Sono stati pubblicati gli esiti della terza edizione del Premio Raffaele Baldassarre, l'iniziativa promossa dall'Associazione "Raffaele Baldassarre" che offre ai laureati dell'Università della Calabria e dell'Università del Salento l'opportunità di svolgere tirocini retribuiti presso il Parlamento europeo di Bruxelles grazie all'assegnazione di borse di studio. Concluso l'iter di selezione, i Dipartimenti di Scienze dell'Economia dell'Università del Salento e di Scienze Aziendali e Giuridiche dell'Università della Calabria hanno pubblicato le graduatorie dei vincitori. Per l'Università del Salento sono state selezionate Giada Scarascia e Marilù Natolo, mentre per l'Università della Calabria il vincitore è Antonio Marcone. I tre giovani laureati avranno l'opportunità di svolgere un'esperienza altamente qualificante all'interno delle istituzioni europee, approfondendo il funzionamento dell'Unione europea e acquisendo competenze professionali immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Il Premio è sostenuto dall’On. Francesco Ventola, Vicepresidente della Commissione REGI per lo Sviluppo regionale del Parlamento europeo.

Per l'occasione abbiamo intervistato il Direttore Scientifico del Premio, Prof. Peppino De Rose, docente universitario, economista ed esperto di politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, da anni impegnato nella valorizzazione dei giovani attraverso programmi di mobilità internazionale, cooperazione europea e iniziative di formazione rivolte alle nuove generazioni.

Professore, si entra nel vivo della terza edizione del Premio Baldassarre. Da molti anni lei è impegnato nella valorizzazione dei talenti anche attraverso il supporto ai programmi Erasmus e numerose iniziative internazionali rivolte ai giovani. Che bilancio traccia di questo percorso?

«Il bilancio è estremamente positivo. Ogni anno registriamo un forte interesse da parte di giovani laureati con curricula di elevato livello, a conferma del talento e della preparazione presenti nelle nostre università. Esperienze come questa consentono di acquisire competenze, ampliare la propria visione culturale e professionale e, molto spesso, di intraprendere percorsi lavorativi coerenti con gli studi svolti. Da anni lavoriamo per creare un collegamento stabile tra università, istituzioni europee e mondo del lavoro, nella convinzione che investire sul capitale umano significhi investire sul futuro del Mezzogiorno e dell'Italia. Lo affermo anche per esperienza personale: il tirocinio che ho svolto presso le istituzioni europee dopo la laurea ha segnato profondamente il mio percorso umano e professionale. Per questo auguro ai giovani di vivere esperienze simili, capaci di aprire nuovi orizzonti e accompagnarli nel loro percorso di crescita». 

Qual è il valore aggiunto di un tirocinio presso il Parlamento europeo?

«Non si tratta soltanto di un'esperienza formativa di altissimo livello, ma di un'occasione per comprendere da vicino il funzionamento delle istituzioni europee, i processi decisionali, le politiche di coesione e gli strumenti destinati allo sviluppo dei territori. I giovani selezionati potranno confrontarsi con un ambiente internazionale, acquisendo competenze che potranno successivamente mettere al servizio delle proprie comunità e delle amministrazioni locali».

Lei segue da molti anni le politiche europee e la programmazione dei fondi di coesione. Perché è così importante che i giovani conoscano questi strumenti?

«Perché il futuro dei territori dipenderà sempre di più dalla capacità di utilizzare efficacemente le opportunità offerte dall'Unione europea. Le risorse sono importanti, ma da sole non bastano: servono competenze, capacità progettuale e una nuova classe dirigente preparata. Conoscere il funzionamento delle politiche europee significa essere in grado di trasformare i finanziamenti in sviluppo, innovazione, occupazione e qualità della vita».

Il Mezzogiorno continua a perdere molti dei suoi giovani più qualificati. Come si può affrontare questa sfida?

«La mobilità giovanile è un valore e va incoraggiata. Studiare e lavorare all'estero significa acquisire competenze, confrontarsi con nuove realtà e crescere sul piano umano e professionale. Il problema nasce quando quella mobilità non è più una scelta, ma una necessità, perché i territori non riescono a offrire opportunità adeguate. Il progressivo spopolamento del Mezzogiorno e la perdita di capitale umano rappresentano oggi una delle principali sfide per il futuro del Paese. La vera sfida, quindi, non è impedire ai giovani di partire, ma creare le condizioni perché possano scegliere liberamente di restare o di tornare. Per farlo servono politiche di lungo periodo, investimenti nella formazione, nella ricerca e nell'innovazione e un modello di sviluppo capace di valorizzare il talento. È una prospettiva pienamente coerente con la strategia europea del Right to Stay, promossa dal Vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, che riconosce il diritto dei cittadini, soprattutto dei giovani, di poter scegliere di costruire il proprio futuro nei territori di origine. La mobilità è una ricchezza; lo spopolamento è un impoverimento. La differenza sta nella libertà di poter scegliere».

Con Raffaele Baldassarre ha condiviso una comune visione dell'Europa, della formazione e del ruolo dei giovani. In che modo quella visione continua oggi attraverso il Premio che porta il suo nome?

«Con Raffaele Baldassarre ho condiviso un importante percorso umano e professionale, ma soprattutto una visione comune. Eravamo convinti che il futuro dei territori dipendesse dalla capacità di investire nelle persone, nella formazione, nel merito e nell'apertura verso l'Europa. Raffaele credeva profondamente nei giovani e nella necessità di offrire loro opportunità concrete, trasformando i valori in azioni. Dopo la sua scomparsa abbiamo scelto di trasformare quella visione in un impegno concreto. È da questa convinzione condivisa che nasce il Premio Baldassarre: non essere soltanto un ricordo, ma uno strumento concreto che consenta ai giovani di vivere esperienze di alto profilo nelle istituzioni europee, acquisire competenze e riportarle al servizio dei propri territori.»

Quale tratto umano e istituzionale di Raffaele Baldassarre ricorda con maggiore ammirazione?

«Ne ho sempre apprezzato lo stile, la sua preparazione e, più di ogni altra cosa, la sua coerenza e la sua lealtà. Anche quando qualcuno gli suggeriva di cambiare strada per ragioni di convenienza politica, lui rimaneva fedele ai propri principi e ai propri riferimenti. Era convinto che la credibilità di una persona valesse più di qualsiasi opportunità contingente. È un insegnamento che porto ancora con me e credo che il modo migliore per ricordarlo sia offrire ai giovani occasioni concrete di formazione e crescita nel segno del merito, dell'integrità e del servizio alle istituzioni».