Dopo oltre quarant’anni dall’uscita dell’Italia dal nucleare, il Parlamento riapre la strada al ritorno dell’atomo nel sistema energetico nazionale. Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, già licenziato dalla Camera lo scorso giugno.

Il provvedimento è passato con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni e ora consegna al governo il compito di costruire il quadro normativo necessario per un eventuale ritorno alla produzione di energia attraverso le tecnologie nucleari di nuova generazione e la fusione.

«Oggi è una giornata storica per l’Italia. Abbiamo mantenuto la promessa di approvare in questa legislatura il nuovo nucleare e portare in Italia l’energia del futuro. Adesso siamo già al lavoro per il prossimo obiettivo: redigere i decreti attuativi per applicare concretamente la legge. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno», ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin subito dopo il voto.

La legge non autorizza ancora la costruzione delle centrali

Il via libera del Senato rappresenta un passaggio politico e legislativo importante, ma non significa che in Italia possano già essere costruite nuove centrali nucleari.

La legge, infatti, è una delega al governo. L’esecutivo avrà dodici mesi di tempo per predisporre i decreti legislativi attraverso i quali definire il nuovo impianto normativo.

Tra gli ambiti che dovranno essere regolati ci sono la ricerca e la sperimentazione, la localizzazione degli impianti, i procedimenti autorizzativi, la sicurezza, la gestione dei rifiuti radioattivi e i rapporti con i territori coinvolti.

Uno degli strumenti previsti dalla delega sarà il «Programma nazionale per lo sviluppo della produzione di energia nucleare sostenibile e da fusione». Il documento dovrà fissare gli obiettivi per l’inserimento dell’energia nucleare nel mix italiano, collegandoli alle strategie di decarbonizzazione e di riduzione della dipendenza energetica dall’estero.

Il governo punta sui piccoli reattori modulari

La strategia delineata dall’esecutivo non guarda necessariamente al modello delle grandi centrali nucleari costruite in passato. Al centro dell’interesse ci sono soprattutto gli Smr, gli Small modular reactors, reattori di dimensioni più contenute progettati per essere prodotti in serie e successivamente trasportati nei siti destinati all’installazione.

L’idea è sfruttare una maggiore standardizzazione industriale per ridurre tempi e costi di realizzazione rispetto ai grandi impianti tradizionali.

Il governo considera inoltre la fusione nucleare tra le tecnologie da accompagnare attraverso il nuovo quadro normativo. La prospettiva, però, resta quella di un percorso pluriennale.

Lo stesso Pichetto Fratin, nei giorni scorsi, aveva indicato al 2033-2034 l’orizzonte possibile per l’entrata in funzione del primo reattore. Si tratta, dunque, di una prospettiva ancora lontana rispetto alle esigenze energetiche immediate del Paese.

Il ruolo delle aziende private

Un altro elemento centrale della strategia è il rapporto tra pubblico e privato. La costruzione dei nuovi impianti non dovrebbe essere direttamente a carico dello Stato: saranno le aziende interessate a poter presentare i propri progetti.

Al settore pubblico spetterà invece il compito di definire regole, procedure e condizioni all’interno delle quali potranno essere sviluppati gli investimenti.

La delega dovrà quindi stabilire anche come individuare i siti, quali autorizzazioni saranno necessarie e come affrontare la gestione dei materiali e dei rifiuti radioattivi, uno degli aspetti più delicati del ritorno dell’energia nucleare in Italia.

Il fronte del no: Pd, M5s e Avs contestano tempi e costi

Il voto ha però confermato la netta divisione politica sul nucleare. Partito democratico, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno votato contro il provvedimento, contestando soprattutto la distanza temporale tra gli eventuali benefici del nucleare e le necessità energetiche attuali.

«È sbagliato dire no a priori alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie, ma è altrettanto sbagliato raccontare ai cittadini che il ritorno al nucleare garantirà automaticamente energia a basso costo e indipendenza energetica. Non è così», ha affermato in aula Stefano Patuanelli, vicepresidente del M5s.

Sulla stessa linea Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs al Senato: «La destra miope continua a parlare di nucleare, trascurando le soluzioni disponibili subito, come rinnovabili, accumuli, reti ed efficienza energetica. Questo vuol dire continuare a condannare il Paese alla dipendenza dal fossile».

Il Partito democratico ha contestato in particolare le incognite sui tempi e sui costi. Il senatore Nicola Irto ha detto rivolgendosi al ministro Pichetto: «Una grande scelta energetica comporta verità e rispetto per il Parlamento. Per esempio la verità sui tempi e sui costi del nucleare, che nel disegno di legge non c’è per niente. Il governo prova a coprire i suoi fallimenti con una promessa lontana, ma famiglie e imprese hanno bisogno di risposte ora».

Azione vota a favore

A sostenere il provvedimento è stata invece Azione, da tempo favorevole al ritorno dell’energia nucleare in Italia.

Nel corso del dibattito, Carlo Calenda ha collegato la scelta energetica alle prospettive industriali del Paese: «Il referendum del 1987 è stato il primo atto di populismo, le cui conseguenze paghiamo ancora oggi. Io voglio un’Italia grande potenza industriale e questo senza il nucleare non ci sarà. Quindi facciamolo e facciamolo rapidamente».

Con il voto del Senato, dunque, il ritorno del nucleare entra formalmente nella programmazione energetica italiana, ma il passaggio dalla legge alla realizzazione concreta degli impianti richiederà ancora diversi passaggi normativi, tecnici e autorizzativi.

Il prossimo appuntamento sarà ora la predisposizione dei decreti legislativi attuativi, che il governo punta a completare entro la fine dell’anno. Solo dopo quel percorso sarà possibile definire nel dettaglio le condizioni per lo sviluppo dei nuovi impianti e il loro eventuale inserimento nel mix energetico nazionale.