Aveva organizzato il rientro con un conducente Uber già conosciuto, ma pochi minuti prima dell’appuntamento il viaggio è saltato: «Avevo paura, non parlavo italiano e non sapevo come tornare»
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La tecnologia promette efficienza, ma la realtà della mobilità in Calabria può riservare sorprese tutt’altro che piacevoli. È quanto accaduto a Lizzy Kiely, una turista irlandese in vacanza nella regione, che ha deciso di affidarsi all’app di trasporto più nota al mondo per spostarsi durante le ore notturne. Un’esperienza che, nelle intenzioni, doveva essere all’insegna della comodità, ma che si è trasformata in un incubo di isolamento.
Molti utenti, cercando online, sfruttano servizi di mobilità privata. Il caso in questione, però, dimostra che al di là di Uber e UberX, è l'affidabilità del servizio locale talvolta a mancare non a causa dell’azienda. La turista ha contattato la nostra redazione per raccontare quanto vissuto: aveva prenotato una corsa di ritorno tramite l’applicazione, con lo stesso autista che li aveva accompagnati all'andata.
Tuttavia, già prima della partenza si sono manifestate le prime criticità. Il conducente ha richiesto di anticipare l'orario di prelievo originariamente fissato per l'1:45, adducendo motivazioni personali. «Abbiamo accettato e riorganizzato la nostra serata, anche se mi è sembrato strano dovermi adattare alle esigenze dell'autista», racconta la turista. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Pochi minuti prima dell'appuntamento, la corsa è stata unilateralmente cancellata.
Alle 1:30 di notte, la turista e i suoi accompagnatori si sono ritrovati bloccati a 20 chilometri di distanza dal luogo in cui alloggiavano, in una zona priva di alternative di trasporto pubblico. Nessun messaggio, nessuna spiegazione né nell'immediato, né nei giorni successivi. L'autista, che li aveva condotti sul posto poche ore prima, era perfettamente a conoscenza della loro posizione e dell'impossibilità di trovare mezzi di trasporto alternativi.
La testimonianza della donna è un atto d’accusa nei confronti di un sistema che non tutela l’utente: «Lasciare le persone bloccate di notte, a quell'ora e a quella distanza, non è solo un servizio scadente, è una questione di sicurezza. Ero spaventata. Non parlavo italiano, ero qui in vacanza e non mi era mai successo nulla di simile prima d'ora».
Il tentativo di scuse della piattaforma, arrivato il giorno seguente sotto forma di crediti sull'app, non ha scalfito la gravità dell'accaduto. «Il problema non era il denaro, era l'autista che semplicemente non si è presentato». L'amara conclusione della turista è netta: «Non lo consiglierei a nessuno».

