Nel panorama convulso del dibattito pubblico italiano sul ruolo e i limiti della magistratura, si inserisce come un vero colpaccio giornalistico l’intervista esclusiva di Antonella Grippo a Giuseppe Tango, giovanissimo presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, appena quarantatreenne. Un confronto serrato, denso, che si muove con disinvoltura tra autocritica interna, rivendicazione istituzionale e riflessione politica di ampio respiro (clicca qui per rivedere la puntata).

L’apertura è fulminante nella sua immediatezza. Alla domanda di Antonella Grippo sui peccati della magistratura, quelli indicibili, Tango non si sottrae, ma rilancia con una battuta che è insieme ironica e rivelatrice: «Quanto tempo abbiamo?». Una risposta che, lungi dall’essere evasiva, lascia intravedere la consapevolezza di una crisi profonda e stratificata.

Il riferimento al recente risultato referendario si impone come snodo centrale della conversazione: «Il risultato referendario era impensabile. Soprattutto dopo il caso Palamara e altri». Un’affermazione che restituisce tutto lo stupore di una magistratura che, nonostante gli scandali e le ombre interne, continua a confrontarsi con un’opinione pubblica imprevedibile e, talvolta, contraddittoria.

La Grippo incalza, portando sul tavolo le reazioni politiche immediate: «All'indomani del referendum Conte ha chiesto le primarie ponendo un'ipoteca su questo successo. Gratteri comunque ha precisato che 3 milioni di voti provengono dall'elettorato di destra». Un passaggio che evidenzia la complessità del rapporto tra giustizia e politica, e il tentativo, da parte dei leader politici, di capitalizzare ogni esito elettorale.

Ma è sulla questione più delicata – il presunto protagonismo della magistratura – che il Presidente dell’Anm si esprime con nettezza: «La magistratura ha commissariato la politica? Chiede la conduttrice, «Assolutamente no! – risponde Tango –. Deve esistere la fiducia nella magistratura che non deve essere il consenso che è una prerogativa della politica». Qui emerge una linea di demarcazione chiara, quasi dottrinale, tra legittimazione democratica e funzione giurisdizionale.

Il tema delle correnti interne, spesso al centro di polemiche e sospetti, viene affrontato senza ambiguità: «Le correnti come le spazziamo via? Non esistono toghe rosse e toghe nere, esistono tali magistrati che si impegnano a svolgere il proprio lavoro. Dopo di che esiste una magistratura associata che dà soltanto il contributo tecnico». Una difesa che mira a depoliticizzare l’immagine della magistratura, ricondotta a una dimensione eminentemente professionale.

Tuttavia, Tango non indulge in alcuna autoassoluzione. Anzi, ammette con lucidità: «Gli errori ci sono stati e sono stati tanti». Una frase asciutta, ma gravida di significato, che riconosce le criticità senza cedere alla tentazione di minimizzarle.

Ancora Grippo incalza, suggerendo una possibile lettura sistemica: «Se c'è un'esorbitanza della magistratura è perché la politica non è abbastanza». Una provocazione che apre a una riflessione più ampia sulle responsabilità condivise tra poteri dello Stato.

In questo quadro, il presidente richiama con forza la necessità di sottrarre la giurisdizione alle pulsioni demagogiche: «Non dobbiamo fare ciò che è più gradito alle masse e che accarezza le pulsioni popolari». È un monito che si inscrive nella tradizione più alta del costituzionalismo, dove la legge – e non il consenso – rappresenta il fondamento dell’agire giudiziario.

La conclusione assume i toni di una dichiarazione di principio, solenne e rigorosa: «La linea di confine: quando un giudice si ritira in camera di consiglio deve avere soltanto dei parametri. Il faro della legge. Lasciando fuori opinione pubblica e politica. La cittadinanza deve avere la consapevolezza che chi sta decidendo in quel momento non ha altri fini e altri scopi».

Parole che restituiscono, nella loro essenzialità, l’idea di una magistratura che aspira a rimanere fedele a sé stessa, pur attraversando le tempeste della contemporaneità.

Un’intervista, quella di Antonella Grippo a Giuseppe Tango, che non solo illumina le contraddizioni interne al sistema, ma rilancia con forza il tema, sempre attuale, dell’equilibrio tra giustizia, politica e opinione pubblica.