La polemica scoppiata a Imperia dopo l’intervento di Rocco Sciarrone riporta al centro il tema del rapporto tra territori, politica e presenza mafiosa anche nel Nord Italia. Il sociologo dell’Università di Torino, tra i massimi esperti di studi sulle mafie e presidente della Società scientifica italiana degli studi di mafie e antimafia (Sisma), non nasconde il proprio sconcerto.

«Questa polemica conferma l’arretramento nella lotta alla mafia», afferma Sciarrone. «Difendere il territorio a tutti i costi, negare che ci sia una forma di accoglienza verso le organizzazioni criminali significa relegare il problema a una questione di ordine pubblico. I mafiosi sono brutti e cattivi, ci pensino le forze dell’ordine e la magistratura».

Invitato da Libera a parlare agli studenti del liceo Vieusseux, Sciarrone ha sostenuto che nell’Imperiese «la ’ndrangheta ha trovato porte aperte negli ambienti politici, economici e sociali». Parole che hanno provocato la dura reazione del sindaco Claudio Scajola, politico di lungo corso ed ex ministro dell’Interno, oggi tornato in Forza Italia.

In una nota, Scajola ha definito “gravissime” le dichiarazioni del sociologo, invitandolo a riferire al Tavolo di contrasto alla criminalità organizzata per fornire elementi a supporto delle sue affermazioni, avvertendo che in caso contrario sarebbero state valutate «azioni mirate a garantire il territorio da accuse diffamatorie».

Un organismo, quello del Tavolo, che rappresenta una versione “light” rispetto alle Commissioni comunali antimafia istituite in molte altre realtà del Nord, ed è presieduto dallo stesso sindaco. Una scelta che, secondo diversi osservatori, segnala una diversa sensibilità istituzionale sul tema.

Sciarrone respinge ogni accusa: «Non ho certo parlato per sentito dire. Ho fatto ricerca sul territorio e ho analizzato la grande mole di carte giudiziarie, in particolare legate all’operazione La Svolta». Sentenze definitive, ricorda, hanno certificato «il radicamento di lunghissima data in quel territorio di cosche di ’ndrangheta e le relazioni con il mondo dell’imprenditoria e delle classi dirigenti locali».

A rafforzare questa lettura, anche l’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia, secondo cui «la provincia di Imperia può considerarsi, sul piano criminale, una roccaforte della ’ndrangheta reggina».

Per Sciarrone, il cuore del problema non è l’offesa all’immagine del territorio, ma la difficoltà ad ammetterne le vulnerabilità: «Non capisco su che base il sindaco voglia querelarmi. Analizzare le vulnerabilità di un tessuto economico-sociale sta nel mio ruolo di studioso».

Un tema centrale anche nel suo ultimo libro, Prima lezione di sociologia delle mafie, in cui spiega che le organizzazioni criminali si espandono solo se trovano condizioni favorevoli: «Dobbiamo smetterla di descrivere le mafie come attori onnipotenti che riescono ad arrivare dappertutto. In realtà arrivano dove trovano varchi, collusioni, complicità in ambienti economici, politici e istituzionali».