A Kayar, in Senegal, un adolescente prepara la partenza con ciò che resta della sua famiglia: un fermaglio della nonna e un pezzo di rete del padre. Il mare davanti, la fame e la speranza dietro
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Malick aveva sedici anni e le mani già indurite dal sale. Era nato a Kayar, un villaggio di pescatori sospeso sulla costa del Senegal, dove il vento correva tra le case e portava con sé un canto giovane, mai udito prima. Era arrivato il momento di seguire il richiamo di un sentiero sconosciuto.
Dopo giorni di caldo intenso, Malick sentì arrivare dal Nord un vento fresco. Rimase ad ascoltarlo, come se quel vento gli comunicasse qualcosa. Capì allora che era giunto il momento di partire, di lasciare la sua terra per cercare una nuova vita, magari in Europa. Una vecchia piroga, pronta da una settimana, attendeva silenziosa i suoi naviganti, mentre le onde del mare riportavano indietro il sangue di chi era partito senza una meta o senza un ritorno.
Malick non voleva partire. Desiderava restare e respirare ancora una volta i profumi della terra che lo aveva visto nascere, crescere e piangere. Quella terra in cui era rimasto solo, tra ricordi, abbandoni, perdite e fame. Tanta fame. La sua famiglia, ormai lontana, gli aveva lasciato soltanto il ricordo, o forse l’illusione, di un tempo felice, fatto della semplicità dei giorni e della speranza delle notti. A due passi dalla piroga, Malick stringeva tra le mani il fermaglio di sua nonna e un piccolo pezzo della rete da pesca di suo padre. Erano tutto ciò che gli restava della sua famiglia, della sua vita, di un tempo che non sarebbe più tornato.
Malick era rimasto solo con il mare. Sentiva il freddo nelle gambe e le lacrime nel cuore. Era pronto a partire, ma non a dimenticare.

