I fatti di Castelsilano, la ricostruzione di quei giorni e i ricordi della popolazione locale nella produzione realizzata dal documentarista Gianfranco Donadio che sarà pubblicata su LaC News24 e su tutte le piattaforme il 18 luglio, a 46 anni di distanza dal ritrovamento dell’aereo militare
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Sila, l'ombra del MIG - La locandina del podcast
La scelta di realizzare un podcast audio su una vicenda complessa e stratificata come il mistero del MiG-23 libico caduto sulla Sila risponde, prima di tutto, a un’esigenza di natura documentaristica antropologica e scientifica, prima ancora che strettamente giornalistica o giudiziaria. Non si è trattato di inseguire l’ennesima suggestione sensazionalistica, ma di applicare l’osservazione rigorosa delle dinamiche umane e comunitarie a un evento in cui la grande storia geopolitica si è abbattuta con violenza sulla quotidianità di piccoli centri interni della Calabria, come Castelsilano e Caccuri. Lo strumento del racconto sonoro, con la sua intrinseca capacità di restituire, in alcuni casi, la viva voce dei testimoni, le pause, i silenzi e l’orizzonte acustico dei luoghi, è apparso la modalità più idonea per indagare non solo la materia fredda dei faldoni giudiziari, ma il trauma culturale e psicologico subito da quelle comunità, per oltre quarant’anni.
Il Mig, la Sila e l’inchiesta, da Ustica ai rottami
L'intera architettura dell'inchiesta si muove rigorosamente sul binario della verità processuale stabilita dall'ordinanza-sentenza del giudice istruttore Rosario Priore. Quell'indagine monumentale ha dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, come il cielo del Mediterraneo, la notte del 27 giugno 1980, fosse teatro di un'operazione militare d'intercettazione e che il caccia libico non cadde il 18 luglio per un malore del pilota, come sostenne la prima e frettolosa versione ufficiale delle autorità dell'epoca. Il velivolo impattò sui costoni della Sila tre settimane prima, in perfetta concomitanza temporale con l'abbattimento del DC-9 dell'Itavia nei pressi di Ustica. Ricostruire questo percorso nei singoli episodi - partendo dal complesso contesto della Guerra Fredda e dai delicati equilibri della politica estera italiana, divisi tra l'alleanza atlantica e i rapporti commerciali con la Libia di Gheddafi - è stato un passaggio preliminare necessario per ancorare il racconto ai fatti accertati. Elementi come l'orologio biologico fornito dalle perizie entomologiche sulle larve rinvenute sul corpo del capitano Ezzedin Fadah El Khalil, i fori da impatto sulla fusoliera del MiG e l'analisi dei tracciati radar che documentavano la presenza di aerei aggressori disposti a usare i voli civili come scudo elettronico, costituiscono la base documentale insostituibile di questo lavoro.
Castelsilano, Caccuri e l’arrivo dei militari in Sila nel podcast di Donadio
Tuttavia, la spinta più profonda verso questa ricerca risiede negli aspetti affrontati nell'epilogo del podcast, dove l'attenzione si sposta dal relitto meccanico al tessuto sociale di Castelsilano e dei territori limitrofi. Nell'estate del 1980, l'arrivo improvviso e massiccio di reparti militari, agenti dei servizi segreti, elicotteri e la conseguente blindatura del territorio rappresentarono per gli abitanti una vera e propria invasione dello spazio vitale. Paesi fino ad allora isolati, i cui ritmi erano storicamente scanditi dall'economia rurale, dalla transumanza e dai lavori boschivi, si ritrovarono di colpo proiettati al centro delle cronache internazionali e, contemporaneamente, schiacciati da una pressante cappa di silenzio istituzionale.
L'interesse antropologico nasce precisamente dal contrasto insanabile tra la verità degli occhi e delle orecchie - quella dei pastori, dei contadini e dei paesani che avevano udito chiaramente il boato dell'impatto e, probabilmente, visto il fumo levarsi dai boschi già alla fine di giugno - e la verità delle carte ufficiali, che per anni ha imposto una datazione amministrativa smentita dall'evidenza scientifica e biologica. Questa imposizione della menzogna di Stato ha generato una ferita profonda, alimentando una forma di diffidenza storica e ancestrale verso le istituzioni centrali, percepite come un'autorità che si presentava sul territorio non per tutelare i cittadini o spiegare il pericolo, ma per secretare la realtà e imporre una narrazione artificiale.
La tomba senza nome e la memoria collettiva sul MIG libico
Al tempo stesso, l'indagine mette in luce un paradosso di segno opposto, una straordinaria dimostrazione di “pietas” popolare da parte della comunità locale. Gli abitanti di Castelsilano, infatti, per anni si sono presi cura spontaneamente della tomba di quel pilota straniero nel cimitero del paese, seppellito inizialmente senza nome. In quel gesto non c'era alcuna implicazione ideologica o geopolitica: il capitano libico non veniva percepito come il soldato di una dittatura straniera o come un protagonista della Guerra Fredda, ma semplicemente come un uomo, un giovane rimosso dalla sua terra e caduto sulla loro montagna, l'ennesima vittima di un gioco di potere troppo più grande di lui. Realizzare questo podcast ha significato quindi documentare come un mistero internazionale si sia depositato sul fondo della memoria collettiva locale, trasformando un evento di guerra aerea in un capitolo di storia comunitaria, con l'obiettivo di restituire precisione storica ai fatti e dignità al ricordo di chi, per decenni, ha vissuto portando il peso di quel silenzio guardiano.
Dove trovare il podcast
Il podcast di Gianfranco Donadio “Sila, l’ombra del MIG” sarà pubblicato il 18 luglio, nell’anniversario del ritrovamento che avvenne 46 anni fa, nel 1980. Il podcast sarà disponibile sul sito LaC News24, nella sezione Podcast, e sulle principali piattaforme online come Spotify, Apple Podcast, Amazon Music e Google Podcast.

