Progetti e soldi per la mitigazione del rischio fermi nei cassetti: l’ex capo della Protezione civile calabrese sui social indica «l’inerzia amministrativa» come responsabile dei disastri di questi giorni
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«Volete sapere perché il ciclone Harry in Calabria ha fatto 300 milioni euro di danni? Non per colpa della povera Natura, ma per responsabilità di ben precisi burocrati regionali (dalla mia rubrica “Le piaghe della Regione Calabria, seconda puntata)». Esordisce così, in un post su Facebook, Carlo Tansi, geologo e ricercatore Cnr, ex capo della Protezione Civile calabrese.
Tansi cita l’articolo di LaC News24 “Ciclone Harry, fermi da dieci anni alla Regione i progetti che avrebbero potuto salvare la costa jonica” pubblicato questa mattina sulla nostra testata. Ecco cosa scrive: «In queste ore si parla, giustamente, della violenza del ciclone Harry. Ma fermarsi alla “calamità naturale” è comodo e profondamente ipocrita. Perché una parte rilevante di questi danni era prevedibile e, soprattutto, evitabile. Lo spiega in modo chiaro, documentato e illuminante l’articolo di Francesco Rende pubblicato oggi da LaC News24, che invito tutti a leggere fino in fondo. In quell’articolo c’è la fotografia impietosa di una delle due principali cause dell’erosione costiera in Calabria: l’inerzia amministrativa regionale».
I fatti, non le opinioni
«Nel 2014, sotto la Giunta regionale guidata dal Presidente Mario Oliverio – scrive Tansi –, la Regione Calabria approva il “Master plan degli interventi di mitigazione del rischio di erosione costiera in Calabria” (delibera di Giunta del 22 luglio 2014, pubblicata sul BURC n. 53 del 27 ottobre 2014). Quel Master plan: non riguardava solo la costa ionica, oggi devastata dal ciclone Harry; riguardava anche le coste tirreniche, colpite appena due settimane fa da una mareggiata che ha portato il mare a meno di due metri dalla ferrovia, mettendo seriamente a rischio i collegamenti tra Calabria, Sicilia e resto d’Italia. Il Master plan è firmato dagli ingegneri: Domenico Pallaria, allora Direttore Generale del Dipartimento Lavori Pubblici; Salvatore Siviglia, allora Direttore dell’Autorità di Bacino della Calabria».
Progetti, soldi e… nessun cantiere
Prosegue Tansi: «Come ricostruito da LaC News24: nel 2016 viene adottato il Piano Stralcio di Erosione Costiera (PSEC); vengono individuati interventi per 43 km di costa, finanziati con fondi POR; chiusura prevista dei lavori: 2023; inizio dei lavori: mai. I progetti rimbalzano per anni tra strutture regionali, Autorità di Bacino e dipartimenti vari. I fondi ci sono. I progetti ci sono. I cantieri no. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: centinaia di milioni di euro di danni, territori devastati, infrastrutture cancellate».
Le responsabilità amministrative
«In una democrazia matura – continua – le responsabilità non sono solo politiche, ma anche tecniche e dirigenziali. L’ing. Domenico Pallaria è una figura centrale di questa lunga stagione amministrativa. È lo stesso dirigente che molti ricordano per la surreale intervista a Report, nel 2020, quando – da capo della Protezione Civile regionale e responsabile della struttura Covid – ammise pubblicamente, parlando di ventilatori polmonari: “Non so neppure cosa siano”. Un’ammissione che fece sorridere amaramente mezza Italia, considerato che quella struttura doveva autorizzare acquisti di macchinari salvavita. Nella foto del post Pallaria è ripreso con il suo fido collaboratore di allora, Ing. Antonio Nisticò durante l’intervista a Report».
«È lo stesso Pallaria – aggiunge Tansi – che: è stato Direttore Generale del Dipartimento della Presidenza con Mario Oliverio; avviò il procedimento disciplinare che portò alla mia estromissione dalla Regione Calabria l’ultimo giorno del mio mandato da Direttore della Protezione Civile regionale; subentrò poi al mio posto, con decreto firmato dallo stesso Presidente Oliverio (quest’ultimo non fece nulla per difendermi)».
La domanda che i calabresi devono porsi
«Se quel Master plan fosse stato attuato: avremmo comunque avuto una mareggiata violenta? Sì. Avremmo contato oltre 300 milioni di danni solo per il ciclone Harry? Molto probabilmente no. Avremmo perso chilometri di costa, lungomari, strade e infrastrutture strategiche? In misura certamente minore – scrive ancora Tansi –. Qui non si processa nessuno. Ma si chiede conto, pubblicamente, di scelte, inerzie e responsabilità amministrative che hanno avuto conseguenze pesantissime per la Calabria».
Infine
«Nel 2019 ho denunciato al giudice del lavoro la mia estromissione dalla Regione Calabria. In questi giorni attendo la sentenza. Quando arriverà, renderò pubblici fatti, atti e nomi, perché i calabresi hanno diritto di sapere. La Calabria – conclude Tansi – non è vittima della Natura. È vittima di anni di cattiva amministrazione e irresponsabilità burocratica. E questa è la verità che qualcuno continua a non voler dire».


