Gli studenti sono passati da 119mila a oltre 307mila. Oggi rappresentano il 15% degli iscritti italiani e assorbono quasi due terzi della crescita complessiva. Flessibilità, costi e possibilità di conciliare studio e lavoro spingono sempre più studenti verso l’online
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Leggendo con attenzione i numeri e le statistiche, si scopre che in Italia è avvenuta una trasformazione profonda: in sei anni gli iscritti alle università telematiche sono aumentati del 158,6%. A ciò occorre aggiungere che le università telematiche rappresentano il 15% dell’intero sistema universitario italiano.
La graduatoria OE University Rankings 2025 dell’Osservatorio Economia ha acceso i riflettori su un fenomeno destinato a cambiare profondamente il sistema universitario: ai vertici delle università italiane più attrattive compaiono, infatti, tre atenei telematici.
La graduatoria, elaborata sulla base dei dati MUR relativi all’andamento delle iscrizioni nel periodo 2021-2025, misura soprattutto la capacità di attrarre nuovi studenti e la continuità della crescita. Non viene quindi valutata la qualità complessiva della didattica, della ricerca o dei servizi. È dunque un indicatore di dinamica, non una pagella universitaria. Ma questo dato significa molte cose che vale la pena analizzare.
La Top 10 delle università più attrattive
Secondo l’OE University Rankings 2025, queste sono le università italiane più attrattive:
- Università Telematica Pegaso
- Università Mercatorum
- Università eCampus
- Università degli Studi di Palermo
- Università degli Studi Roma Tre
- Università degli Studi di Perugia
- Università di Pavia
- Università degli Studi di Napoli Parthenope
- Università Politecnica delle Marche
- Università degli Studi di Catania
Le prime nove, secondo la metodologia dell’Osservatorio, appartengono alla categoria delle università “Super Attractive”, caratterizzate da una crescita consecutiva delle iscrizioni nel quadriennio considerato; Catania rientra invece tra gli atenei “Attractive”, con crescita consecutiva nel triennio.
Il dato più interessante riguarda il podio: Pegaso, Mercatorum ed eCampus. Tre università telematiche davanti a grandi atenei pubblici come Palermo, Roma Tre, Perugia e Pavia.
Secondo l’indicatore scelto dall’Osservatorio, questi atenei hanno registrato una dinamica delle iscrizioni particolarmente positiva. Ed è proprio questo il fenomeno da analizzare.
La crescita delle università telematiche
Secondo l’ANVUR, nell’anno accademico 2024/25 gli studenti delle università telematiche erano 307.861, contro i 119.046 del 2018/19. In sei anni sono cresciuti del 158,6%, mentre il loro peso sul totale degli universitari è passato dal 6,8% al 15%.
Il dato è ancora più significativo se si considera che il 63,7% dell’intera crescita degli iscritti universitari italiani nello stesso periodo è stato assorbito proprio dalle telematiche.
La graduatoria dell’Osservatorio fotografa dunque un cambiamento reale, anche se utilizza una metodologia specifica e non può essere confusa con un ranking generale sulla qualità degli atenei.
Perché gli studenti scelgono sempre più l’online?
La prima risposta è la flessibilità. Le telematiche consentono di organizzare lo studio intorno al lavoro, alla famiglia e agli altri impegni. È una caratteristica particolarmente importante per gli studenti adulti, ma il fenomeno sta cambiando rapidamente.
Gli over 25 costituiscono ancora la maggioranza degli iscritti alle telematiche, ma la loro quota è diminuita negli ultimi anni, mentre cresce quella degli studenti più giovani. L’età media degli immatricolati è oggi di circa 28 anni.
La telematica non è quindi più soltanto l’università di chi lavora e vuole completare un percorso interrotto. È diventata, sempre più, un’alternativa diretta all’università tradizionale.
C’è poi il fattore economico. La retta di una telematica non è necessariamente più bassa di quella di un’università pubblica. Ma studiare online consente di eliminare, o almeno ridurre drasticamente, le spese per trasferimento, affitto, trasporti e vita fuori sede.
Per uno studente del Mezzogiorno che dovrebbe trasferirsi a Roma, Bologna, Milano, Firenze o in un’altra grande città universitaria, poter restare a casa e studiare online può cambiare radicalmente il costo complessivo del percorso universitario.
L’ANVUR ha inoltre rilevato che quasi quattro studenti telematici su cinque avrebbero comunque un’università in presenza raggiungibile entro un’ora. La crescita dell’online, dunque, non può essere spiegata soltanto dalla distanza geografica: pesano il tempo, il lavoro, i costi e l’organizzazione personale.
Più iscritti non significa automaticamente più qualità
La crescita degli iscritti non significa automaticamente maggiore qualità. L’ANVUR segnala differenze importanti rispetto alle università statali, a cominciare dal tasso di abbandono tra il primo e il secondo anno e dal rapporto tra studenti e docenti.
Sono elementi che impongono di guardare al fenomeno con attenzione, senza trasformare il successo delle telematiche né in un trionfo del digitale né in una demonizzazione del modello.
La domanda vera è un’altra: perché centinaia di migliaia di italiani stanno scegliendo un modello diverso di università?
La risposta sembra essere nella combinazione di flessibilità, riduzione dei costi indiretti, possibilità di conciliare studio e lavoro e maggiore accessibilità.
È un segnale che le università tradizionali non possono ignorare.
La sfida del Mezzogiorno
Per il Mezzogiorno la questione è ancora più delicata. La formazione a distanza può ridurre il costo della mobilità universitaria e consentire a molti giovani di non abbandonare il proprio territorio.
Ma non può diventare un alibi per non investire nelle università pubbliche meridionali, nella ricerca, nei campus, nei servizi e nel diritto allo studio.
Il dato più importante, alla fine, è proprio questo: non sta semplicemente crescendo l’università telematica. Sta cambiando l’idea stessa di università.
E con l’intelligenza artificiale cambieranno ancora di più le cose. Anzi, c’è chi parla di una rivoluzione provocata dall’AI, la cui portata non è stata ancora sufficientemente compresa.
La vera sfida, adesso, sarà capire se alla straordinaria crescita quantitativa delle università telematiche corrisponderà anche una crescita altrettanto forte della qualità.
Sarà questo, più della classifica degli iscritti, a decidere chi avrà davvero vinto la nuova partita dell’università italiana.
Di certo c’è che le telematiche si stanno attrezzando, soprattutto le più importanti e conosciute, per raccogliere la sfida della qualità.
Perché è proprio da questa sfida che si gioca il futuro dell’intero sistema universitario.

