Il cantautore è stato premiato nell’ambito del festival “Il Paese della poesia d’amore” di Montegiordano: «Su di me voci false perché sono scomodo, non cattivo»
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Sono state oltre 10mila le presenze complessive nei cinque giorni del festival, a Montegiordano, per la seconda edizione della manifestazione "Il Paese della Poesia d'Amore", svoltasi dal 23 al 27 luglio 2026. Il borgo dell'Alto Jonio cosentino è stato preso d'assalto da poeti, appassionati e festivalieri giunti da ogni parte d'Italia per un ricco cartellone che ha incluso cinque concerti e numerosi reading letterari.
Ospite d'eccellenza è stato il cantautore-poeta Morgan. Il testo del suo brano del 2004, "Una storia d'amore e di vanità", è stato immortalato su una stele di ceramica affissa nella centralissima Piazza Tarsia, nel cuore del centro storico del borgo calabrese.
L'artista, visibilmente commosso per l'accoglienza, ha svelato la genesi profonda del brano, nato come colonna sonora strumentale per il film "Il siero della vanità" di Alex Infascelli e completato con le parole solo dopo un periodo di sofferenza personale: «L'arte serve per consolare. Questa è una canzone vera, ispirata al mito delle Metamorfosi di Ovidio. Mi rispecchiavo, a parti invertite, nella ninfa Eco, disperata d'amore per un Narciso egoista. Sono così legato a questo mito della letteratura latina che ho chiamato mia figlia Maria Eco».
Morgan ha poi colto l'occasione per sfogarsi sulle sue attuali difficoltà professionali, ringraziando pubblicamente il direttore artistico di origini calabresi Giuseppe Aletti: «Grazie per questa onorificenza, ultimamente capita sempre meno che venga riconosciuta l'importanza del lavoro artistico. Io sono una figura interpretata diversamente da ciò che sono in realtà. Ho una brutta fama e mi hanno messo in giro voci false perché sono scomodo, non cattivo. Mi hanno tolto il potere della comunicazione, ecco perché non sono in Tv da tanti anni ormai e ho difficoltà a pubblicare musica. Chi fa un'operazione culturale come questa è coraggioso e ha la mia stima» ha concluso rivolgendosi direttamente ad Aletti.
Dopo la cerimonia, Morgan ha tenuto un concerto piano e voce sul lungomare affollato per l'occasione. Dal palco ha lanciato un ultimo messaggio d'amore alla regione, tracciando un parallelo con la propria vita: «Ho scoperto da poco questa terra. I calabresi sono numeri uno, la Calabria è bellissima. Questa regione, esattamente come me, ha una fama terribile ingiustificata: poi la conosci e ti ricredi».
La manifestazione ha visto la partecipazione di oltre 2000 persone nel solo borgo antico per l'inaugurazione delle stele e per la cerimonia di premiazione.
Oltre a quello di Morgan, il festival ha ospitato il concerto della Rino Gaetano Band, che è diventato, con i festival di Aletti, un appuntamento fisso e partecipato nell'Alto Jonio Cosentino, negli anni. E poi: Matteo Crea, Ventidue live, Giuseppe Anastasi e Carlotta. In programma anche i reading del professor Hafez Haidar, del performer Cosimo Damiano Damato e dell'attrice Mariapaola Tedesco. Nell'ambito della rassegna sono stati premiati anche Giuseppe Anastasi per il brano "La notte" (portato al successo da Arisa per poi divenire un successo di fama planetaria), Francesco Gazzè per il testo "Se soltanto" (scritto per il fratello Max Gazzè) e lo stesso Hafez Haidar per la poesia d'amore dedicata alla moglie, dal titolo "A Rossella".

