Il masterplan approvato quasi 10 anni fa fissava gli interventi prioritari a fronte di 565 milioni di euro di fabbisogno. In ampie aree delle coste tirrenica e jonica però gli interventi sono quasi fermi: ecco dove
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La linea di costa arretrata di 110 metri in settant’anni, mentre lo sviluppo urbanistico faceva danni sul litorale. Risultato: spiagge scomparse, fiumi tombati e alvei occupati da case abusive mentre le istituzioni si giravano dall’altra parte. Alla vigilia di un nuovo ciclone (annunciato tra giovedì e venerdì), la costa tirrenica guarda con preoccupazione al mare, alle onde che già scavano sotto il tracciato ferroviario, e minacciano lungomari come quello di Nocera.
Gli anziani ricordano le spiagge: Diamante, Cetraro, Falerna. Lo spazio per arrivare al mare ridotto da 150 metri a pochi passi. In alcuni casi le onde si appoggiano sulle massicciate che proteggono la statale 18 e la ferrovia. A Cannitello, Villa San Giovanni, nei giorni del ciclone Harry (e anche dopo) i flutti sono arrivati a lambire alcune abitazioni. L’erosione ha effetti drammatici ma non è una sorpresa: è stata mappata e studiata così come le contromisure da adottare.
Nel piano che quantifica in 25 miliardi di euro la cifra necessaria a mettere in sicurezza la Calabria c’è un’ampia parte dedicata all’erosione costiera: «I 116 comuni costieri regionali risultano tutti perimetrati a rischio per una superficie pari a circa 82,13 chilometri quadrati». Dati cristallizzati nel 2017, quando emergeva «un quadro gravissimo» e una stima del fabbisogno complessivo per le macroaree individuate a rischio pari a 565,8 milioni di euro.
Più limitato ma comunque consistente – poco più di 65 milioni di euro – il quadro previsto dal masterplan per proteggere le coste. Anche in questo caso l’obiettivo era fissato: fermare l’erosione. Qualche dettaglio in più: «Per il 2023 si prevede una riduzione della lunghezza percentuale delle coste regionali in erosione dal 30,9% al 22% che si traduce in una lunghezza dei tratti di costa protetti da interventi di difesa costiera pari a 40 chilometri. Il target intermedio, al 2018, è di 12 chilometri di costa che si prevede di raggiungere considerata l’area di influenza dei progetti in corso di esecuzione e inseriti in programmazione immediatamente cantierabili». Troppo ottimismo, forse. Al di là della percezione, al di là dei lungomari che perdono pezzi e della costa che arretra, i dati di Opencoesione possono aiutare a ricostruire lo stato dell’arte degli interventi. Disallineamenti sono possibili ma il quadro generale mostra ritardi notevoli su punti sensibili.
Qualche esempio: per il completamento delle opere di difesa costiera tra il litorale di Isola Capo Rizzuto e Punta Stilo i pagamenti monitorati sono fermi a zero mentre il costo pubblico monitorato è di 800mila euro. I lavori previsti su quel versante dello Jonio sono tutti piuttosto in ritardo: 3.294 euro monitorati su 2 milioni tra la foce del fiume Nicà e la foce del fiume Neto; 58mila per le opere previste tra la foce del fiume Neto e il litorale di Isola Capo Rizzuto. Uno zero caratterizza anche i pagamenti monitorati per le opere di difesa costiera e ricostruzione del litorale tra il fiume Sinni e Villapiana (lavori da mezzo milione di euro).
Opencoesione monitora pagamenti per quasi 128mila euro tra la foce del fiume Mesima e gli Scogli delle Formiche, nel Vibonese: peccato che i lavori complessivi prevedano un investimento di 3,5 milioni di euro.
Sempre sul Tirreno, il portale segnala pagamenti per 36mila euro per le opere tra il porto di Cetraro e il litorale di Sangineto a fronte di un investimento pubblico monitorato di 6,3 milioni di euro. Ancora peggio, stando ai dati pubblicati, per gli interventi tra il litorale di Gizzeria e la foce del fiume Savuto: 1.300 euro per un costo pubblico monitorato di 6,8 milioni.
Ritardi simili sono segnalati anche per il resto del tratto costiero che conduce dal fiume Savuto a Cetraro: due tranche di interventi da circa 7,5 milioni ciascuna e pagamenti di poche decine di migliaia di euro. Tutto il Tirreno cosentino è esposto al rischio delle mareggiate e i fondi immaginati per proteggerlo non si sono ancora trasformati in opere.
Vale anche per l’area Vibonese, per la quale Opencoesione segnala investimenti ingenti tra gli Scoglie delle Formiche e Pizzo (circa 9 milioni) e pagamenti molto bassi (meno di 100mila euro). Va meglio nel territorio di Ricadi, dove l’intervento da 2,5 milioni sarebbe quasi concluso e a Vibo, dove l’avanzamento è di 1,5 milioni sui 2 previsti. La mappa è incompleta ma puntellata di ritardi, sia sulla costa jonica che su quella tirrenica. Quel masterplan approvato quasi 10 anni fa è ancora un libro dei sogni. Le mareggiate, invece, sono reali. E fanno paura.



