«La scuola è aperta a tutti». È la frase dell’articolo 34 della Costituzione che Sergio Mattarella ha scelto di richiamare ad Amatrice inaugurando l’anno scolastico 2026-2027. Un passaggio arrivato mentre il governo discute il limite alla presenza di studenti stranieri nelle classi. Il presidente della Repubblica non ha citato direttamente Giorgia Meloni, ma ha indicato con chiarezza quale, a suo avviso, debba essere la funzione della scuola: «aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere», costruendo coesione sociale.

Poche ore dopo è intervenuto il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi. Il suo messaggio è stato altrettanto netto sul principio dell'inclusione: «Non possiamo accettare che il luogo di nascita» o la condizione sociale determinino le opportunità di apprendimento. La scuola, ha aggiunto, deve essere un luogo «in cui nessuno si senta escluso».

Il punto di partenza, però, non è soltanto politico. È costituzionale. L'articolo 3 stabilisce che tutti hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali. L'articolo 34 aggiunge che «la scuola è aperta a tutti» e garantisce il diritto all'istruzione.

Da questi principi discende una scuola pubblica che non può selezionare o discriminare i suoi studenti in base al colore della pelle, al sesso, alla religione o all'origine. Anche la normativa sull'insegnamento religioso ribadisce, per esempio, che la scelta di avvalersi o meno dell'insegnamento della religione cattolica non può produrre alcuna forma di discriminazione. 

E qual è oggi la realtà delle aule italiane? Nell'anno scolastico 2024-2025 gli studenti con cittadinanza non italiana erano 931.323, pari all'11,6% dell'intera popolazione scolastica: quasi dodici alunni ogni cento. La percentuale sale al 13,7% nella scuola primaria.

Ma parlare semplicemente di «studenti stranieri» rischia di nascondere una realtà più articolata. Una larga parte è nata in Italia: secondo i dati citati da Dagospia, nel 2022-2023 le seconde generazioni rappresentavano il 65,4% degli alunni con cittadinanza non italiana. Sono bambini e ragazzi cresciuti nel sistema scolastico italiano, spesso con l'italiano come lingua principale.

Gli studenti stranieri in Calabria nelle scuole pubbliche sono appena il 5,10% del totale

C'è poi un altro elemento, meno presente nel dibattito nazionale: in alcune aree interne i bambini stranieri contribuiscono concretamente a mantenere in vita le scuole. Una ricerca Svimez rileva che nei circa 3.000 comuni italiani con una sola «piccola scuola» primaria, i bambini stranieri sono circa 20 mila e rappresentano il 10,6% degli alunni. Sono realtà in cui il numero degli iscritti è spesso decisivo per evitare la chiusura o l'accorpamento dei plessi.

Esistono anche casi documentati. A Fabbriche di Vergemoli, in provincia di Lucca, le iscrizioni dei bambini di famiglie straniere arrivate attraverso il sistema di accoglienza hanno consentito dal 2017 alla scuola dell'infanzia e alla primaria di raggiungere il numero necessario per evitare la chiusura: su 30 alunni, otto erano di origine straniera.

In Calabria, il fenomeno è ancora più evidente. A San Basile, nel 2026, l'arrivo dei figli di famiglie accolte nel sistema Sai ha contribuito a evitare la chiusura della scuola elementare; ad Acquaformosa 16 dei 43 studenti risultano avere cittadinanza non italiana. A Riace, già nel 2015, un'insegnante spiegava che senza i bambini stranieri la scuola sarebbe rimasta chiusa. E ancora tanti altri sono i casi.

È la stessa questione che emerge dalle parole di Eugenia Carfora, dirigente dell'istituto Morano di Caivano, da anni impegnata sul fronte della dispersione scolastica. Commentando il dibattito sul tetto agli studenti stranieri, Carfora ha detto: «Uno studente immigrato è un valore aggiunto per la scuola» e ha aggiunto di non voler «cacciare qualcuno fuori». Per la dirigente, la sfida è fare in modo che nessuno studente si senta invisibile. Altri dirigenti scolastici sono intervenuti per evidenziare l’estrema difficoltà di applicare un eventuale provvedimento in tal senso.

La discussione sul numero di studenti stranieri nelle classi può dunque essere affrontata sotto il profilo dell'organizzazione scolastica, dell'apprendimento dell'italiano e della qualità dell'insegnamento. Ma accanto ai numeri rimane un dato essenziale: nelle aule italiane siedono bambini e ragazzi diversi per origine, colore della pelle, sesso, cultura e religione. La Costituzione chiede che davanti alla scuola siano, prima di tutto, persone con gli stessi diritti.

Ed è proprio da quelle parole — «la scuola è aperta a tutti» — che Mattarella ha scelto oggi di dire la sua. L’uscita della presidente del Consiglio sul tema della riduzione del numero dei bambini stranieri nelle nostre scuole sembra aprire la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche generali. Infatti la Meloni, che sta perdendo consensi a destra, entra direttamente nel campo che un tempo era solo della Lega mentre oggi è soprattutto di Vannacci. Questo significa che l’imminente campagna elettorale si giocherà tutta nel campo di ‘Non passa lo straniero’, con tutto quello che questa significa. Inseguire questi temi cari soprattutto all’estrema destra, significa creare un clima di odio e di lacerazione sociale. Esattamente quello che al nostro paese in questo momento non serve.