Venerdì è attesa la mobilitazione sindacale, sabato potrebbero tornare iniziative spontanee. Gli investigatori monitorano social e chat dopo gli scontri di Milano e il fermo di Youssef Siher, accusato di istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo
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Francesco Enriquez
Venerdì lo sciopero generale proclamato dall’Usb, sabato nuove possibili mobilitazioni spontanee. Dopo le violenze registrate a Milano il 17 e 18 ottobre e gli episodi segnalati nel fine settimana successivo, l’attenzione delle forze dell’ordine resta alta in vista delle prossime manifestazioni. Il timore è che gruppi antagonisti possano inserirsi nei cortei e trasformare la protesta in occasione di disordini, saccheggi e danneggiamenti.
La macchina della sicurezza, coordinata dal Viminale, lavora per prevenire nuovi incidenti sia sul territorio sia attraverso il monitoraggio dei canali digitali. Sullo sfondo c’è anche il caso di Youssef Siher, il 30enne in carcere con l’accusa di istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo, indicato dagli investigatori come figura centrale del cosiddetto Movimento 17 ottobre. Le contestazioni a suo carico dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie e non equivalgono a una responsabilità accertata.
La rete di Siher sotto la lente degli investigatori
Al momento, secondo le informazioni riportate, le indagini non avrebbero individuato persone pronte a raccogliere e rilanciare sistematicamente i messaggi e le intenzioni attribuiti a Siher. Gli accertamenti proseguono però su piattaforme, chat, profili social e contatti del giovane, per ricostruire la portata della rete costruita attorno alle sue iniziative.
Il sospetto investigativo è che il giornalista freelance sia riuscito in poco tempo a raccogliere un seguito tra gruppi di giovani, anche di seconda generazione, facendo leva sulla rabbia e sul malcontento. Secondo questa lettura, l’obiettivo sarebbe stato trasformare la partecipazione alle proteste in uno strumento di orientamento politico. Si tratta di un’ipotesi al vaglio degli inquirenti, che dovranno chiarire la natura dei rapporti e il peso effettivo delle attività online.
L’arresto di Siher avrebbe interrotto, almeno nell’immediato, questo processo. Resta tuttavia aperta la questione di eventuali nuove iniziative promosse da gruppi meno strutturati, capaci di convocare o alimentare mobilitazioni senza una leadership riconoscibile. È anche su questo fronte che si concentra il lavoro preventivo delle forze dell’ordine.
Piantedosi: «Siher è la mente del 17 ottobre»
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito la necessità di mantenere alta la vigilanza. Intervenendo alla trasmissione Cinque minuti su Rai 1, ha definito Siher «la mente del 17 ottobre» e ha sostenuto che, dall’analisi dei suoi scritti, sarebbe riconducibile a lui l’appello a replicare il 24 ottobre le violenze avvenute nella settimana precedente.
Piantedosi ha richiamato anche i rapporti del giovane con l’associazione Alba nascente, di cui sarebbe stato promotore ed esponente. Secondo il ministro, dietro la rivendicazione del contrasto all’islamofobia sarebbero emerse posizioni vicine a quelle dei Fratelli musulmani. Il titolare del Viminale ha però precisato che spetterà ai giudici stabilire se gli elementi raccolti negli atti siano sufficienti a dimostrare collegamenti rilevanti sul piano giudiziario o se debbano essere letti come manifestazioni di pensiero.
Le valutazioni del ministro si inseriscono in un quadro investigativo ancora in evoluzione. Saranno gli accertamenti e le decisioni della magistratura a chiarire l’eventuale portata dei collegamenti ipotizzati e le responsabilità individuali.
Sciopero Usb e cortei: la sfida della sicurezza
Tra gli appuntamenti più attesi di venerdì c’è la manifestazione prevista a Roma nell’ambito dello sciopero generale proclamato dall’Usb. Il Viminale punta a garantire che la mobilitazione sindacale possa svolgersi senza incidenti e a isolare eventuali gruppi intenzionati a provocare disordini.
«Il lavoro da fare è separare ogni malintenzionato che voglia cogliere l’occasione per riproporre le violenze a cui abbiamo assistito», ha dichiarato Piantedosi. Il ministro ha osservato che il sindacato promotore ha interesse a far svolgere la manifestazione regolarmente, senza che eventuali comportamenti violenti compromettano la protesta.
L’attenzione riguarda anche sabato, quando potrebbero essere rilanciate iniziative spontanee attraverso i social. Gli investigatori stanno cercando di capire se esistano gruppi in grado di raccogliere l’appello alla mobilitazione e se siano presenti segnali concreti di una possibile escalation. La distinzione tra chi partecipa pacificamente a un corteo e chi punta a provocare scontri resta uno degli obiettivi centrali dei dispositivi di sicurezza.
La polemica sulle parole di Mantovano
Nel frattempo si è aperto un fronte politico dopo le dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Intervenendo sui disordini del 17 e 18 ottobre e sugli episodi più circoscritti del fine settimana successivo, Mantovano ha invitato a non trascurare il possibile consumo di sostanze stupefacenti da parte di alcuni giovani prima delle devastazioni e dei saccheggi.
Le parole hanno provocato la reazione delle opposizioni. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Riccardo Ricciardi, le ha definite «parole vergognose», sostenendo che rischino di delegittimare la protesta sociale. Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha invece accusato Mantovano di spostare il dibattito pur di non ammettere quello che considera un fallimento delle politiche sulla sicurezza.
La polemica si aggiunge al confronto sulle cause delle violenze e sulle misure necessarie per prevenirle. Intanto, in vista delle manifestazioni di venerdì e sabato, il lavoro delle forze dell’ordine prosegue su due piani: garantire il diritto a protestare e impedire che i cortei diventino il terreno per nuovi episodi di violenza.



