ha mai confermato.
Wojtyła e il «Vaticano numero tre»
Il cambiamento è arrivato con Giovanni Paolo II, e non per una scelta studiata. Il pomeriggio del 13 maggio 1981 Karol Wojtyła venne colpito in piazza San Pietro dai colpi di pistola di Mehmet Ali Ağca. Portato d'urgenza al Gemelli, fu operato dal professor Francesco Crucitti per quasi sei ore. Il 17 maggio, ancora ricoverato, fece trasmettere un messaggio registrato per il Regina Caeli in cui perdonava il suo attentatore. Poche settimane dopo tornò al Policlinico per un'infezione da citomegalovirus, contratta probabilmente con le trasfusioni, e vi rimase a lungo.
Da allora il Gemelli divenne quello che lo stesso Wojtyła, con una battuta, chiamava il «Vaticano numero tre», dopo il Vaticano e Castel Gandolfo. Vi tornò più volte: nel luglio 1992 per l'asportazione di un tumore benigno al colon, nel 1994 per la frattura del femore, nel 1996 per un'appendicite. Intanto erano comparsi i segni del Parkinson. Nel 1994 la Sala Stampa smentiva ancora le voci. Fu Joaquín Navarro-Valls, nel 1996, durante il viaggio in Ungheria, ad ammettere davanti ai giornalisti che il Papa ne soffriva. Una comunicazione ufficiale, finché Wojtyła fu in vita, non arrivò mai.
Sul senso cristiano della sofferenza Giovanni Paolo II aveva scritto nel 1984, nella lettera apostolica Salvifici doloris. Negli ultimi anni non nascose il tremore della mano, la fatica nel camminare, la voce che si spegneva. Il 30 marzo 2005 si affacciò alla finestra dello studio, provò a parlare e non ci riuscì. Morì tre giorni dopo, la sera del 2 aprile.
Ratzinger e la «Declaratio»
Benedetto XVI fu eletto a 78 anni e da tempo portava un pacemaker. Durante il pontificato non ebbe malattie gravi e non fu mai ricoverato al Gemelli, dove pure andò più volte in visita. Nel luglio 2009, in vacanza a Les Combes, in Valle d'Aosta, cadde di notte nella sua stanza e si fratturò il polso destro. Fu operato all'ospedale di Aosta, dove chiese di essere trattato come gli altri pazienti e
attese il suo turno.
Eppure fu proprio la consapevolezza del calo delle forze a portarlo alla decisione che nessuno aveva previsto. L'11 febbraio 2013 Ratzinger lesse in latino la Declaratio davanti ai cardinali riuniti in concistoro. Vi spiegò che il ministero petrino va compiuto «non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando». Aggiunse che per governare la Chiesa servono anche il vigore del corpo e dell'animo, e che in lui quel vigore era venuto meno. Non parlò di alcuna diagnosi.
Visse quasi dieci anni da Papa emerito nel monastero Mater Ecclesiae e morì il 31 dicembre 2022.
Francesco, i bollettini dal decimo piano
Jorge Mario Bergoglio era arrivato a Roma con una parte del polmone destro asportata a Buenos Aires quando aveva ventun anni. Da Papa fu ricoverato al Gemelli quattro volte. Nel luglio 2021 venne operato al colon e restò in ospedale dieci giorni. Nel giugno 2023 subì un intervento all'addome. Il dolore al ginocchio, intanto, lo aveva costretto alla sedia a rotelle.
Il ricovero più lungo cominciò il 14 febbraio 2025, per una bronchite che si trasformò in polmonite bilaterale. Furono trentotto giorni, raccontati dalla Sala Stampa con bollettini quotidiani di un dettaglio che in passato non si era mai visto, compresi i parametri clinici e le crisi respiratorie.
Tornato a Santa Marta il 23 marzo, Francesco non rinunciò a mostrarsi. La domenica di Pasqua, il 20 aprile, attraversò piazza San Pietro in papamobile. La mattina seguente morì per un ictus, seguito dal coma e da un collasso cardiocircolatorio irreversibile.
Leone XIV, il Papa che lo dice per primo
Il caso di Leone XIV non va accostato a quelli dei predecessori sul piano clinico. La malattia ora ha un nome, ma il tumore è stato individuato presto, durante controlli di routine e non per un sintomo.
Lo stadio definitivo e le analisi molecolari diranno se dopo l'intervento serviranno altre cure. Quello che è già cambiato è il modo di comunicarlo. Pacelli fu curato nel riserbo dei palazzi pontifici e Montini fu operato nel suo appartamento. Wojtyła si trovò esposto davanti al mondo per un attentato e scelse poi di non nascondere la sua malattia, anche se la parola Parkinson non fu mai ufficializzata. Con Francesco la Santa Sede ha imparato a informare giorno per giorno. Prevost ha dato lui la notizia, dalla finestra, prima ancora di entrare in ospedale. Due giorni dopo, la sera stessa dell'intervento, un bollettino ufficiale ha scritto la parola adenocarcinoma.
Nei prossimi giorni il decimo piano del Gemelli resterà al centro dell'attenzione del mondo. Dopo le dimissioni, nel calendario del Papa c'è il viaggio di novembre in America Latina, con tappa nel suo Perù.

