Soldi pubblici spariti, fondi per le emergenze gestiti male o destinati ad altro, mentre il mare avanza inesorabile, erodendo spiagge, ferrovie, falesie. È l’allarme di Carlo Tansi, geologo calabrese ed ex direttore della Protezione civile regionale. «In Calabria il 54% delle case è abusivo, abbiamo il primato nazionale – spiega – e questo favorisce in modo drammatico l’erosione costiera».

La costa tirrenica calabrese è un territorio fragile, dall’alto Tirreno fino al Reggino. La mappa che Tansi mostra è chiara: in rosso quasi tutti i tratti di costa da Tortora a Villa San Giovanni, segnati dall’arretramento. «Il fenomeno è iniziato negli anni Cinquanta-Sessanta, guarda caso con uno sviluppo urbanistico incontrollato. La sabbia che alimentava le spiagge proveniva dai fiumi, ma quei fiumi sono stati stuprati: ristretti, occupati da case abusive, tombati. Non hanno più la potenza di una volta per portare i sedimenti al mare». Oggi, in media, la linea di costa si è arretrata di 110 metri: un campo da calcio scomparso in meno di settant’anni.

Un ciclone come Harry, che ha devastato la costa jonica con onde fino a 12 metri, avrebbe potuto fare danni drammatici sul Tirreno. «Onde alte come un palazzo di quattro o cinque piani, su questi territori fragili – avverte Tansi – scaverebbero grotte e nicchie sotto le falesie, innescando crolli improvvisi».
Il sopralluogo avviene a Tropea, ai piedi della rupe di Santa Maria dell’Isola, simbolo turistico già colpito da frane. «Qui non è roccia compatta, ma biocalcareniti molto friabili, con fratture e faglie – spiega – il mare scava alla base e le fette di roccia crollano. Alcune chiodature fatte per consolidare non hanno retto. È un rischio anche per i turisti, soprattutto in estate».
Ma l’allarme non riguarda solo Tropea. Da nord a sud: Tortora, Diamante, dove «la spiaggia è stata ridotta da 150 metri alla strada», Cetraro, Guardia, Fuscaldo, Paola, dove il mare «sta scavando sotto la ferrovia tirrenica, vitale per i collegamenti con il resto d’Italia». Più a sud Pizzo, Vibo Marina, Cannitello e Villa San Giovanni. Sullo Ionio reggino, Melito Porto Salvo e la fascia grecanica mostrano effetti drammatici di erosione.
E le cause, spiega Tansi, non sono solo naturali. «Oltre all’abusivismo, c’è la burocrazia paralizzante – denuncia – avevamo fondi e un master plan regionale nel 2014, ma a distanza di oltre dieci anni quei progetti non si sono tradotti in opere. Nel frattempo il mare non ha aspettato».

Dal costone del Santuario di Tropea che si sgretola allo scandalo dei fondi post-alluvione a Vibo Marina: l'ex capo della Protezione Civile Carlo Tansi lancia l'allarme: «Il mare presenta il conto di 50 anni di abusi e burocrazia immobile. Senza un Master Plan, turismo ed economia moriranno». E la costa vibonese, non solo quella Tirrenica già duramente provata, rischia di sparire.

Gli sprechi sono sotto gli occhi di tutti. A Vibo Marina, nel quartiere Pennello costruito abusivamente sugli alvei, «quando i fiumi si sono ripresi i loro spazi nel 2006 ci furono morti, perché la natura ha memoria». E i fondi stanziati per 48 milioni di euro? «Sono stati spesi in modo assurdo: straordinari da 6mila euro netti al mese per autisti, spese di cancelleria a Catanzaro per 280mila euro in un anno, contratti a parenti e collaboratori, opere inesistenti o mal realizzate. Denunciai anche al Procuratore Gratteri, ma poi non ho potuto più seguire le pratiche».

Anche le soluzioni tampone non risolvono il problema. Pennelli e barriere frangiflutti, spesso decisi dai singoli comuni, rischiano di peggiorare la situazione. «Il mare trasporta sabbia da nord verso sud – spiega Tansi – qualsiasi opera puntuale a nord fa crescere la spiaggia lì, ma la erode a sud. Non si può intervenire a macchia di leopardo».
Il geologo invita a guardare la costa come un sistema unico, da proteggere su scala regionale: «Serve prevenzione, subito, e su scala ampia. Bisogna restituire spazio ai fiumi, fermare l’abusivismo, proteggere le coste con un master plan. Altrimenti molte spiagge del Tirreno calabrese rischiano di scomparire, e con esse parte dell’economia».
La Calabria è a un bivio: il mare avanza, i fondi pubblici spariscono, le spiagge e la sicurezza delle persone sono a rischio. Senza azioni coordinate, avverte Tansi, il conto continuerà a crescere. «Il mare non aspetta la burocrazia», ripete, «e tra dieci anni molte spiagge potrebbero essere soltanto un ricordo».