La 'Ndrangheta che cambia pelle nel nuovo libro “La Santa”: «Adesso ai clan piace piacere»

VIDEO | Presentato al Terrazzo Pellegrini di Cosenza il volume di Anna Sergi che analizza un fenomeno criminale dal volto inedito. Lo studio parte proprio dal testo del padre Pantaleone

di Alessia Principe
2 luglio 2021
13:44

Come il virus che abbiamo tristemente imparato a conoscere, la ’ndrangheta muta e con le sue varianti si insinua nel tessuto sociale cambiando forma e adattandosi agli organismi ospite, distruggendo tutti e tutto pur di sopravvivere. Ieri al Terrazzo Pellegrini di Cosenza, è stato presentato il libro “La Santa ’Ndrangheta. Da violenta a contesa” (con la prefazione di Enzo Ciconte in collegamento video) durante un incontro a cui hanno partecipato Gianfranco Manfredi, giornalista; Olimpia Affuso, sociologa e direttrice della Collana Ossidiana, Giap Parini, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Unical.

Trent’anni dopo “La Santa”, di Pantaleone Sergi, Anna Sergi (in collegamento Skype dal Regno Unito), criminologa, docente all’Università di Essex nel Regno Unito, e affermata ricercatrice del fenomeno mafioso e ’ndranghetista in Italia e all’estero, racconta di come il fenomeno criminale sia diventato da “violento a conteso”.


L'altra faccia (oscura)

«È una ’ndrangheta che si propone in maniera diversa – spiega Pantaleone Sergi - a cui piace piacere. Mentre un tempo la violenza era un elemento essenziale del suo agire, adesso la ’ndrangheta fa percorsi diversi, prederisce mimetizzarsi, collaborare con la massoneria deviata e non deviata e questo per legittimarsi. La “contesa” di cui si parla nel libro è anche nel nome: se 'ndrangheta vada scritto con la lettera maiuscola o minuscola, sembrano dettagli, non lo sono».

Ma mentre per alcuni virus esiste un vaccino, per la ’ndrangheta esiste un rimedio altrettanto efficace? «Il vaccino c’è – dice Sergi – ed è la società evoluta, uno Stato presente che usa tutti gli strumenti utili a sua disposizione, il problema è quando lo Stato si mette a correre in parallelo con la ’ndrangheta».

Un discorso mai interrotto

Anna Sergi riprende il discorso iniziato con suo padre tre decenni prima e lo attualizza sostenendo che quello che era la mafia all’epoca lo è oggi. «Non era capita all’epoca e non è capita ancora oggi. Quello che dobbiamo comprendere è che la ’ndrangheta è un fenomeno che convive con noi e di cui dobbiamo prendere atto, solo così potremo avere strumenti per contrastarla. Ricordare è molto importante, parlarne, alimentare la memoria continuamente – conclude Sergi -. Molto spesso, specialmente negli ultimi anni, e parlo delle notizie sulle operazioni o maxioperazioni antimafia anche al livello internazionale, sembra che ogni volta si scopra l’America quando invece l’America è già stata scoperta da un pezzo».

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