Da Scalea a Lorica, da Catanzaro Lido al Reggino, gli operatori raccontano una stagione sottotono. Vacanze più brevi, meno ristoranti e acquisti ridotti: il turismo c’è, ma l’indotto si assottiglia
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Le statistiche, probabilmente, alla fine diranno che le presenze ci sono state. Gli alberghi più importanti, i villaggi turistici e le località simbolo della vacanza calabrese continueranno a registrare buoni tassi di occupazione.
Ma c’è un’altra Calabria che racconta una storia diversa. Ed è quella che emerge parlando con chi il turismo lo vive ogni giorno: ristoratori, albergatori, commercianti, gestori di bar e attività commerciali.
Abbiamo provato a verificare direttamente, senza la pretesa di costruire un’indagine scientifica, ma raccogliendo testimonianze da un capo all’altro della regione. Il quadro che emerge è sorprendentemente omogeneo.
Sull’alto Jonio cosentino, un ristoratore molto conosciuto liquida la conversazione con poche parole: «Non va affatto bene. Mi scusi, ma non aggiungo altro». Più che le parole, colpisce il tono della voce.
Sull’alto Tirreno cosentino, tra Scalea, Diamante e Belvedere, la situazione non appare molto diversa. «Forse lavoreremo bene solo nei giorni a cavallo di Ferragosto. Ma è un turismo senza entusiasmo. Tutti parlano del costo della benzina e dell’aumento generale dei prezzi.»
La stessa fotografia arriva dalla montagna. A Lorica, in Sila, chi gestisce una struttura turistica ricorda estati ben diverse: «Una volta in questi giorni non si respirava. Quest’anno, invece, poca roba, ma speriamo in ferragosto e nella settimana successiva.»
A Camigliatello il problema è ancora più evidente: «La folla del sabato e della domenica c’è sempre. Ma durante la settimana il movimento rallenta. E soprattutto si spende molto meno.»
Ed è forse proprio questa la novità più significativa dell’estate 2026. I turisti arrivano, ma modificano radicalmente i loro comportamenti. Consumano meno, rinunciano al ristorante, riducono gli acquisti. E vanno via subito. C’è perfino chi racconta episodi impensabili fino a qualche anno fa: coppie che entrano al ristorante e ordinano un solo pasto da dividere, oppure si limitano a una pizza e una birra. Sono segnali che si ripetono praticamente ovunque. In un frequentatissimo bar della Sila Piccola ci raccontano: «Se continua così vivremo solo di qualche caffè dei passanti.»
A Catanzaro Lido una famiglia arrivata dal Piemonte sintetizza il problema: «Per arrivare qui abbiamo speso quasi il doppio in carburante. Poi troviamo aumenti ovunque, perfino sulla pizza.» Nel Vibonese il giudizio è ancora più severo. «Poca gente e pochissimi consumi. Sarà un’estate molto triste», racconta il titolare di un negozio di prodotti tipici.
Nel Reggino, infine, arriva una considerazione che fotografa l’evoluzione del turismo degli ultimi anni: «La permanenza continua ad accorciarsi. Una volta si restava due o tre settimane. Oggi si arriva per un weekend lungo, quattro o cinque giorni se va bene. Così diventa difficile sostenere i costi delle imprese.»
Il fenomeno riguarda anche il Crotonese e molte aree interne, dove gli operatori descrivono una stagione decisamente inferiore alle aspettative. Naturalmente esistono le eccezioni. Tropea, Scilla, alcune grandi strutture ricettive e i villaggi turistici continuano a lavorare bene. Già a giugno, del resto, Federalberghi Calabria aveva previsto una stagione positiva, trainata anche dalla crescita dei collegamenti aerei e dall’aumento delle prenotazioni nelle principali località balneari. Ma proprio qui emerge il nodo centrale.
Le presenze non coincidono più con la ricchezza prodotta. Se il turista resta meno giorni, limita le spese, rinuncia ai consumi e concentra la vacanza nel solo periodo di Ferragosto, l’indotto economico si riduce drasticamente anche in presenza di buoni numeri ufficiali.
Su tutto pesa il costo del viaggio. I dati del Ministero delle Imprese confermano che la Calabria continua a registrare tra i prezzi medi dei carburanti più elevati del Paese, con il gasolio che supera mediamente i 2,20 euro al litro e la benzina intorno ai 2 euro, mentre nelle aree di servizio autostradali i prezzi possono risultare ancora più alti.
Per una famiglia che parte dal Nord Italia, il viaggio verso Calabria o Sicilia rappresenta ormai una voce di spesa insostenibile. E quando il budget si assottiglia, il primo sacrificio riguarda proprio i consumi: meno ristoranti, meno shopping, meno escursioni. È un cambiamento silenzioso ma profondo, che rischia di mettere in difficoltà migliaia di piccole imprese, quelle che non vivono delle grandi statistiche ma degli scontrini quotidiani.
Naturalmente Ferragosto potrebbe ancora migliorare il bilancio finale. Le prossime settimane saranno decisive. Ma le sensazioni raccolte sul territorio in queste prime settimane di agosto, raccontano una realtà che merita attenzione. Perché il turismo non si misura soltanto contando le persone che arrivano. Si misura anche dalla capacità di generare economia, lavoro e reddito. E quest’estate, almeno finora, molti operatori hanno l’impressione che le presenze ci siano. I guadagni, molto meno.
Ed ha perfettamente ragione Rocco Sicoli quando su queste pagine ha scritto: «La Calabria possiede quasi tutto ciò che serve per diventare protagonista. Ha sole. Ha vento. Ha acqua. Ha università. Ha ricerca. Ha migliaia di giovani preparati. Ha una posizione geografica straordinaria nel Mediterraneo. Le manca ciò che non si compra. Una visione. Ed è forse questa la povertà più grande. Perché una terra senza visione finisce per consumare lentamente anche tutte le sue ricchezze».
Anche per il turismo mancano visione e programmazione. Qualcuno è convinto che basta qualche spot e un paio di fiere. Invece il turismo ha bisogno di veri investimenti pubblici e privati, in grado di offrire un’offerta turistica unica nel suo genere. Non possiamo più sperare nel turismo di ferragosto. Perché dí questo passo raccoglieremo solo briciole.



